Un amico segretamente omofobo

Amico Segreto, un servizio che offre sostegno ai gay, è omofobo senza rendersene conto.

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17 maggio 2012, 2:00pm

Oggi è la giornata internazionale contro l'omofobia. Non che queste feste istituzionali suscitino in noi grande interesse, ma di fatto, sono occasioni che ti portano a riflettere sul contrasto tra queste iniziative di facciata e la situazione "reale". Ci saranno incontri tra i rappresentanti delle associazioni e le istituzioni, offerte promozionali mascherate da iniziative a sostegno dei gay e altre storie simili. Probabile però che la realtà dei fatti non cambi in maniera sostanziale, di sicuro non grazie a iniziative del genere.

Per aiutare omosessuali "in difficoltà", nel nostro Paese esistono fior fior di associazioni, covi e ritrovi pronti a risollevare i più neri dei morali. Una di queste è Agapo, associazione di orientamento cattolico, pro per statuto ma anti per passione, che offre un servizio speciale chiamato “Amico Segreto” e che, in collaborazione con la Asl Milano di Regione Lombardia—che ci mette il soldo—dà sostegno ai gay in difficoltà. E fin qui tutto bene. Peccato che Agapo proponga tra le altre le terapie riparative di Nicolosi, inserite dall’Ordine degli Psicologi in quel pastone di terapie, teorie o filosofie che pretendono di definire l'omosessualità come intrinsecamente disordinata o patologica. Ma se l’Ordine degli Psicologi si dissocia da questa terapia, com’è che la Asl la finanzia? Chi sono gli “agapi”? E soprattutto, come si propongono di "aiutare" i gay? 


VICE: Vi proponete di aiutare "gli omosessuali che soffrono". Se uno vi chiama, sta male e non sopporta la propria sessualità, che fate?
Amico segreto: Il nostro è un servizio di ascolto in cui chiunque può chiamare; a dire il vero la maggior parte delle chiamate vengono da ragazzi normali, eterosessuali, che hanno il terrore di essere omosessuali.

Cosa gli dite?
Il nostro è un servizio di counseling, non diciamo cosa fare. Aiutiamo a prendere una decisione.

Chi sono i vostri volontari?
Alcuni sono psicologi laureati, altri sono laureandi e altri ancora provengono da formazioni diverse, uno ad esempio è un infermiere. Tutti hanno fatto un percorso di formazione.

Mi pare di capire che la vostra associazione abbia un orientamento cattolico.
Sì, il nostro approccio riprende sicuramente uno schema valoriale cattolico.

E questo si ripercuote sui vostri "consigli"?
Non direttamente. Agapo è per la libera scelta terapeutica, ognuno decide cosa è meglio per sé, anche quando questo comprende terapie di conversione o di riparazione.

Terapie che l'Ordine degli Psicologi ha etichettato come sbagliate.
Le argomentazioni dell'Ordine sono vergognose, non rispecchiano in alcun modo quella che è la vera terapia riparativa. Si tratta di un conformismo accademico all'insegna dell'anticonformismo di massa.

E lo stesso vale per l’Arcigay?
Sì, credo che questo sia un nervo scoperto della pubblica discussione. Chi aderisce ad Arcigay fa una scelta di attrazione omo-erotica spesso di carattere socio-politico. C'è chi decide di vivere diversamente. Scegliere l'opzione gay non vuol dire ostentarla a tutti i costi. Negli ambienti religiosi ci sono tantissime persone che cercano di vivere la propria omosessualità in modo casto e il più delle volte sono più felici così.

Non credete che la “castità” possa avere a che fare con una società che non accetta i gay?
Lo escludo, anzi, il common sense considera represso chi non fa sesso, non i gay. Siamo bombardati dal sesso. Quella del contesto è una scusa che valeva quarant'anni fa, oggi non è più così.

A che punto siamo con l'omofobia oggi?
Mi puoi precisare la domanda?

Secondo lei viviamo in una società omofoba?
È una domanda molto generica. Dipende. I gay della classe media non hanno difficoltà, anzi, hanno un successo professionale superiore alla media. Nei ceti popolari è più difficile, c'è meno istruzione e per chi ha tendenze omosessuali la vita è sicuramente più difficile.

