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razzismo

Instagram è utile a un sacco di cose. Postare foto di 'poveri bambini neri' non è tra queste

Contro questo bisogno prettamente occidentale di ritrarre l'Africa come un luogo fragile, fatto di terra rossa, mosche e bambini.

di Dipo Faloyin
02 maggio 2019, 6:45am

Foto di Stacy Dooley/Instagram.

Capisco sia difficile vedere un bambino nero che sorride e resistere all'impulso di prenderlo in braccio e celebrarne la gioia, soprattutto considerate tutte le difficoltà che l'essere neri e giovani comporta. Ma: non prendere in braccio bimbi neri a caso. E: non costringerli a farsi una foto con te.

Sento che vada specificato, perché non passa settimana senza che sui social vengano pubblicate foto del genere. Foto come:

La persona qui sopra è la presentatrice e giornalista inglese Stacey Dooley, e non è certo la prima pellegrina d'Occidente a non promuovere il suo altruismo promuovendolo—e non sarà nemmeno l'ultima. Anzi: al giorno d'oggi è praticamente un rito di passaggio per chiunque, come hanno dimostrato le stesse reazioni alla foto di Dooley (scattata mentre si trovava sul set di un documentario probabilmente dotato di tale script:

Primo piano di un bambino in lacrime, con le mosche che gli svolazzano intorno.

Narratore [con voce drammatica]: Matombi ha otto anni, ma sembra molto più piccolo...

Il resto potete immaginarvelo da voi).

Quando il politico laburista ha accusato Dooley di complesso del White Saviour, in tanti hanno reagito dando a lui del razzista, del poveretto fissato col colore della pelle e incapace di apprezzare quanto di buono stesse facendo Dooley. Qualcuno ha pure twittato: "Il mondo ha bisogno di più salvatori, di qualunque colore essi siano."

Come si può controbattere, del resto? Essere contro i supereroi è un po' come essere contro la pizza. Devi essere folle. Quindi chiariamolo per bene: viva i salvatori. Salvano cose che hanno bisogno di essere salvate.

Ma il concetto di "white saviour" è diverso. Si riferisce a un bisogno prettamente occidentale di ritrarre l'Africa come un luogo fragile, fatto di terra rossa, mosche e bambini che non sanno nemmeno cosa sia il Natale. Rinforza l'idea che gli africani non possano mai essere la soluzione, che siano entità senza capacità di agire sul proprio destino, e che il sole e la speranza possano esistere solo nell'abbraccio rassicurante di un bianco. L'attenzione va alla celebrità, e non alle vite che stanno apparentemente cercando di cambiare. Il bambino in braccio a Dooley non è un oggetto di scena o una comparsa e non dovrebbe essere trattato come tale.

Molte delle sfide che vive l'Africa oggigiorno sono universali, anche per via delle ramificazioni del colonialismo e del modo in cui questo ha usurpato un continente, costringendo culture molto diverse tra loro a unirsi in nazioni contro la loro volontà. È un passato pesante con cui molti paesi stanno ancora facendo i conti, e c'è sicuramente spazio per chi voglia aiutare, idealmente sotto la supervisione di qualcuno del luogo o che lo conosce.

E se tu sei tra chi vuole aiutare, e vuoi capire come comportarti in questo campo minato senza vederti dare del razzista, allora provaci, ma poniti questa domanda: come ti comporteresti in un orfanotrofio a Londra (parlo di Londra perché è qui che vivo)?

Chiederesti a chiunque di interrompere il loro lavoro per mettersi in posa intorno a te e farsi scattare una foto? Dopo aver visto e magari abbracciato o accarezzato un bambino che se ne stava per i fatti suoi, l'avresti preso in braccio per fartici immortalare come se si trattasse di un trofeo?

Ecco. E se sei in un paese africano e senti il bisogno di postare una foto di qualcosa, prova con la frutta. La frutta è incredibile. Fotografa la frutta.

@DipoFaloyin