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Chi sono gli urbexer italiani che visitano tutti i luoghi abbandonati

La Urbex​, abbreviazione di Urban Exploration​, è l'opposto del turismo. Invece che visitare i musei si entra in posti abbandonati, disabitati e spesso pericolanti.

di Camilla Sernagiotto
01 giugno 2018, 9:44am

Foto di Francesco De Cecco. Tutte le foto per gentile concessione di Ascosi Lasciti.

La Urbex, abbreviazione di Urban Exploration, è un culto che gli adepti celebrano non sugli altari ufficiali del turismo tradizionale, quelli aperti al pubblico pagante. Gli urbexer preferiscono un’ara ufficiosa, sconosciuta e anche un po’ illegale: quella degli edifici abbandonati, siano essi manicomi, ville, sale cinematografiche, fabbriche.

Nell'esplorazione urbana tutti questi posti vanno bene, a patto che si tratti di luoghi che hanno perso le caratteristiche che li rendevano tali diventando disabitati, abbandonati e possibilmente con un cartello di divieto d'accesso attaccato all'ingresso.

Il francese Philibert Aspairt, che nel 1793 è stato il primo a esplorare le Catacombe di Parigi, si può considerare il pioniere dell'Urbex. Il suo tentativo non è andato benissimo: non ha trovato l’uscita se non in una cassa da morto quindici anni più tardi, quando i suoi resti sono stati rinvenuti tra i dedali labirintici delle tombe. Nonostante questo, la pratica di cui è stato iniziatore è in continua ascesa e i suoi fan sempre più numerosi.

Alessandro Tesei è uno di loro: ha la passione per le rovine e gli ambienti urbani abbandonati. Oltre ad aver fondato Ascosi Lasciti, la più grande community italiana di urbexer, in questo periodo sta ultimando un documentario sui cosiddetti "stalker" che vivono illegalmente nella città radioattiva e abbandonata di Prypiat, vicino alla centrale nucleare di Chernobyl. L'ho chiamato per saperne di più sull'urbex e sul perché non riusciamo a liberarci dal fascino per i luoghi abbandonati.

Foto di Alessandro Tesei.

VICE: Prima di tutto, cosa c'è di così affascinante nelle rovine?
Alessandro Tesei:
La rovina e il luogo abbandonato dicono tanto dell’umanità. Una costruzione appena terminata sembra perfettamente in equilibrio nella sua forma, mentre la rovina rivela la falsità del progetto architettonico, mostrando come quelle parti non siano mai state in armonia, svelandone la volontà di disgregazione. È una riflessione su ciò che contraddistingue l'uomo: l'impressione di essere immortale e la volontà di accumulo e di potere. Visitare palazzi nobiliari, appartenuti a famiglie potentissime che oggi sono in rovina esattamente come i loro immensi patrimoni, porta a riflettere sull'esistenza.

Come trovate i luoghi da visitare?
Si usa molto Google Maps, con cui si cercano dall’alto i segni di abbandono—come vegetazione incolta o tetti sfondati. Molti si affidano anche ad annunci immobiliari, ma questa è una pratica che noi non amiamo. Spesso ci muoviamo a caso: scegliamo un paese, parliamo con gli abitanti al bar prendendo un caffè e scopriamo i posti così. L'esplorazione urbana per noi è parte integrante dell'esplorazione del territorio, ha quindi lo stesso valore del turismo enogastronomico e naturalistico.

Quando trovate un posto nuovo, diffondete l'indirizzo o lo tenete segreto?
Di solito lo teniamo segreto, per vari motivi. In primis per gelosia, perché gli urbexer sono molto gelosi dei posti che trovano, e quindi lo condividiamo solo con amici stretti e gente fidata. Ma anche perché vogliamo evitare che vandali e sciacalli possano deturpare o depredare il luogo.

Foto di Francesco Coppari.

Vi è mai capitato di essere beccati dalla polizia? Cosa succede in quei casi?
Capita spesso, ma non è sempre un male. A volte grazie a loro riusciamo a risalire ai proprietari e alla storia di un luogo in maniera molto più veloce e accurata. Le denunce sono rare: nel 90 percento dei casi basta spiegare le motivazioni che ci spingono a praticare questo hobby e si evita ogni problema. Nella mia esperienza, si sono quasi sempre dimostrati comprensivi. Certo, bisogna seguire qualche regola fondamentale per evitare il più possibile problemi legali: girare solo di giorno, lasciare un biglietto sul cruscotto dell'auto con il recapito telefonico, accedere in maniera non violenta, cercare di non toccare nulla all'interno del posto.

