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Abbiamo chiesto ai Black Lips di mettere in classifica i loro stessi dischi

Cole Alexander ha fatto un po' di ordine nella produzione della band garage più caotica del pianeta in occasione dell'uscita del nuovo LP 'Satan's Graffiti or God's Art?'.

di Cam Lindsay
29 maggio 2017, 9:57am

Rank Your Records è la serie di Noisey in cui chiediamo a musicisti di ripercorrere la loro carriera mettendo i propri album in ordine di preferenza.

Cole Alexander sta dormendo nel furgone dei Black Lips quando gli telefono. Questo spesso significa che l'intervista va rimandata, ma fortunatamente c'è il suo tour manager Matt a fare da sveglia. "Sveglia! Devi fare la classifica degli album dei Black Lips!" urla al cantante/chitarrista dei flower-punks di Atlanta. Quando risponde al telefono, Alexander sbadiglia di brutto, ma è abbastanza cosciente da accettare la sfida.

I Black Lips hanno appena pubblicato il loro ottavo album, Satan's Graffiti or God's Art? (per essere onesti: l'etichetta è Vice Records), registrato da Sean Ono Lennon, che hanno conosciuto mentre lavoravano al loro disco del 2011 Arabia Mountain. "Avevamo già lavorato con lui brevemente. Ci ha presentati Mark Ronson, quindi è nata un po' così", dice Alexander. "Io ero presente alle registrazioni dell'album che i Fat White Family hanno registrato nel suo studio [Songs For Our Mothers]. Gli ho parlato della possibilità di registrare anche noi e lui c'è stato. Ci ha portato una professionalità che non avevamo mai avuto. È stato un miglioramento tecnico. Ci ha insegnato la struttura dei brani e a suonare al meglio delle nostre abilità. Ci ha spinti ha realizzare cose che cinque anni fa non saremmo stati in grado di fare".

Satan's Graffiti or God's Art? è il primo album della band dopo la dipartita dei membri di lungo corso Ian St. Pé e Joe Bradley avvenuta nel 2014. Si è trattato di una separazione amichevole, ma senza dubbio ha significato la fine di un'era che li ha visti trasformarsi in una delle band più note della loro generazione. "È stato davvero duro perdere Ian e Joe, ma del resto si cresce", dice. "Quindi avere Oakley [Munson] e Zumi, e poi il ritorno di Jack [Hines], e in più Saul [Adamczewski] dei Fat White Family che si è unito a noi è stato una sorta di rinascita."

La leggenda dei Black Lips si basa principalmente su quello che fanno sul palco—lanciare petardi, vomitare, pisciare sul pubblico e/o nelle loro bocche, spogliarsi nudi, limonare con gli altri membri della band e liberare un pollo vivo in mezzo al pubblico, tanto per fare qualche esempio—ma la loro reputazione di band imprevedibile e pericolosa a volte oscura il loro a tutti gli effetti impressionante catalogo di originale e selvaggio garage rock.

7. Underneath the Rainbow (2014)

Noisey: Come mai questo è in fondo alla classifica?
Cole Alexander: Penso che stessimo attraversando una fase di riorganizzazione. Quindi eravamo un po' distratti. Non è che non mi piaccia, eh.

Questo album è piuttosto differente dal suo predecessore, molto più grezzo. Si tratta di una reazione ai suoni puliti di Arabia Mountain?
Penso che con Arabia Mountain stessimo cercando un suono più diretto per renderlo più commerciale. Ma poi penso che ci siamo resi conto che ci conveniva essere noi stessi.

Il disco è prodotto da Patrick Carney dei Black Keys. Perché avete scelto lui?
Sì, lo abbiamo registrato a Nashville. È stato molto divertente. Non avevo mai registrato a Nashville prima. Aveva lavorato con Danger Mouse e roba del genere quindi era pieno di synth strafighi. Non avevamo mai usato roba del genere. E poi con lui eravamo più efficienti.

Questo è stato l'ultimo disco con Ian e Joe. Che cosa è successo?
Beh, suonavamo insieme da 16 anni, quindi penso volessero solo provare altre cose. Non volevano fare la stessa cosa per sempre. Non li biasimo. Quindi ci siamo un po' riorganizzati.

Che cosa ha portato Jack Hines a tornare nel gruppo dopo un decennio?
Lavorava in fabbrica e si sentiva pronto per tornare.

