Sfigati e bamboccioni

La recente dichiarazione di Martone va a colpire una lobby molto più influente e numerosa di quella composta da tassisti, farmacisti, notai e avvocati messi insieme: la crosta di criptostudenti che passa la notte a guardare video di Carmelo Bene...

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26 gennaio 2012, 11:00am

Quando scrissi un paio di settimane fa di come il governo Monti avesse mandato in buffering l’era culturale post-berlusconiana non pensavo che avrebbe ripetuto così in fretta—in un modo così efficiente—il metodo di deframmentare i costumi sociali italiani con il Sottosegretario Martone. C’è della sovraeccitazione per quello che ora si può dire e fare, come se finalmente le false dicotomie sempre presenti nella retorica del “politicamente scorretto” e usate, alla fine, solo come violenta difesa della maggioranza verso il diverso e l’eccentrico fossero state invertite. In questo momento l’intero Consiglio dei Ministri sembra una diciannovenne della provincia di Bari appera arrivata in Erasmus con in valigia una scatola di Durex, delle anfetamine e tanto livore verso suo padre. Molte cose verranno fatte solo per reazione rispetto a chi comandava prima, spesso saranno stronzate, ma alla fine ne sarà valsa la pena.

La dichiarazione che “tutti quelli che non si laureano entro i 28 anni sono degli sfigati” di Martone risulta però particolarmente interessante perché va a colpire una lobby molto più influente e numerosa di quella composta da tassisti, farmacisti, notai e avvocati messi insieme. Attaccare queste categorie, inoltre, non richiede certo lo stesso sforzo intellettuale richiesto per convincere un bimbo obeso a togliersi la tshirt bianca e a buttarsi in piscina; anche Bersani ci aveva provato ai tempi di Prodi—fallendo. Nessuno, invece, aveva mai tentato di criticare la crosta di criptostudenti che passa la notte a guardare video di Carmelo Bene su YouTube e a spruzzarsi ketchup in bocca. O meglio, qualcuno ci aveva provato. Padoa-Schioppa. Quando aveva dato dei “bamboccioni” allo stesso strato semi-galleggiante di società. Ma poco dopo è morto con la faccia nel minestrone. Coincidenza?

Fa quindi particolarmente specie notare come proprio la generazione che ha diffuso e sottoscritto furiosamente la mitopoiesi fra la Capitaneria di Livorno e il Comandante della Concordia su blog e social network, abbia reagito invece in maniera così sgraziata alle dichiarazioni di Martone. Come fare a non intuire che quest’ultimo è il De Falco della situazione, in piedi la notte a tentare di coordinare disperatamente il soccorso per l’esame di “Semiotica B” mentre tutto, intorno, si sta velocemente stempiando? Bisogna essere un branco di Schettino per non capirlo. E fare, come in questo caso, la classica campagna di distruzione della persona, in mancanza degli argomenti. È impossibile rispondere al fatto che centinaia di migliaia di persone vivono nel limbo dei propri primiventanni, trascinandoli per la pelle delle ginocchia anche ben oltre i trenta. Allora si procede con le argomentazioni fallaci su famiglia e curriculum di chi critica la cosa, come se questo inficiasse una realtà incontrovertibile.

Solo chi ha annusato la muta di bocconiani con camicie a righe e Axe Spray al muschio selvatico trottare nel suo bar preferito può comprendere. Solo chi ha visto entrare un amico nella città-stato La Sapienza e non uscirne mai più sa cosa si prova.

E capisco, la crisi è difficile; ma per fortuna vi siete preparati prima, mettendoci dieci anni a laurearvi in Scienze della Comunicazione.

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