10 domande che hai sempre voluto fare a un lottatore di MMA
Foto di Simon Plestenjak.
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10 domande che hai sempre voluto fare a un lottatore di MMA

"Dopo il mio primo KO, sono andato dall'arbitro a chiedere se avevo vinto."

Andreas Kraniotakes ha un dottorato di ricerca, è autore di un libro per bambini e a 36 anni è anche campione in carica di pesi massimi nel campionato tedesco di MMA.

"Big Daddy", questo il suo nome sul ring, ha iniziato ad allenarsi e competere nel campionato di arti marziali miste (MMA) nel 2009. La lega di arti marziali miste conta migliaia di professionisti in tutto il mondo e, grazie al successo globale del campionato UFC (Ultimate Fighting Championship), oggi ha un giro d'affari multimiliardario.

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Ho parlato con Kraniotakes per cercare di capire se gode quando fa molto male ai suoi avversari, cosa si prova quando si va KO, e se vale la pena prendere così tante botte per soldi.

Nach dem K.O. des Gegners steht Kraniotakes in Siegerpose neben dem am Boden liegenden

Andreas Kraniotakes festeggia una vittoria alla fine di un incontro. Foto di Tim Leidecker.

VICE: Sei diventato un lottatore di MMA per fare a botte legalmente?
Andreas: Anche se fosse, che male ci sarebbe? Se uno vuole combattere, le arti marziali possono essere una buona valvola di sfogo. Per quanto mi riguarda, io volevo imparare a conoscere me stesso, a capire come avrei reagito in situazioni estreme, tipo un KO. Grazie alle arti marziali ho imparato ad andare avanti anche quando tutto sembra perduto.

Cosa si prova a rompere la mandibola a qualcuno?
Non mi è mai successo—o almeno non ancora—le fratture della mandibola non sono così comuni. Tutti i lottatori indossano un paradenti professionale, quindi devi colpire fortissimo per rompere la mascella all'avversario. Quando vai in KO, invece, spesso riporti un piccolo trauma cranico. Mi è capitato di spaccare dei nasi—fa un rumore tremendo. E mi è successo che qualcuno svenisse mentre gli facevo un chokehold—succede se non ti arrendi abbastanza in fretta. Le prese di strangolamento in genere bloccano l'aria e il flusso sanguigno, per questo svieni. Se però lasci la presa, l'avversario si riprende velocemente. A parte questi episodi, in genere si tratta solo di graffi e tagli. Ti gasa quando il tuo avversario finisce in ospedale?
Sono sempre contento di vincere, ma mai di fare male all'altro. Ne ho viste tante negli anni, ma non mi è mai capitato di vedere un lottatore soddisfatto di aver fatto del male a qualcuno.

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È vero che le gang criminali cercano di reclutare i lottatori per farli entrare nel loro giro?
Non ho mai sentito di qualcuno che reclutasse attivamente, ma ovviamente ho incontrato dei criminali sul ring. Penso che sia una cosa divertente che si allenino in palestra insieme a poliziotti, avvocati e studenti di biologia.

A prescindere dal tuo trascorso personale, sul ring seguiamo tutti lo stesso codice etico—non siamo qui per menare e basta. Da fuori può sembrare uno sport senza regole, ma non è assolutamente così, né in allenamento, né durante gli incontri. Ovviamente ci sono alcuni atleti che durante l'incontro sfogano la propria aggressività personale, ma la cosa non va mai fuori controllo. Tutti sanno quali tipi di calci e pugni tirare, quali tecniche sono permesse e quali no. Durante le prese, ad esempio, va bene strangolare l'avversario, ma non soffocarlo.

È vero che quasi tutti i lottatori di MMA sono di estrema destra?
C'è un po' di tutto sul ring. Ci sono gli idioti, ma anche persone molto intelligenti. È ovvio che se sei in una zona con un'alta concentrazione di neo-nazisti, ce ne saranno alcuni anche in palestra. Ma non saprei dire quanti ce ne siano in tutto il settore. Io vengo da una famiglia di migranti, ma non sono mai stato discriminato sul ring. Questo è uno sport competitivo, le opinioni politiche non contano. Se qualcuno esibisse simboli provocatori, non avrebbe il permesso di salire sul ring e partecipare agli eventi.

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Vale la pena prendere così tanti pugni in faccia per soldi?
No, se lo fai per soldi non ne vale la pena. Io riesco a vivere di quello che faccio, però se fossi bravo anche solo la metà ma facessi boxe farei cinque volte più soldi. Chi sceglie l'MMA per i soldi ha sbagliato sport. Questo è uno sport che fai perché vuoi combattere e ami la disciplina.

Foto di Artur Lik.

Quanto sei ridotto male, fisicamente?
Considerando che faccio questo sport da dieci anni, direi che va abbastanza bene. Bisogna fare una distinzione tra l'età anagrafica e l'esperienza sul ring. C'è una differenza tra chi inizia a combattere a 30 anni e chi, a 30 anni, ha già alle spalle 40 incontri. E poi un lottatore che picchia tantissimo e prende tantissimi colpi l'accusa di più, rispetto agli altri. I pesi massimi raggiungono il picco della carriera poco prima dei 40, e io mi ritirerò quando non sarò più all'altezza degli altri e non avrò più margini di miglioramento.

Il fatto di aver preso così tanti colpi in testa ha delle conseguenze?
A volte nei giorni successivi a un colpo in testa mi rendo conto che faccio più fatica a concentrarmi.

Cosa si prova quando ti mettono KO?
Non senti granché. Vedi tutto nero e ti svegli con un'amnesia parziale. Dopo il mio primo KO sono andato dall'arbitro a chiedergli se avevo vinto. Non avevo proprio idea di cosa fosse successo. Più tardi, quando ho visto la registrazione video, mi sono reso conto di aver abbassato completamente la guardia e di aver preso in pieno un pugno dell'avversario. Ho anche visto alcuni lottatori riprendersi dopo il KO e chiedere quando sarebbe iniziato il match.

Ti sembra di combattere meglio quando sei arrabbiato?
Credo che tutti noi esseri umani—a prescindere da status sociale, genere o origine—siamo aggressivi di natura. E quando non abbiamo modo di sfogare questa aggressività possono venir fuori dei problemi. L'adrenalina fa un effetto davvero strano alla gente. Per alcuni è utile, li aiuta, ma non per me. Anzi, l'aggressività cieca e incontrollata rende l'avversario ancora più facile da sconfiggere.