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Salvini è ormai il cosplayer ufficiale della polizia

Da quando è ministro, il leader leghista va sempre in giro con polo, felpe e giacche della polizia.

di Leonardo Bianchi
07 gennaio 2019, 7:00am

Foto via Facebook.

Matteo Salvini è molte cose: papà, giornalista, ministro, peccatore, ultimo dei buoni cristiani e—ormai sempre più spesso—cosplayer della polizia di Stato. Quest’ultimo ruolo deve piacergli parecchio, perché va sistematicamente in giro con polo, felpe e giacconi delle forze dell’ordine.

Da quanto è al Viminale la tendenza si è intensificata: solo negli ultimi giorni, ad esempio, ha indossato un piumino della polizia davanti alle telecamere del Tg2, in un comizio a Bormio, in una visita ufficiale in Abruzzo.

Se a livello propagandistico l’obiettivo è palese—mostrare vicinanza alla polizia e accreditarsi come uomo d’ordine—sui social in molti si stanno chiedendo se sia possibile e legittimo farlo. Tra questi c’è il leader di LeU (o quello che ne rimane) Pietro Grasso, che alla fine dell’anno ha scritto su Facebook: “La divisa della Polizia di Stato non è un gioco. La indossano uomini e donne che non vivono di propaganda, ma di duro lavoro. Fino a quando tollereremo questa concessione?”

A prima vista, la risposta dovrebbe essere semplice: la divisa della polizia la possono indossare solo i poliziotti, e quindi Salvini—a maggior ragione nella sua veste istituzionale—starebbe commettendo un illecito.

In particolare, il codice penale all’articolo 489 contempla l’“usurpazione di titoli o di onori,” prevedendo che chiunque “abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico […] è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 154 euro a 929 euro.” Nel 1999 l’articolo è stato depenalizzato, ed è quindi diventato un semplice illecito amministrativo.

Avendo indossato più volte le divise con gradi, mostreggiature e altro, Salvini in teoria rientrerebbe nella fattispecie. In realtà le cose sono un po’ più complesse di così; e l’applicazione della norma, ha rilevato un fact-checking di Agi, è molto meno severa.

Secondo la giustizia, infatti, non è sufficiente il semplice gesto di indossare la divisa. Con una sentenza del 2012 la Corte di Cassazione ha specificato che serve anche la falsa attribuzione della “qualifica di pubblico funzionario,” perché l’articolo 489 “tutela la pubblica fede che può essere tratta in inganno da false apparenze.”

Bisogna dunque “ingannare la pubblica fede” per integrare l’illecito; ossia, convincere le persone di essere effettivamente un poliziotto, un carabiniere, un vigile del fuoco, eccetera. Come rileva Agi, però, “considerato il profilo pubblico del personaggio e la sua notorietà, sarebbe assurdo pensare che Salvini voglia indurre qualcuno a ritenere che lui sia di volta in volta un vigile del fuoco, un ufficiale della guardia costiera […] e via dicendo.”

In altre parole: se uno qualsiasi entra in un bar con la divisa da poliziotto può benissimo essere un usurpatore di “titoli o onori,” perché è molto probabile che gli avventori lo scambino per un poliziotto. Salvini, per il fatto di essere Salvini, può permettersi di farlo.

Naturalmente, la questione centrale è l’opportunità politica del gesto. Nell’agosto del 2016 Salvini fece un comizio a una festa leghista con la polo della polizia, dicendo che “quando andremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città” e suggerendo di caricare “i clandestini e le zecche su un pullman” per metterli a “duecento chilometri in mezzo al bosco, così ci mettono un po’ a tornare.”

La circostanza non era andata giù ai maggiori sindacati di polizia. Il segretario del Silp-Cgil, Daniele Tissone, aveva parlato di un episodio “intollerabile quanto inaccettabile”; Lorena La Spina dell’Anfp aveva dichiarato che “è ancora più grave che indossando la nostra maglia ci si senta autorizzati ad invocare addirittura una ‘pulizia etnica’”; e Roberto Traverso del Siap l’aveva definita una “vergognosa messa in scena” e un “atto provocatorio davanti al quale i poliziotti democratici prendono le dovute e doverose distanze.”

A due anni di distanza i “poliziotti democratici” non hanno rilasciato ulteriori dichiarazioni. Del resto, un sindacato si era pure intestato il merito di aver scritto una parte del contratto tra Lega e M5S sulla sicurezza.

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