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Music by VICE

Abbiamo chiesto a Salmo di mettere in classifica i suoi stessi dischi

Per l'uscita di "Playlist" abbiamo chiesto a Salmo di fare un viaggio nei ricordi e mettere in classifica i suoi stessi dischi, da quello che gli piace di meno a quello che gli piace di più.

di Tommaso Naccari
10 novembre 2018, 11:25am

Mentre mi accingo a incontrare Salmo negli studi di Red Bull a Milano, passo dai Navigli e di conseguenza sotto una gigantografia con la sua faccia disegnata volutamente male, che da lì a poche ore verrà come distrutta. La stessa faccia che, in una stanza denominata “verde” al secondo piano degli uffici nel quale avevamo l’appuntamento, ci osserverà per tutta l’intervista, da un cartellone.

Quando ci sediamo sono ormai 24 ore che sui social circola un’intervista in cui dice, praticamente, di volersi staccare da questo mondo rap, perché ne è quasi “schifato”. Non sono proprio queste le parole, ma è questo il sentimento che trapela.

Devo ammettere che un po’ di timore nel chiedere a una persona, prima ancora che un artista, che dimostra dalla dimensione live a ogni occasione possibile il suo rapporto viscerale con la musica — non solo la propria, tanto da andare in televisione cantando il proprio pezzo, in un pub come alle origini e non per adattarsi al contenitore, è presente.

6. Death USB, 2012

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Noisey: Capisco che sia quasi da stronzi presentarsi e chiederti a bruciapelo quale dei tuoi dischi ti piace meno o addirittura non ti piace. Però la rubrica comporta questo, quindi devo farlo: che disco della tua produzione metteresti all’ultimo posto?
Salmo: Probabilmente Death USB. Anche se ci tengo tanto. Lo metterei in fondo perché innanzitutto non è proprio un disco…

Ricordo che dichiarasti di averlo fatto in una settimana.
Sì, ma c’è anche un aneddoto interessante in quel disco. Io ho perso la borsa in metropolitana e dentro c’era l’hard disk con praticamente tutto il disco e ho dovuto riprenderlo più o meno da capo. Erano comunque otto pezzi, quindi era quasi un EP, non era un disco intero. Era molto acerbo, come produzione. Il primo disco era un misto tra rap ed elettronica, all’epoca ero appena rientrato dall’Inghilterra. Ero ispiratissimo, però ero molto ingenuo, non sapevo dove stessi andando. Era il periodo in cui era esplosa la dubstep, io ci ho rappato sopra, però non aveva una forma giusta. Era un esperimento. Ha comunque un bel po’ di valore e "Death USB" è il pezzo che mi ha aperto un po’ le porte.

5. I Demo 1999/2004/2005

Salmo: Se ascolto ancora quei demo oggi mi viene un po’ da ridere, ho la voce diversa.

Noisey: Però secondo me c’è tanto di Salmo. Penso per esempio al titolo di “Mr. Antipatia”: c’è sempre un po’ quella voglia di rompere il cazzo, di essere fastidioso.
Be’ quello è il mood che ho mantenuto in tutti i dischi. Però naturalmente nei primi demo era tutto diverso. Quei demo li facevo per farli sentire a un mio amico, al mio vicino di casa.

E tu parallelamente portavi avanti altri progetti, nel frattempo?
Sì io avevo delle band in cui cantavo in inglese. Molti però pensano che io venga dal metal, ma la realtà è che io vengo dal rap classico, ero proprio ottuso, ascoltavo solo quello e non volevo sentire nient’altro. Erano molto spontanei, non avrei mai pensato che quella roba sarebbe arrivata a un pubblico molto più vasto.

