Pubblicità
estremismi

La legge ha messo a tacere la scena musicale neonazista spagnola

Un concerto a Saragozza ha aizzato nuovamente la polemica: ripercorriamo i passi che hanno portato alla situazione attuale, compreso l'articolo del codice penale che dal 2015 che punisce l'istigazione all'odio razziale.

di Quique Badía
27 gennaio 2016, 11:36am

Immagini del concerto neonazi a Saragozza [via Arainfo]

Segui VICE News Italia su Facebook per restare aggiornato

Per una notte, lo scorso 5 dicembre, un campeggio di Saragozza ha ospitato un palco 'decorato' con svastiche e croci celtiche.

Qui alcune decine di giovani skinheads hanno commemorato la scomparsa di tre camerata — Ivan, Jorge e Vanesa, scomparsi il 18 novembre 2000 in un incidente stradale.

Secondo quanto dichiarato dal Comune di Saragozza, non è la prima volta che si verificano eventi del genere: per Fernando Rivarés, portavoce dell'amministrazione cittadina, ritrovi simili si tengono almeno "due volte l'anno." 

In Spagna, come in altri paesi europei, non è raro assistere a eventi musicali caratterizzati "dall'esposizione di bandiere con svastiche, in cui viene negato l'olocausto, si incita all'odio e si erge Hitler a modello." 

Per queste ragioni, la città ha annunciato che denuncerà gli organizzatori alla Procura.

Restano comunque lontani i tempi in cui a questo tipo di eventi partecipavano persone provenienti da tutta Europa. 

L'ultimo risale al 2010, quando nella Sala Heineken di Madrid si tenne un concerto dei Batallón de Castigo, band di estremisti capitanata dall'ex detenuto Eduardo Clavero, condannato nel 1990 per omicidio. Per vedere dal vivo il gruppo, formatosi dietro le sbarre, accorsero centinaia di fan.

Un anno dopo quel live, il Tribunale Supremo spagnolo confermò lo scioglimento dell'organizzazione neonazista Hammerskin. Nella sentenza il gruppo venne accusato, tra le altre cose, di avere organizzato concerti in cui si propagandavano ideologie discriminatorie.

Ma la stoccata decisiva contro la scena neonazista spagnola è arrivata successivamente, con l'introduzione del reato di "istigazione all'odio, alla discriminazione e alla violenza" attuata per motivi di "razza, sesso o credenze religiose," reso legale dall'articolo 510 del Codice Penale in vigore dal 1 luglio 2015.

"La scena musicale neonazista spagnola vive oggi abbastanza nascosta. Non come un tempo, quando esisteva una vera e propria realtà alla luce del sole che agiva nell'impunità," spiega a VICE News Esteban Ibarra, presidente del Movimiento Contra la Intolerancia.

Versione punk dell'inno fascista italiano "All'Armi" suonato dal Batallón de Castigo a Madrid nel 2010. Il pubblico grida 'Sieg Heil' alla fine della canzone.

Il rischio di commettere un reato costringe i neonazisti a essere più prudenti. VICE News ha incontrato alcuni dei collettivi antifascisti che monitorano le attività di questi gruppi.

"Da diversi anni [i neonazisti] hanno diminuito considerevolmente le apparizioni pubbliche e i concerti: uno o due all'anno, in una cerchia ristretta di amici. Vengono pubblicizzati pochissimo e sono clandestini. Non c'è pubblico," spiega a VICE News un attivista che preferisce mantenersi anonimo.

"Non viene comunicato chi suonerà, né dove avverrà il concerto. Il passaparola è interno ai movimenti, non ci sono annunci pubblici. Viene fornito piuttosto un numero di telefono o un indirizzo di contatto. Il tutto con molta discrezione," spiega il militante antifa.

Molto spesso, la scelta della location ricade su spazi privati. Alla fine di febbraio dell'anno scorso, a Saragozza si tenne un evento all'interno di uno spazio occupato dai neonazisti, l'Hogar Social Las Fuentes. Gli antifascisti protestarono in strada scontrandosi con gli occupanti.

Imágenes de los enfrentamientos ante Hogar Social Las Fuentes.

Il campeggio di Saragozza che ha ospitato l'evento di dicembre ha spiegato che "la scelta di escludere determinati clienti sulla base del sospetto che sostengano un'ideologia filonazista" è, in pratica, "inapplicabile."

Secondo i responsabili del campeggio, la polizia era avvertita e avrebbe vigilato per verificare che non si fossero prodotti contrasti. 

Perché non è intervenuta, applicando l'articolo 510 del Codice Penale? Secondo gli esperti, è una questione di formazione. "La polizia è a malapena preparata," spiegava Esteban Ibarra a dicembre.


Segui VICE News Italia su Twitter e su Facebook

Segui Quique Badia su Twitter: @qbadiamasoni