Cosa ne pensate dell’Arcigay?
Arcigay ha il merito di aver posto il problema, molti anni fa. Oggi è fermo, mettendo al bando il dibattito sull'omosessualità e ideologizzando l'omofobia. Quello che offre l'Arcigay è riduttivo.

C'è chi vi critica di voler "ridurre i danni" dell'essere omosessuale, è così?
No. Il nostro intento è far sì che la persona prenda in considerazione tutte le possibilità. Non siamo d’accordo con il pensiero dominante, che definisce l’individuo in base ai desideri erotici. Il sesso non è identità, anche se ad oggi ne siamo bombardati.

Troppo sesso, per questo si parla tanto di gay?
Sì, la libertà sessuale ha reso più facile fare outing, anche quando non ce n’era bisogno. Non occorre essere trasparenti, non sempre. Rendere evidente a tutti i costi una cosa personale è una pretesa totalitaria.

Etero sì e omo no. Gli eterosessuali possono tutto alla luce del sole, gli omo no, perché?
L’eterosessuale in genere non ha problemi con l’omosessuale, non a distanza. Quando i due si avvicinano le cose cambiano. Non è omofobia, quando l’etero si immedesima nell’immagine dell’omo, c’è rigetto. Fa parte dell’uomo ed è così da millenni. Si tratta di semplice difesa, soprattutto in termini maschili. Vale anche per i più progressisti. Il rigetto è una reazione spontanea, succede a tutti.

Riassumendo, l'omofobia c'è e ci sarà sempre.
Non la definirei omofobia. Cognitivo sociale e reazione personale sono due cose diverse. L'omofobia non è una categoria socio-politica. Una persona che prova rigetto nei confronti di un omosessuale non è omofobo, non immediatamente.

Sul vostro sito ho trovato una preghiera, di cosa si tratta?
È una preghiera per i parenti. Serve ad accettare la sofferenza.

La sofferenza di avere un/a figlio/a gay.
Sì. C’è chi inquadra questa sofferenza in termini sociali, politici e culturali, ma non noi. Noi siamo convinti che la sofferenza faccia parte dell’individuo, che non accetta per natura la non divisione dei generi.

Insomma, affrontate una sofferenza che non avrà mai fine, neanche in futuro.
Esatto. Ci si limita ad accettarla e non si può fare altrimenti, perché una relazione tra uomo e donna non è uguale a una relazione tra uomo e uomo. Non lo è. A+A non è uguale ad A+B.

Parlando di famiglie, cosa ne pensate della famiglia gay?
Una famiglia gay non è mai esistita, in nessuna civiltà. La rivendicazione politica esiste da vent'anni. Se la famiglia gay vuole il suo riconoscimento si deve dimostrare come tale, diventando un fenomeno tipico delle relazioni gay, e da questo siamo molto lontani. I matrimoni non sono stati creati dall'alto, il matrimonio naturale è venuto prima della legge, mentre qui la richiesta vuole un riconoscimento a priori. Il problema poi è un altro: esistono rapporti omosessuali stabili ed esclusivi? Abbiamo esaminato una trentina di persone, appartenenti alla classe media, e non abbiamo trovato neanche una relazione di questo tipo.

Quindi per voi essere omosessuali significa essere infedeli.
No, gli omosessuali spesso vorrebbero una relazione esclusiva ma non sono in grado di averla.

Perché?
Perché non hanno un vero motivo che li spinga a essere fedeli.

Parla di figli?
No, non solo. Uomo e donna sono diversi e sviluppano un senso di unione nella diversità, anche senza figli. Un matrimonio riuscito consiste nella valorizzazione della differenza.

Quindi niente matrimonio gay causa “uguaglianza”?
Sì, l'uguaglianza dei sessi è di ostacolo alle relazioni erotiche. È perfetta per l’amicizia, non altro. Il grande problema dei gay non è il sesso o l'amore, ma la relazione tra pari.

Capisco, grazie.

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