Spiriti, bare e incantatori di serpenti: foto dal carnevale vudù di Haiti
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Spiriti, bare e incantatori di serpenti: foto dal carnevale vudù di Haiti

Benjamin Eagle è stato ad Haiti a fotografare il carnevale vudù del paese.
01 marzo 2016, 5:08am

Il vudù non gode proprio di un'ottima reputazione. Provate a chiedere alle persona accanto a voi cos'è: molto probabilmente vi citerà le bamboline. O gli zombie. O rituali in cui si indossando collane di ossa e roditori sacrificati.

Come prevedibile, gran parte di tali informazioni è frutto di film dell'orrore di merda: in verità c'è molto altro. Il vodun ha origine in Africa occidentale, dove le pratiche e i rituali ruotano intorno agli spiriti e alle forze che governano la natura e l'umanità. Altri sistemi di credenze con nomi simili — il vudù dominicano, il vudù cubano e il vudù haitiano—presentano molte somiglianze con il vodun ma tendono a essere sincretizzate con il cristianesimo.

Nel vudù haitiano c'è un creatore divino, Bondye, che governa su un esercito di spiriti, i Loa—un po' come Dio e i suoi angeli nel cristianesimo. Il Loa che probabilmente avete visto nei film o in TV è Papa Legba—il ragazzo con il cappello e gli occhi rossi in American Horror Story—che ha il compito di facilitare i rapporti tra Loa e mortali.

Il vudù entra quotidianamente nella vita di molti haitiani, ma la sua importanza è elevata all'ennesima potenza durante il carnevale—una festività che si celebra da gennaio a febbraio, e che termina con il martedì grasso. Il fotografo Benjamin Eagle ci è andato per ritrarre le processioni per il suo nuovo progetto "The Spirits of Jacmel". L'ho contattato per farmi raccontare com'è andata.

VICE: Cosa ti ha portato al vudù a Haiti?
Benjamin Eagle: Dopo brevi incontri con le cerimonie vudù in Africa occidentale ho iniziato a ricercare altri paesi in cui esiste la pratica. E Haiti era tra quelli; ero curioso di incontrare chi lo pratica Il vudù, per me, era una forma estrema di espressione ed ero curioso di vedere come tutto ciò veniva vissuto ad Haiti.

Quali sono state le maggiori difficoltà nella realizzazione del progetto?
Haiti è piena di sfide. In primo luogo, l'infrastruttura turistica è inesistente: per andare da A a B devi avere un autista e programmare tutto—è necessario sapere dove si può andare e dove no. Chiunque venga trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato è a rischio. Sulla strada per l'aeroporto nel mio ultimo giorno ad Haiti, per esempio, sono rimasto bloccato in mezzo agli scontri—questo tipo di problemi non è raro.

Il carnevale è stata tutta un'altra cosa: non si può camminare e tirare fuori la macchina fotografica quando si vuole Gli haitiani sono orgogliosi e chiedono rispetto. Devi prima essere accolto come fotografo, e solo dopo puoi scattare la foto. Il fatto che non parlassi francese o il creolo haitiano è stato limitante ,ma ha portato a qualche interazione divertente.

Credi che culture e forme di espressione simili al vudù stiano morendo da altre parti?
Non credo che il vudù possa morire facilmente. Sì, ha le sue difficoltà, come le altre religioni e culture, ma il vudù è intrinseco alla storia haitiana. Qualcuno una volta mi disse "Haiti è al 30 percento cristiana e al 100 percento vudù." Il carnevale è la prova del fatto che è vivo e che passerà alla prossima generazione.

La foto dei ragazzi che portano la bara—me la spieghi?
Non so dirti molto su questa foto. Il gruppo di ragazzi raffigurato non rientra tra quelli che ho conosciuto prima del carnevale. Ma il carnevale è costituito da centinaia di collettivi di persone, ognuno con un proprio tema. Questa era una squadra di uomini tutti verniciati: era una sorta di corteo funebre e correvano frenetici tra la folla, causando il caos generale ogni volta che cadeva la bara. Se capitavi in mezzo ti trattavano come uno di loro, ti sbattevano in giro come una bambola di pezza.

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Sotto altre foto del progetto di Benjamin:

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