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Il complotto delle 'frequenze vibrazionali distruttive' dell'epidemia Xylella

Un articolo de Il Fatto Quotidiano ha tirato in ballo la meccanica quantistica per provare a spiegare l'epidemia di Xylella in Puglia.

di Silvia Kuna Ballero
19 giugno 2018, 9:11am

Immagine: Wikipedia / Composizione: Federico Nejrotti

² ³È successo di nuovo: la fisica quantistica è stata utilizzata come prova di ferro a sostegno di tesi piuttosto discutibili. Finché si tratta di far credere che l’equazione di Dirac ha a che fare con le nostre vite sentimentali, pazienza. In questo caso, però, una persona formalmente titolata l'ha sfruttata per generare ulteriore confusione attorno ad una vicenda già estremamente delicata come quella dell'epidemia Xylella: il batterio che dal 2013 sta devastando in maniera irreparabile gli ulivi in Puglia e la cui effettiva colpevolezza è stata messa in discussione dalla stampa.

Domenica 17 giugno Pietro Perrino, ex direttore dell’Istituto del germoplasma del CNR di Bari, scrive in un articolo su Il Fatto Quotidiano, “La fisica quantistica insegna che l’inquinamento causa malattie, perché interferisce negativamente con le frequenze vibrazionali degli organismi viventi, come l’olivo e l’intero ecosistema," si legge. "La suscettibilità alle malattie è conseguenza di frequenze vibrazionali distruttive, prodotte dall’inquinamento”, e continua per un paragrafo su questa falsariga. Cosa significa?

La prima risposta che mi viene in mente è quella pronunciata da Luke Skywalker nell’ultimo Star Wars, “Incredibile, ogni parola di questa frase è sbagliata”.

Nessuno nega che l’inquinamento comprometta la salute di fauna e flora. Ma non è questo uno degli insegnamenti della meccanica quantistica.

“La meccanica quantistica è quel settore della fisica che si occupa di sistemi microscopici, specialmente a livelli atomici e subatomici, e ne dà una descrizione basata sul calcolo delle probabilità, poiché questi sistemi sono governati da fenomeni casuali,” spiega Marco Casolino, primo ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e professore all’Università di Tor Vergata. “In particolare, le frequenze vibrazionali sono quelle degli atomi che oscillano in modo periodico all’interno di una molecola, e possono solo assumere valori discreti, ossia multipli di una certa frequenza fondamentale.”

Per esempio, una molecola di idrogeno è formata da due atomi che vibrano attorno al loro centro di massa, e possono essere descritti come due masse collegate a una molla: questo sistema ha un unico modo di vibrazione con una serie di possibili frequenze, tutte multiple della frequenza fondamentale, determinata dalle caratteristiche del sistema. Considerando molecole più complesse come il diossido di azoto (NO₂), essa è formata da un atomo di azoto centrale legato a due atomi di ossigeno, e il sistema è interessato da una varietà di possibili oscillazioni tra questi atomi, ciascuna col suo set di frequenze vibrazionali caratteristico.

Modi vibrazionali di una molecola di NO2.

“Tuttavia, man mano che si passa a sistemi macroscopici tutte le fluttuazioni e i moti casuali di natura quantistica vengono mediati; si cancellano l’un l’altro, cosicché per corpi macroscopici non si possono misurare vibrazioni di natura quantistica, e non ha senso parlare di frequenze vibrazionali” spiega il prof. Casolino.

Sfortunatamente, l’espressione è usata a profusione in siti che ne propongono interpretazioni di stampo new-age, secondo le quali il linguaggio e i principi quantistici si possono trasferire spensieratamente al mondo macroscopico. D’altro canto, le frequenze vibrazionali propriamente dette sono un argomento affrontato quasi esclusivamente su testi didattici e specialistici. Ne consegue che cercando “frequenze vibrazionali” su internet, si trovano quasi esclusivamente pagine che abbracciano la visione alternativa della teoria quantistica.

Esempio di risultati su “frequenze vibrazionali” da un comune motore di ricerca.

“C’è dibattito su come la meccanica quantistica si interfacci col mondo macroscopico e anzi, il confine preciso del mondo macroscopico non è definito in modo univoco; ma mentre una particella elementare è indubbiamente un sistema quantistico, olivi ed ecosistemi non lo sono, e tanto meno lo è un concetto vago e astratto come ‘l’inquinamento’,” afferma il prof. Casolino. “Vogliamo affermare che i pesticidi siano responsabili della sindrome del disseccamento rapido degli ulivi in Salento? È una tesi che andrà discussa tra esperti del settore, ma evitiamo di tirare in ballo un ‘inquinamento quantistico’”.

Anche volendo ammettere che i sistemi microscopici siano il risultato dell’interazione tra tutti i loro componenti atomici e subatomici, stiamo parlando di numeri esorbitanti, dell’ordine almeno del numero di Avogadro (6,02 × 10²³). Pur ipotizzando (con molta immaginazione) che esista qualcosa come la “frequenza vibrazionale” di un sistema biologico, noi non avremmo neanche lontanamente gli strumenti per calcolarla. È piuttosto difficile, dunque, che la fisica quantistica “ci insegni” qualcosa su un’entità che non è rigorosamente definibile né quantificabile in alcun modo.

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