C’è stato un periodo in cui come produzione artistica hai abbandonato il rap?
Be’ se pensi al primo gruppo, gli Skasico, rappavamo in italiano sulla roba metal. Erano gli inizi del 2000, era il periodo del crossover, quindi lì avevo scoperto gli strumenti. Poi avevo altri due gruppi con cui non facevo rap: con uno facevo hardcore, con l’altro facevo stoner. Però anche quando scrivevo quei pezzi, di base l’attitudine rap c’era sempre. Quando inizi con il rap lo utilizzi con tutto. Guarda per esempio Silvano, Coez. Anche quando scrive i pezzi suoi, ora, la sento sempre che c’è una base rap. Lui e io, e altri che vengono dal nostro background, anche quando facciamo altro, ti faremo sempre sentire quel sapore: le punchline e tutto quella roba lì. Non riuscirei mai a scrollarmelo di dosso.

4. The Island Chainsaw Massacre, 2011

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Salmo: Questo disco anche è acerbo, è il disco dal quale sono cambiato di più probabilmente, perché il trittico finale è un'evoluzione coerente, invece con questo (e poi con Death USB) stavo ancora sperimentando.

3. Midnite, 2013

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Salmo: Sono indecisissimo, non saprei se mettere Midnite o Hellvisback. Ti dico Midnite. Questo è il mio disco un po’ più vasto. Questo è stato il disco della conferma. Piace un sacco perché avevo preso una posizione. C’era l’elettronica ma rimane comunque un disco molto rap, penso a “S.A.L.M.O.”. Ma guarda, ripensandoci forse metto Hellvisback, non possiamo metterli parimerito?

Noisey: Capisco il dilemma. Questo disco è anche il disco in cui si crea iconicamente l’immaginario di Salmo. Se penso a te, magari mi odierai, la prima immagine che mi viene in mente sono i video con YouNuts, quell’immaginario lì.
Eh sì è da quel disco che abbiamo iniziato a lavorare insieme, è da lì che è partito tutto il viaggio. I dischi dopo sono stati l’evoluzione di Midnite. Anche Playlist è l’evoluzione di Hellvisback.

2. Hellvisback, 2016

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Salmo: Questo era un disco molto serrato, un po’ acerbo. Playlist è l’evoluzione, è un po’ più colorato.

Noisey: Tra l’altro mi fa molto specie che se guardi gli ultimi tre dischi, tu parli di evoluzione e guardando le copertine ci sia invece sempre più una stilizzazione: prima la foto, poi il disegno, poi lo scarabocchio.
Se guardi un po’ tutta la salita è un po’ la visione di Picasso, metterci tanto tempo per ritornare bambini.

1. Playlist, 2018

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Salmo: Per questa copertina, lo avrai visto, c’era un’aspettativa molto grossa, molto alta. Dopo Hellvisback dovevo fare una copertina incredibile, di quelle che quando le vedi si illumina. Invece ho voluto proprio tagliare le gambe, tornare indietro.

Noisey: Per questo prima ti dicevo quella cosa del rompere il cazzo…
Be’ perché sennò dovrei fare quello che faccio? Ci sono delle persone che prendono la musica e il rap come un mezzo per fare i soldi. Quando inizierò anche io a pensare una cosa del genere dovrò smettere. Visto che sono in gioco e tutto quello che faccio lo faccio pensando all’arte, sarebbe stupido non osare. A costo di farmi infamare. Hescher diceva che lo stupore è il sale del mondo. Io sapevo che con questa copertina avrei fatto un macello. I ragazzini non la capiscono, si struggono “Ah, ma cos’è questa merda, anche io la saprei fare così”. Certo, sta proprio lì il trucco. Chi fa grafica, invece l’ha capita. Questa roba qua è un po’ il discorso alla Manzoni, è la merda d’artista, come sputare in faccia alla grafica. In più la copertina è stata impaginata da me e Moab, che non è uno stupido. Io avevo già questo disegno…

Quindi il disegno è tuo?
No, il disegno è di un bambino. Me lo ha dato a un instore del 2015 un bambino di otto anni. Avevo già altre idee di copertine, ma erano più classiche, con la foto. Quando ho fatto vedere il disegno a Moab lui subito mi ha detto “È questa, metti questa”. Il disegno è intonso, come me lo ha consegnato il bambino, ci ho aggiunto solo il fulmine a penna, perché me lo sono tatuato dopo. È così brutta e infantile che ti rimane. Io non riuscirei a rifarla così. Tu immaginati questo ragazzino che l’ha disegnato dal cuore: era la sua visione, mi ha fatto tutto storto, con un orecchio solo, pazzesco.