Capita mai di dover forzare una porta per entrare da qualche parte?
Conosco persone che non scavalcherebbero nemmeno una staccionata e altre che entrano a ogni costo, anche danneggiando pesantemente portoni e finestre. In Ascosi Lasciti abbiamo sia l’urbexer timido sia quello molto avventuroso. Tanti esploratori non forzano mai, preferiscono attendere che sia qualcun altro ad aprire, aspettando anche per anni, dopodiché si fiondano dentro. Lo trovo da ipocriti: nessun posto abbandonato sarebbe visitabile se non fosse prima passato qualcuno ad aprirlo.

Foto di Cristiano La Mantia.

Avete mai avuto incidenti? Molti edifici abbandonati sono pericolanti e voi entrate a vostro rischio e pericolo.
A Malta ho rischiato di precipitare per quasi quattro metri per il crollo di un pavimento in una villa. Ma i crolli non sono gli unici rischi: si possono incontrare persone poco socievoli che vivono all'interno, c’è il pericolo batteriologico dovuto soprattutto alla presenza di carcasse di piccioni morti, quello chimico causato da agenti tossici spesso presenti nelle aree industriali dismesse. Ovviamente chi pratica l’urbex è consapevole dei rischi che corre e tenta di tutelarsi, per quanto possibile, utilizzando equipaggiamento e vestiti adatti.

Quanto è diffusa l'urbex in Italia?
Ormai anche qui da movimento di nicchia si sta tramutando in fenomeno di moda, il che ha sia lati positivi sia negativi. Molti giovani che si avvicinano a questo hobby spesso fanno i blogger o gli youtuber e danno molta importanza a loro stessi e poca al luogo che stanno visitando. Però tutta questa attenzione serve anche a chi resta legato allo spirito di documentazione e di ricerca territoriale, perché contribuisce a sdoganare un hobby spesso malvisto.

Foto di Marianna Arduini.

Esiste un "turismo urbex"? Gli urbexer stranieri vengono in Italia a visitare luoghi abbandonati, ad esempio?
Certo, l'Italia è la Mecca dei luoghi abbandonati. Siamo ricchissimi di bellezze decadenti, principalmente ville nobiliari e strutture religiose come chiese e conventi. Arrivano tedeschi, belgi, inglesi e olandesi e battono soprattutto il nord Italia per una questione di vicinanza geografica. Anche se le nuove scoperte e i luoghi più ricercati si trovano al centro o al sud.

Credi che grazie al lavoro fotografico degli urbexer si possa arrivare un giorno a una mappatura dei luoghi fantasma?
Una mappatura completa è impossibile: i luoghi abbandonati sono molti di più di quello che si possa pensare. Ci sono varie categorie: il palazzo nobiliare (che è tra i luoghi più diffusi e ricercati), l’hotel, la discoteca, la chiesa, il convento, la fabbrica, le strutture commerciali come vecchi negozi, teatri, terme, aree militari, borghi fantasma. Si potrebbe però iniziare a puntare l'attenzione del pubblico e degli enti pubblici sull'enorme patrimonio in disfacimento, rendendo i luoghi accessibili al pubblico.

Un esempio, anche se non proprio virtuoso, è quello dell'Ucraina: la città abbandonata di Prypiat, evacuata dopo l'incidente di Chernobyl, è diventata visitabile legalmente e accoglie oltre 20.000 visitatori ogni anno, in continua crescita. Anche a Berlino alcune strutture abbandonate sono gestite da associazioni che fanno manutenzione in cambio di visite a pagamento.

Esistono gruppi di urbexer che organizzano visite a luoghi abbandonati?
Sì, ad esempio il gruppo vicentino de I luoghi dell'abbandono. Hanno un folto programma di visite al manicomio di Volterra e ora stanno iniziando a lavorare anche su quello di Rovigo. Ma su questo punto ci sono molti problemi legati alla sicurezza delle strutture, alle difficoltà assicurative e alla volontà dei proprietari.

Per vedere altre foto, tutte per gentile concessione di Ascosi Lasciti, scorri verso il basso.

Foto di Alessandro Tesei.
Foto di Davide Calloni.
Foto di Francesco Coppari.
Foto di Marianna Arduini.
Foto di Cristiano La Mantia.