Sound Art

Sculture sonore brutaliste che cambieranno la tua idea di suono

Fascino ipnotico e poesia.
10.5.16
Screencap via

Una serie di blocchi monolitici di cemento e vetro vanno a formare il complesso abitativo di Ekbatan, a Tehran, in Iran. Là è cresciuto l’artista Mo H. Zareei (che al momento vive a Wellington), adorando i “giganti di Lego grigi.” Si tratta di strutture brutaliste, come spiega Zareei su Streaming Museum, ma lui amava le “geometrie rigide” e la “poesia,” dice, delle loro linee parallele.

La maggior parte delle persone, soprattutto gli artisti, non sono altrettanto positivi nei confronti dell’architettura brutalista, che è diventata il simbolo della burocrazia totalitarista. Ma nel corso degli ultimi anni, Zareei ha lavorato sulla combinazione di questo suo interesse per questo tipo di architettura e quello per le sculture sonore e il rumore. Il Brutalismo si intreccia con il tipo di sound art e musica che da cui è stato influenzato, sostiene, e la serie recente di 10 sculture sonore che ha prodotto, intitolata machine brut(e), ne è la prova. Zareei offre un assaggio del suo lavoro in un nuovo video, che ritrae tre sculture sonore—Rasper, Ripple, e Mutor, che suonano dieci pezzi distinti.

Ogni pezzo incorpora una diversa combinazione delle sculture sonore e ripete un loop infinito,” racconta Zareei a The Creators Project. “Ritmi metrici rigidi e pulsanti diventano metafora sonora delle strutture geometriche dell’architettura brutalista. Impiegando loop nonstop, l’opera sposta l’attenzione verso l’essenza stessa del materiale sonico che la costituisce e ogni dettaglio e sfumatura del rumore, come l’architettura brutalista validava il proprio aspetto materico.”

L’obiettivo di Zareei con questa ripetizione costante è creare un “monolite temporale” che coincida con l’estetica a blocchi del Brutalismo. La ripetizione è anche pensata per produrre una “struttura udibile istantanea” che rimandi all’immaginario degli edifici del Brutalismo.

“Il posizionamento fisico e la distribuzione delle sculture sonore in ogni composizione è stato calcolato meticolosamente, rispettando le rigide geometrie e l’estetica ossessionata dall’ordine del Brutalismo,” aggiunge Zareei. “Di conseguenza, ogni pezzo è sviluppato non solo come opera di sound art, ma anche come composizione scultorea. Per evidenziare ulteriormente l’estetica visuale brutalista, un blocco di cemento grezzo (béton brut) è presente in modo emblematico in tutte e dieci le composizioni.”

Se da un lato il suono delle dieci opere audiovisive potrebbe sembrare solo rumore, non si può negare che siano dotate di fascino ipnotico e poesia. Un po’ come la musica del maestro dell’IDM Autechre, non c’è bellezza solamente nella ripetizione e nella struttura dell’audio, ma anche nella qualità tonale del suono. In questo modo, proprio come l’architettura Brutalista, machine brut(e) di Zareei è dotata di una profondità che non è immediatamente accessibile, ma di certo presente.

Andate qui per scoprire di più sul lavoro di Mo H. Zareei.