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L'iPhone di un terrorista potrebbe plasmare per sempre il futuro della privacy digitale

L'FBI ha chiesto ad Apple di sbloccare il telefono di uno dei terroristi responsabili della strage di San Bernardino — Apple si è opposta, dando vita a un dibattito sul diritto alla privacy dei cittadini.
18.2.16
Foto di Michaela Rehle/Reuters

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L'iPhone di un terrorista potrebbe plasmare per sempre il futuro della nostra privacy digitale.

Martedì, il Federal Bureau of Investigation aveva chiesto ad Apple di sbloccare lo smartphone appartenuto a Syed Rizwan Farook, uno dei due assalitori che a dicembre uccisero 14 persone a San Bernardino, in California. Farook era poi stato freddato, insieme alla moglie, dalle squadre speciali della polizia.

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A questa apparentemente 'semplice' richiesta, però, Apple si è opposta fermamente, dando così vita a un'accesa discussione a livello nazionale.

Tecnicamente, il telefono apparteneva al datore di lavoro di Farook, ovvero il Dipartimento di Salute Pubblica della Contea di San Bernardino, luogo in cui è avvenuta la sparatoria.

Gli ufficiali dell'FBI, in possesso di un mandato per ispezionare il telefono, si sono bloccati davanti a un problema non da poco: il telefono era bloccato da un codice, e qualora avessero inserito un pin errato per più di dieci volte, il device avrebbe reso permanentemente inaccessibili i dati contenuti al suo interno.

L'unico modo per accedervi in sicurezza, quindi, era chiedere ad Apple di sviluppare una tecnologia di decryption — l'unico modo, almeno in teoria, che permetterebbe di penetrare all'interno di un iPhone senza danneggiarlo in alcun modo.

Così, gli investigatori dell'FBI hanno chiesto alla corte federale di Los Angeles di costringere Apple a collaborare, e i giudici gli hanno dato ragione. Ma Apple, Tim Cook in testa, non vuole sentire ragioni.

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"Abbiamo un grande rispetto per il lavoro dell'FBI, a crediamo che le loro intenzioni siano buone," ha scritto Cook. "Ma il governo americano ci ha chiesto qualcosa che non abbiamo, qualcosa che riteniamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto di costruire una backdoor per l'iPhone."

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Una backdoor, in gergo informatico, è la 'porta di servizio' che permette di penetrare all'interno di un device aggirando le misure di sicurezza che ne garantiscono la protezione.

Stiamo sfidando le richieste dell'FBI con il massimo rispetto per la democrazia americana e con amore per il nostro paese.

"Abbiamo promesso solennemente alle vittime e alle loro famiglie che faremo tutto ciò che è in nostro potere per raccogliere quanti più dati e prove possibili sui colpevoli dell'attentato," ha spiegato in un comunicato Eileen Decker, il procuratore generale del Distretto della California che sta seguendo il caso.

Secondo gli esperti, tuttavia, la guerra tra Apple e l'FBI rischia di avere conseguenze molto più profonde di quanto possiamo immaginare.

Il direttore esecutivo dell'Electronic Privacy Information Center, Marc Rotenberg, ritiene che l'eventuale cedimento di Apple rappresenterebbe un terribile precedente in grado di dare al governo ancora più potere di controllo sulla tecnologia e la privacy.

"È esattamente la stessa politica che adotterebbero il governo cinese o quello iraniano," ha spiegato Rotenberg a VICE News. "Una volta che il governo americano otterrà questo lasciapassare, sarà impossibile dirgli di no in futuro."

È risaputo che le compagnie tecnologiche collaborino con le autorità, rivelando alla polizia dati privati nell'intento di agevolare determinate indagini. Non si è ancora scoperto tuttavia fino a che punto Apple e altre compagnie abbiano collaborato con la National Security Agency (NSA) all'interno del programma di sorveglianza di massa portato alla luce nel giugno 2013 dal whistleblower Edward Snowden.

"La questione non riguarda solo quel telefono. Riguarda tutti i telefoni, i computer, le macchine, i wereable."

Oggi, però, l'FBI vuole che Apple faccia qualcosa di più che semplicemente condividere le informazioni in suo possesso. Gli investigatori stanno chiedendo ad Apple di hackerare il telefono di un cittadino per accedere alle sue informazioni private — poco importa, come Cook ha scritto ieri, che questa persona sia o meno un terrorista.

Se Apple acconsentirà alle richieste del governo, aprirà un vaso di Pandora fatto di compromessi che metterà a rischio la privacy della compagnia, dei suoi clienti, e di qualunque altro libero cittadino.

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"La decisione di opporci a questa richiesta non è stata presa alla leggera. Dobbiamo alzare la voce nei confronti di quello che, ai nostri occhi, è un abuso di potere del governo americano," ha scritto Cook. "Stiamo sfidando le richieste dell'FBI con il massimo rispetto per la democrazia americana e con amore per il nostro paese. Pensiamo sarebbe nell'interesse di tutti se [l'FBI] facesse un passo indietro, e considerasse le implicazioni di questa richiesta."

Ironicamente, l'FBI sta chiedendo ad Apple di sfruttare un buco nella sicurezza dell'iPhone 5C cui la stessa Apple aveva posto rimedio nel 2014 — come spiega Bruce Schneier, esperto di sicurezza tecnologica e ricercatore presso il Berkman Center for Internet & Society dell'università di Harvard.

Ora, l'FBI vuole che Apple torni sui suoi passi, annullando la procedura di protezione implementata in passato. Le nuove versioni dei telefoni di Cupertino sono più protette dagli attacchi hacker. Nonostante questo però, secondo Schneier, si creerebbe un precedente terribile.

"La questione non riguarda solo quel telefono," ha spiegato il ricercatore a VICE News. "Riguarda tutti i telefoni, i computer, le macchine, i wereable —  qualsiasi device."

Secondo Schneier, tra l'altro, alcune unità speciali di intelligence del governo americano hanno già le conoscenze necessarie per penetrare all'interno del telefono di Farook, se gliene fosse data la possibilità.

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"La NSA probabilmente già potrebbe farlo," ha spiegato a VICE News. "Anche i russi e i cinesi hanno già le tecnologie necessarie per farcela. Gli israeliani, secondo me, pure. Per i cybercriminali invece è solo questione di tempo, circa un anno."

Le precisazioni tecniche sollevate da Scheiner spiegano che il caso in questione non sia tanto un dibattito sul livello tecnologico, quanto piuttosto un dibattito etico sul rispetto della nostra privacy.

Secondo Nate Cardozo della Electronic Frontier Foundation, Apple e l'FBI torneranno in tribunale per discutere della faccenda. Secondo Cardozo, una vittoria potrebbe dare ai federali un altro strumento per penetrare all'interno delle vite dei cittadini.

Ma se l'FBI dovesse perdere - Apple potrebbe controbattere che hackerare il telefono significherebbe azzerare la fiducia dei consumatori nelle sue misure di sicurezza e spaventare gli investitori - allora l'ufficio di indagine potrebbe cercare di cambiare le leggi in suo favore, facendo pressione sul Congresso.

"Si tratta di un caso ad alto valore simbolico per l'FBI," ha detto Cardozo. "Se perdessero la causa, correranno al Congresso per dire 'non abbiamo i poteri necessari per costringere Apple a fare una cosa che il tribunale ci ha impedito di fare'. Penso che, in questo momento, sia questa la loro reale motivazione. Porteranno un argomento vincente davanti ai delegati americani."

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