Be’, Playlist
Ti interrompo subito, perché voglio dirti che il titolo rispecchia pienamente lo spirito del disco. Dentro c’è un po’ di tutto: il pezzo mega ‘90 con Fibra, pezzi d’amore, pezzi elettronici, pezzi trap.

Per questo disco tra l’altro sei tornato in Sardegna.
Sì, avevo idee abbozzate in giro. Per esempio “90 Minuti” l’ho fatta in California. Poi sono tornato in Sardegna, dove ho messo degli strumenti, risuonato dei pezzi, registrato dei pezzi. Poi a casa mia potevo stare tranquillo, sapevo di non avere live e impegni. A tutto ciò si sono aggiunti i ragazzi di Redbull che mi hanno chiesto se volessi lo studio mobile, e che fai, non prendi lo studio mobile? Tra l’altro c’era il problema di come far entrare in casa questo tir. Ho dovuto tirare giù una parete. Avevo in giardino un camion, non vedevo neanche il sole: uscivo dalla porta di casa ed entravo dal retro del camion.

In questo momento sta girando la tua cover story per Rolling Stone, in cui il punto saliente è la tua volontà di prenderti una pausa. Hai voglia di parlarne?
Non sono stanco della musica. Non riuscirei mai a smettere di fare musica, non decido io, è l’ispirazione che viene a cercarti. Mi voglio allontanare dal rap game, sta iniziando a perdere un po’ l’entusiasmo e la competizione. Il mercato è così saturo che inizio a vedere le persone che non capiscono più niente. Vedo persone che diventano famosi non per la musica ma per il personaggio. Io anche conosco le loro facce, i loro vestiti, mi guardo le loro robe su YouTube, le storie ricaricate. Però non so le loro canzoni. Non la sento più mia, non voglio ritrovarmi come gli artisti pop che ora vengono superati da completi idioti. Vorrei cercare stimoli in altre cose e so già dove andare. Non ho voglia di stare a giocare con questi ragazzini dementi. A quest’età, non so perché, mi è venuta voglia di studiare.

Una delle cose che ti riconoscono in molti è quella di saper leggere il music business meglio di altri: hai anticipato i tempi con la spinta su YouTube, ora dici che questo sarà il tuo ultimo disco fisico. Come mai?
Be’, anche l’immaginario di Mr Thunder ha predetto diverse cose, no? Il fatto di fare i dischi fisici andrà a morire. Solo in Italia questa cosa resiste, in giro per il mondo i dischi non esistono. Questa roba di Telegram, di dischi spoilerati, è un altro esempio lampante (come per praticamente tutti i dischi da qualche anno a questa parte, anche quello di Salmo ha girato su Telegram prima dell’uscita, nda). Ti fa capire che prima di tutto la musica ormai è gratis, la musica è un incentivo per venire a vedermi live, il guadagno è nei live, non nella discografia che sta morendo, non ci sono più soldi.
È strano che debba essere io a spiegare alle multinazionali e alle etichette come si lavora. L’unico modo per non spoilerare il disco sarebbe far uscire prima il disco digitale e poi quello fisico. Sai perché succede questa cosa dei dischi spoilerati? Tu quando devi far uscire il disco lo mandi ai distributori e i distributori hanno dei figli che gli rubano i dischi. Oppure, non dovrei dirlo ma te lo dico, c’è stato un errore di Amazon, hanno spedito i dischi in anticipo: così questi hanno preso i pezzi e li hanno messi online. Come si fa a non capire che è un problema? Le multinazionali fanno uscire il disco e poi si disperano per gli spoiler. Devi capire che c’è un sottobosco su internet e questa gente ti incula.

Basta fare dischi, i dischi non funzionano più. Playlist, il concept, è perché la musica che facciamo viene smembrata e messa negli scaffali più disparati: nessuno si ascolterà tutto il disco. Diverse persone prenderanno diversi pezzi e li metteranno in diversi contenitori.

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