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Elezioni

Cosa rischia la Turchia dopo il successo schiacciante di Erdogan

Il presidente turco e il suo partito hanno ottenuto abbastanza seggi per formare una maggioranza comoda in Parlamento: una notizia che non esclude preoccupazioni per il futuro del paese.
2.11.15
Photo by Deniz Toprak/EPA

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) hanno trionfato nelle elezioni generali tenutesi nella giornata di ieri.

Si trattava del secondo voto parlamentare nel giro di sei mesi, dopo che a giugno i seggi avevano decretato la perdita della maggioranza da parte dell'AKP, dopo 13 anni di potere senza particolari scossoni.

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Ad alimentare la crisi di governo era stata la crescita del partito pro-curdo HDP, che in estate superò la soglia del 10 per cento necessaria per l'ingresso in parlamento. Un risultato che rallentò i piani di Erdogan di modificare la costituzione e di trasferire poteri esecutivi al suo ufficio, dando vita a un parlamento bloccato

Nelle settimane successive al voto di giugno, i tentativi dell'AKP di formare una coalizione con il secondo e il terzo partito del paese - lo storico Partito Popolare Repubblicano (CHP) e il Partito del Movimento Nazionalista (MHP), di estrema destra - sono falliti, portando alle elezioni appena concluse.

Alle 23 locali, con il 99,37 per cento dei voti scrutinati, l'AKP aveva conquistato il 49,37 per cento delle preferenze, ottenendo di conseguenza 316 seggi in parlamento su 550 disponibili. Abbastanza per formare una maggioranza solida: a metà anno, i seggi ottenuti dal partito di Erdogan furono soltanto 258. L'APK, tuttavia, ha mancato la soglia di "super-maggioranza" necessaria per richiedere un referendum costituzionale.

Il secondo partito è risultato essere il CHP (25.42%), terzo l'MHP (11.95%), quarto il Partito Democratico del Popolo o HDP (10.68%), giunto appena al di sopra della soglia necessaria per entrare in parlamento. Entrambi i partiti minori hanno perso un numero significativo di voti rispetto a giugno.

Le previsioni degli esperti davano per certo tempi difficili per il partito di Erdogan, che secondo gli osservatori sarebbe dovuto andare alla ricerca di scomode alleanze con il CHP o l'MHP—così, però, non sarà.

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Supporters of the ruling Justice and Development Party (AKP) celebrate in Istanbul after hearing the early results of the general elections. (Photo by Deniz Toprak/EPA)

I supporter dell'AKP si sono riversati nelle strade di Istanbul festeggiando, percuotendo tamburi, suonando i clacson. In una città nel sud-est del paese a prevalenza curda, Diyarbakir, le forze di polizia hanno dovuto disperdere le proteste usando cannoni ad acqua e gas lacrimogeni. Il voto si è svolto comunque quasi senza incidenti, a esclusione di una rissa tra supporter di AKP e HDP nella città di Kocaeli.

Le elezioni si sono tenute però in un clima di crescente instabilità politica in Turchia. Lo scorso luglio il governo ha lanciato una "guerra al terrore" con l'obiettivo di colpire il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) e il sedicente Stato Islamico (IS). Contro i militanti curdi, il governo ha lanciato attacchi aerei sia in Turchia, sia nel nord dell'Iraq, uccidendo centinaia di persone.

Il PKK ha risposto con frequenti assalti a esercito e polizia, uccidendo dozzine di uomini e minacciando un ritorno alle atmosfere del sanguinoso trentennio che precedette lo storico armistizio del 2013.

'Non vogliamo un sultano.'

Anche l'attività collegata all'IS è in aumento. Un attacco suicida avvenuto nella città di confine di Suruc ha causato la morte di 33 attivisti pro-curdi, mentre un secondo attacco avvenuto il 10 ottobre ha causato 102 vittime durante una manifestazione pacifica a maggioranza curda ad Ankara—in quello che è stato definito come il peggior attacco terroristico nella storia del paese.