La canzone "Make You Mine" non è esattamente quello che ci si potrebbe aspettare da Brett Hinds.
Le nostre radici sono molto simili. E poi è un nostro caro amico, ecco perché abbiamo lavorato con lui.

Ho letto che una volta avete aperto per i Mastodon...
Già! Non penso che siamo piaciuti molto ai loro fan. Ci hanno tirato le bottiglie. I metallari sono difficili.

Non vi tirano le bottiglie anche i vostri fan?
A volte, ma loro avevano più cattiveria. Il lancio delle bottiglie da parte dei nostri fan viene dal cuore, quello invece era un lancio di odio. Ma amiamo i Mastodon. È stato una bomba suonare con loro, anche se è stato difficile conquistare il loro pubblico. Penso che con qualcuno ce l'abbiamo fatta però.

6. Good Bad Not Evil (2007)

Penso che sia uno dei preferiti dal pubblico, ma penso che stessimo soltanto iniziando a capire come produrre la roba da soli, ora siamo molto più bravi. Le canzoni sono buone, ma la produzione è limitata.

Ho sempre pensato a "Veni Vidi Vici" come la canzone che mi ha fatto capire che i Black Lips non erano soltanto un gruppo garage.
Sì, sono d'accordo. Non avevamo mai usato i loop prima di allora, ci piaceva l'idea di fare una cosa un po' hip-hop. È stata un'emozione per noi.

È vero che American Eagle vi aveva chiesto di riregistrare "Bad Kids" con il testo cambiato in "Rad Kids" ("Ragazzi Fighi") per una delle loro campagne pubblicitarie?
Sì, sì, ce l'avevano chiesto. Abbiamo pensato che sarebbe stato talmente stupido da essere divertente, e ci avrebbero pagato bene, ma poi ci è parso che avrebbe compromesso un po' troppo la nostra integrità artistica.

5. Black Lips! (2003)

Qui stavamo ancora cercando di capire chi fossimo come band. Eravamo giovanissimi e tutte le porte erano aperte. Sono tempi che non tornano.

Una volta hai dichiarato a NPR: "All'inizio eravamo talmente incapaci che dovevamo distrarre il pubblico con lo spettacolo". Lo senti in questo disco?
Non così tanto, ma penso che se ci avessi visti dal vivo a quei tempi probabilmente avresti capito cosa intendevo. Mi sa che non sapevo nemmeno tutti gli accordi base quando abbiamo registrato questo disco. Penso avessimo il minimo di consapevolezza necessaria per fare un disco.

Avete sempre avuto la reputazione di band con una presenza scenica incredibile. Quando è diventata una priorità per voi?
Penso che l'abbiamo sempre fatto.

Questo album è uscito durante un periodo di rinascimento del garage rock. Vi sentivate parte di questa ondata?
Penso che sì, fossimo presenti durante l'ondata garage, ma allo stesso tempo ne fossimo un po' fuori. Dovevi stare a New York City. Era più difficile per noi che stavamo ad Atlanta. Ma molte di quelle band non facevano nemmeno garage rock. Tipo i Vines—sembravano più una versione slavata del grunge che una band garage. Penso che quello che usciva da Detroit, tipo i White Stripes, fosse effettivamente garage rock. Non c'era molto garage rock ad Atlanta. C'erano i Subsonics e noi.

4. Arabia Mountain (2011)

Questo non lo abbiamo prodotto noi. Dal punto di vista commerciale è uno dei migliori. È un album valido. Mi è davvero piaciuto lavorare con Mark Ronson. Ho imparato tanto da lui. Mi ha insegnato come fare in modo che ogni canzone abbia qualcosa di unico. È una cosa che ho tentato di fare ogni volta dopo aver avuto l'onore di lavorare con lui. Dimostra anche quanto sia eclettico; può fare un disco pop ma anche un disco di grezzo garage rock, e penso che sia grazie a questa sua qualità che ha la reputazione che ha come produttore.

Prima hai detto che è il vostro album "più commerciale".
Penso sembrasse semplicemente il momento giusto per tentare di arrivare a un pubblico più ampio.

È vero che avevate contattato anche Dr. Dre per il ruolo di produttore?
No. Penso che abbiamo sparato qualche nome gigante, un po' per scherzare, per vedere se qualcuno di loro ci avrebbe risposto. Mark Ronson era interessato.

Anche Lockett Pundt dei Deerhunter ha prodotto un paio di tracce. Perché lui quando avevate a disposizione Mark Ronson?
Volevamo fare un po' di roba ultragrezza su quattro piste e Locket ci disse che aveva una buona macchina. Era molto interessato ad aiutarci.

