Meek Mill è il re delle intro

Da Mozart a Phil Collins, nei primi brani dei suoi album Meek Mill dà il meglio di sé.
5.12.18
meek mill
Fotografia di Miller Mobley

Venerdì Meek Mill ha pubblicato un nuovo album. Si intitola Championships ed è il suo primo lavoro da quando è uscito di prigione. È composto da 19 tracce ma per analizzarlo basta in realtà fermarsi quasi all'inizio, all'intro, e di quello fare paradigma di tutta la carriera del rapper di Philadelphia.

Quando ho schiacciato per la prima volta play su Spotify dalle mie casse è partita la voce di Phil Collins su "In the Air Tonight", una canzone che conosco—mi perdonerete—principalmente grazie a “Stan” di Eminem e che associo banalmente a due parole: “Oh, Lord”. E certo, anche a quello sketch dei Griffin che contribuisce al mito popolare che indica che questa canzone parli di lasciar affogare il proprio peggior nemico.

Certo, poi ho ascoltato anche tutto il disco. Vi consiglio di fare lo stesso perché al di là delle urla Meek Mill rimane pur sempre Meek Mill, con i suoi pro e i suoi contro. Ma se dovessi parlarne vorrei parlare solo di quest’intro, e visto che Noisey mi ha chiesto di parlare del disco io parlerò solo di "Intro".

meek mill championships

La copertina di Championships di Meek Mill, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify. Tanto "Intro" è il primo pezzo.

Ho un rapporto quasi viscerale con tutte le intro dei dischi di Meek Mill (no mixtape, no dischi in combo, no progetti non ufficiali, parlo dei quattro dischi), perché non esagero dicendo che sono tutte canzoni di una potenza inaudita. Siamo nel 2018, probabilmente dei campionamenti non frega più niente a nessuno ma persino io, che musica che non sia black non l’ascolto neanche sotto-tortura, ho sentito un brivido di emozione a sentir partire Phil Collins nelle casse mentre mi aspettavo Meek Mill che sputava il suo odio. E l’ho fatto proprio perché avevo grandi aspettative sull’inizio di questo lunghissimo percorso.

La stessa emozione, lo stesso spiazzamento e sensazione di essere di fronte a qualcosa di letteralmente immenso e trasversale—era riuscita a darmela solo un altro primo brano di un disco: “Lord Knows”, brano di apertura di Dreams Worth More Than Money, forse il miglior disco di Meek. Quel brano ripescava tutto il ripescabile: c’era 2Pac, c’era la Lacrimosa di Mozart (!), c’era il gospel grazie a Tory Lanez. Ma più di tutto c’era una cosa: la morte.

La morte aleggia anche qui—ricordate il significato di “In The Air Tonight”?—ma come al solito c’è un distillato purissimo di rap, inteso come uso della parola sul beat ma anche come produzione sonora di un beat, che cambia fino a diventare altro mantenendo sempre la sua potenza.

Nel 2014 usciva il primo disco del nostro e le prime recensioni erano tutte di questo calibro:

La potenza dell’intro era tale che i suoi usi sono stati i più disparati:

Poteva, dunque, in un periodo così movimentato, l’intro del nuovo di Mill essere da meno? Meek arriva da un passivo di 3 a 1, come ci tiene a precisare nel parlato prima del rappato, e si sente l’uomo nel mirino. “Niggas wanna hit me like I'm 2Pac" può sembrare la solita punchline, solo se non si conosce chi la pronuncia.

Non mancano poi i riferimenti a Drake con il quale, dopo che il rapper canadese lo aveva spinto nel 2014 come visto in precedenza, era partito un dissing durato all’incirca un anno—prima che a mettere al suo posto Drizzy arrivasse qualcuno di più credibile e incarognito come Pusha. Sono riferimenti di pace: Meek cita per due volte il titolo dell’ultimo EP di Drake, segno che i due sono tornati in contatto, se non bastasse il brano “Going Back”.

Ci sono, oltre a quelli a 2Pac, ben due riferimenti agli Hot Boy$, prima come gruppo e poi nel suo membro più rappresentativo Turk, che rimettono come sempre Meek nella giusta posizione rispetto alla scena. In tre minuti o poco più di brano, dunque, c’è tutto Mill. Se volete capirlo ascoltate le sue intro, non ve ne pentirete.

Tommaso è su Instagram.

Segui Noisey su Instagram e su Facebook.