Sia Erdogan che l'AKP hanno sofferto una sensibile diminuzione di popolarità in questi anni. I risultati di giugno hanno rappresentato un crollo rispetto alle elezioni del 2011, quando l'AKP ottenne quasi la metà dei voti.

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Il partito di Erdogan conquistò potere e consenso attraverso una serie di politiche economiche di successo, promesse e poi attuate in seguito alla disastrosa crisi finanziaria del 2001. Alla fine del 2014, però, la crescita economica della Turchia era diminuita al 2,5 per cento, la moneta nazionale (la "lira") aveva perso tantissimo valore, gli investimenti stranieri erano crollati e i prezzi delle commodities erano al contrario sensibilmente cresciuti.

Nello stesso periodo, era crollato anche il sostegno a Erdogan, attestatosi al 37,5 per cento a giugno—circa la metà rispetto al 2011.

Parlando con VICE News dopo avere votato nel distretto di Besiktas, la 72enne Ilter, insegnante in pensione, ha spiegato che ancora una volta Erdogan è riuscito a catalizzare tutte le attenzioni. "Speriamo di dargli un altro schiaffo, perché non ha imparato la lezione," ha detto. "Il Primo Ministro Davutoglu è una marionetta, il che significa che l'AKP e Erdogan sono profondamente legati, e lui ha distrutto tutto quello che c'era di buono in quel partito."

La campagna elettorale di Erdogan era incentrata sul messaggio che solamente un governo "mono-colore" targato AKP avrebbe potuto dare stabilità alla Turchia. Una strategia che, ha quanto pare, ha pagato. I suoi oppositori lo hanno invece accusato di violenze e abusi.

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Supporter curdi del Partito Democratico del Popolo si scontrano con la polizia a Diyarbakir, dopo le elezioni. (Foto via EPA)

Alcuni membri della base conservatrice di AKP hanno recepito il messaggio. "Voglio che tutto vada bene in futuro," ha raccontato a VICE News il 55enne Necati. "È tutto collegato: senza pace, non avremo stabilità, e l'economia soffrirà. Cose terribili sono accadute di recente: morti, guerre, martiri," ha detto, riferendosi alle morti di soldati e poliziotti causate dal PKK.

Alcune forze di opposizione hanno cercato una coalizione, con la speranza che ponesse un freno alle tendenze più autoritarie di Erdogan e produrre un governo più rappresentativo dei cittadini. Kaan, 51 anni, ha spiegato a VICE che vorrebbe vedere sia il CHP che l'AKP al governo. "Non vogliamo che l'AKP governi da solo, ma insieme al CHP. Ripongo la mia speranza in entrambi." Un amico, Ziya, 65 anni, scuote la testa e si intromette: "Non vogliamo un sultano."

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Erdogan ha dominato la scena politica in Turchia per oltre un decennio, prima con i suoi tre mandati da Primo Ministro, poi come capo di stato dal 2014. Il presidente ha tradizionalmente un ruolo simbolico nella politica turca. Da quanto è entrato in carica, tuttavia, Erdogan ha spesso scavalcato Davutoglu stringendo il controllo su polizia, autorità giudiziaria e media.

Il suo comportamento autoritario è diventato ancora più evidente dopo la sua teorica battuta d'arresto prevista dai sondaggi: i tribunali hanno perseguito i giornalisti poco "gentili" con lui, decine di persone sono state incarcerate per averlo "insultato," membri del HDP sono stati arrestati con presunte accuse di terrorismo. Nei giorni precedenti alle elezioni, la polizia ha invaso le sedi di alcune media company di opposizione.

Il giro di vite sulle voci dissidenti diventerà probabilmente ancora più soffocante dopo i risultati di queste elezioni, mentre Erdogan tenterà di trasferire più poteri esecutivi al suo ufficio, stringendo la sua morsa sulla Turchia.

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