Tra i credit di questo album tu figuri come suonatore di "teschio umano".
Sì, ne ho comprato uno all'Obscura di New York. L'ho usato come eco. È stato abbastanza normale, ci piace scherzare con l'occultismo.

C'è una canzone chiamata "Dumpster Dive". Qual è la cosa più bella che avete trovato in un bidone?
Ottima domanda. Uhm... Una volta il nostro batterista Joe ha trovato una lap steel hawaiana degli anni Quaranta. Io una volta ho trovato un migliaio di tavolette da orinatoio con stampata sopra la faccia di Osama Bin Laden. Erano state buttate perché quando ci pisciavi sopra, l'adesivo faceva sì che la pipì rimbalzasse bagnandoti. Quindi era un po' come se Osama ti sputasse piscio addosso. Una delle migliori dimostrazioni di ironia che abbia mai visto.

3. Let It Bloom (2005)

Questo è stato un punto di rottura per noi. È stato l'album che molta gente ha sentito per primo. I primi due album erano rimasti abbastanza sconosciuti. Questo ci ha cambiato la carriera.

Let It Bloom sembrava un grande passo in avanti per la band. Avevate anche voi la sensazione di essere diventati veri musicisti e autori?
So che per molti dei nostri fan questo è il migliore, per qualche motivo. Penso che la produzione di Mike McHugh fosse perfetta per il nostro suono, e la roba che avevamo fatto con King Khan su quattro tracce era molto naturale. Penso che sia stato un punto di rottura sia per la scrittura dei pezzi che per la produzione.

Il titolo del disco doveva essere Last of the White Niggers. Ripensandoci, dovete essere contenti di averlo cambiato in Let It Bloom.
Ci abbiamo pensato per un po'. È una citazione di Lester Bangs. Abbiamo sempre avuto un certo gusto per la crassa provocazione. Negli ultimi anni abbiamo capito che su alcune cose possiamo essere stati insensibili, e mi dispiace perché non vorrei mai fare la figura del bigotto. D'altra parte non siamo assolutamente una band politicamente corretta. Penso che il pubblico accetti il fatto che siamo rozzi e maleducati. [Non usare quel titolo] è stata una delle poche sagge decisioni che abbiamo preso. So che Lester Bangs non lo intendeva in quel modo. I tempi sono cambiati. Una canzone come "Rock and Roll Nigger" non è una canzone razzista, è l'opposto. Ma oggi non sarebbe accettata.

2. 200 Million Thousand (2009)

Qui è stata la prima volta che siamo stati nel nostro studio. Sapevamo suonare ed eravamo al culmine della forma. Non mi piaceva molto quando è uscito. Mi sembrava avesse qualcosa di strano.

Suona quasi come un proseguimento di Let It Bloom.
Sì. Se avessimo fatto Arabia Mountain dopo Good Bad Not Evil, forse saremmo diventati più famosi. Perché questo è stato più lo-fi e un passo indietro dal punto di vista commerciale.

Questo è l'album con cui poi siete stati in India ed è successo un casino.
Sì, penso di aver mostrato il culo al pubblico e baciato Ian sul palco. I comportamenti omosessuali sono illegali là, o lo erano ai tempi, ed era considerato oltraggio al pudore. Rischi di andare in galera per anni nel caso di un bacio tra due uomini. Abbiamo dovuto annullare tutti i nostri concerti. Abbiamo rischiato l'arresto, ma siamo soltanto stati espulsi dal paese.

1. We Did Not Know the Forest Spirit Made the Flowers Grow (2004)

Perché questo è il tuo preferito?
È il nostro album più strano e più vario. C'è una canzone jazz, una classica, una rap. C'è questa varietà che lo rende totalmente fottuto. È la perfetta rappresentazione di quello che siamo. Il caos è la perfetta rappresentazione di quello che siamo, specialmente di quello che eravamo in quegli anni.

Vi sentivate più a vostro agio visto che avevate già inciso il primo album?
No, a dir la verità. Ci mancavano i fondi. Penso che avessimo a disposizione solo 500 dollari per registrarlo, quindi l'abbiamo fatto con un registratore a cassette portatile, un quattro tracce e un piccolo registratore a nastro, che è stato di grande aiuto. E poi c'era lo stress dovuto al non sapere nulla di come funziona uno studio, che ha mantenuto tutto quel feeling ruvido. È un buon esempio di quello che eravamo allora.

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