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Se hai pochi amici è perché sei più intelligente della media - lo dice la scienza

Se preferite stare da soli e fare qualcosa che vi piace invece che vedere i vostri amici, la scienza ha una buona notizia per voi: secondo un nuovo studio potreste essere più intelligenti della media.
22.3.16

Amici. Immagine

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Se vi è mai capitato di ricevere un messaggio preoccupato di un amico che vi dice che dovete "parlare" perché vi sente troppo distanti, probabilmente vi sarete anche chiesti che senso abbia avere amici. Forse preferireste stare da soli a fare qualcosa che vi piace, tipo dipingere o scrivere. Be', secondo un nuovo studio il vostro desiderio di isolarvi potrebbe essere dovuto al fatto che siete più intelligenti della media.

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Di recente, gli studiosi Satoshia Kanazawa e Norma Li hanno cercato prove della genialità delle persone solitarie. Dalla loro ricerca è emerso che mentre per la maggior parte degli individui il livello di felicità aumenta in corrispondenza a un alto livello di interazioni sociali con le persone care, le persone "estremamente intelligenti" sono più felici quando non passano del tempo con i loro amici.

Cito testualmente dall'abstract del loro paper: "Le persone più intelligenti sono tanto meno soddisfatte quanto più di frequente socializzano con gli amici." Bellissimo. Non so voi, ma quando penso alla genialità io penso al Mensa—la più antica associazione di persone estremamente intelligenti. Ann Clarkson, la responsabile comunicazione del loro ufficio inglese, mi ha detto che questa nuova scoperta è "probabilmente almeno in parte collegata alla personalità individuale—le persone con un QI molto elevato possono essere sia estroverse che introverse."

Tuttavia, Clarkson non ha propriamente smentito la notizia. "Lo studio ha riconosciuto il fatto che talvolta le persone molto intelligenti si sentono isolate da chi hanno intorno perché vedono il mondo in un modo diverso. In effetti, trovare qualcuno che processa le informazioni al tuo stesso modo può essere difficile se il tuo cervello funziona come quello del due percento della popolazione," mi ha detto. Qusto numero—il due percento—si riferisce al numero di persone con un QI superiore al resto della società che possono far parte del Mensa. Non equivale, come mi ha spiegato Clarkson, al numero delle persone che la psicologia riconosce avere un QI superiore alla media.

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Il dott. Robert Sternberg è un professore della Cornell University specializzato nello studio dei legami tra l'intelligenza e le relazioni interpersonali. "Non c'è alcun significato psicologico dietro l'espressione 'intelligenza superiore'," mi ha detto. Tra gli psicologi, mi ha spiegato, ci sono ancora molti dubbi su cosa si debba considerare un'intelligenza superiore e su quanti diversi "tipi" di intelligenza esistano. "Nella mia teoresi distinguo tra intelligenza analitica (QI), intelligenza creativa e intelligenza pratica," mi ha detto. "Possedere un QI elevato non influisce per niente sulle altre due categorie. Ma l'istruzione è talmente pensata per gli alunni con un QI elevato che questi non hanno poi alcun incentivo a sviluppare un'intelligenza sociale, emotiva o pratica. Con risultati disastrosi."

La teoria di Kanazawa e Li, denominata "teoria della felicità nella savana" è esposta in termini di psicologia evoluzionista. Stando a questa teoria, le situazioni che viviamo oggi devono essere considerate nel contesto delle nostre esperienze ancestrali. Secondo il Washington Post, i ricercatori "hanno teorizzato che lo stile di vita dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori stia alla base di quello che ci rende felici oggi." Le persone più intelligenti sono in grado di affrontare i cambiamenti più facilmente di quelle meno intelligenti e potrebbe essere per questo che per loro le relazioni sono meno importanti. Ma come mi ha fatto notare il dott. Sternberg, "il problema della psicologia evoluzionista sta nel fatto che ci chiede di immaginare come doveva essere la vita nella preistoria, quando abbiamo problemi anche solo a immaginare come doveva essere la vita nel Medioevo o nella prima metà del Novecento."

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Secondo lui, il fatto che le persone più intelligenti preferiscano avere meno rapporti di amicizia perché sono diverse e si sentono sminuite dalle persone intorno a loro—un po' come gli studenti più brillanti preferiscono lavorare da soli invece che in gruppo con persone che ritengono meno intelligenti di loro—è discutibile. Inoltre, mi ha spiegato, "non è sempre l'individuo più intelligente di un gruppo quello che poi prevale," per cui una persona intelligente potrebbe trovarsi a dover seguire persone meno intelligenti. Inoltre le persone molto intelligenti potrebbero semplicemente essere troppo impegnate con il lavoro per passare il tempo con gli amici.

Ma questa è solo una faccia della questione. Secondo il dott. Sternberg, si può anche affermare che "le persone molto intelligenti sono quelle che hanno più bisogno di amici proprio perché la loro intelligenza non sempre coincide con grandi capacità sociali, emotive o pratiche." Questa affermazione ci riporta ai diversi "tipi" di intelligenza esistenti. Per esempio, una persona può far schifo nei test ma essere in grado di manipolare l'insegnante e farsi dare così dei buoni voti. Oppure si può essere dei geni creativi, che non sanno la matematica ma sono molto brillanti in altri campi. Ci sono persone che tecnicamente hanno un'intelligenza superiore ma le cui abilità interpersonali sono così inadeguate da non poter raggiungere i loro obiettivi.

"Una persona intelligente può non riuscire ad arrivare dove vuole perché non riesce a interagire con gli altri membri del gruppo in cui si trova," ha concluso il dott. Sternberg. "L'intelligenza superiore non è correlata all'intelligenza sociale, emotiva o pratica. È ironico: la persona intelligente che non vuole interagire con gli altri potrebbe essere anche quella che ha più bisogno di interagire con gli altri per avere successo nella vita."

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