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Con la polizia sulle tracce degli immigrati irregolari londinesi

"Il piano per fare irruzione nelle case era questo: mandare i mansueti impiegati comunali a bussare alle porte, e far spuntare poi i Robocop giganti nel momento in cui gli veniva aperto."
03 settembre 2013, 9:02am

Un tempo si pensava che i capricci del mercato immobiliare di Londra riguardassero solo quei ricchi ottusi convinti che Nick Hornby abbia inventato il calcio, ma negli ultimi anni le cose sono cambiate. Vivere nella capitale è ormai un problema per le masse: negli ultimi due anni, buona parte del centro è stata acquistata da investitori stranieri, e grazie agli incentivi statali, un numero crescente di famiglie sta per essere dislocato in periferia. Qui, in aree come Newham—che già soffrono per il problema dei senzatetto e dell'immigrazione clandestina—le condizioni sono in costante peggioramento.

All'inizio di quest'anno è arrivata la notizia che il consiglio municipale di Newham ha spedito dozzine di senzatetto in un hotel nel quartiere a luci rosse di Birmingham. Quando ho chiamato l'hotel per scoprire cosa stesse succedendo, la receptionist, presa dal panico, ha minacciato di farmi causa se solo mi fossi avvicinata all'edificio—cosa un tantino difficile, visto che non conosceva il mio nome e non sapeva chi fossi. Quando ho tentato con le autorità locali, mi è stato detto che il dipartimento per l'assegnazione degli alloggi si trova in una situazione critica, e che spedire coloro che cercavano un riparo in un'altra città era l'unica opzione rimasta. Per farmi conoscere le loro ragioni mi hanno invitato ad assistere a un controllo di abitazioni affittate abusivamente.

Ho accettato con piacere.

Una volta arrivata all'incontro ho visto che non ero sola. Otto agenti della UK Border Agency (Polizia di Frontiera), tutti pompati come palloni, erano lì ad accogliemi stipati in due monovolume nere, come un gruppo anti-terrorismo spedito a proteggere il popolo britannico dalla—brividi di paura—minaccia degli stranieri irregolari.

Mi sembrava strano che una pattuglia della Border Agency volesse una giornalista fra i piedi durante il turno, dato che negli ultimi mesi hanno fatto di tutto per ribadire l'impopolarità di cui godono—sfilando con i loro furgoni nelle comunità di stranieri, procedento a perquisizioni a tappeto in metropolitana e postando tweet che sembravano scritti da qualcuno i cui comunicati politici si riducono a svastiche scarabocchiate nei bagni dei locali. Comunque erano tutti li, un'allegra combriccola di acchiappa #immigrationoffender.

Ma ecco il punto: gli immigrati sono un gruppo relativamente ridotto, che nel complesso cerca solo di adattarsi e di non farsi rispedire indietro. Forse rispetto ad altri quartieri ci saranno state più finestre ricoperte da giornali invece che da tende, ma questa roccaforte dell'immigrazione clandestina assomiglia in tutto e per tutto a qualsiasi altra strada della periferia di Londra. Il piano per fare irruzione nelle case era questo: mandare i mansueti impiegati comunali a bussare alle porte, e far spuntare poi i Robocop giganti nel momento in cui gli veniva aperto.

Ho seguito la polizia su per le scale fino al primo appartamento. Angusto e scarsamente illuminato, l'aria era viziata, e si capiva che le finestre non venivano aperte da giorni. Non era grande, ma vivibile per gli standard di qualsiasi venticinquenne del paese. I poliziotti non sono sembrati impressionati, anche se hanno guardato con orrore i piumoni ammassati in corridoio, gli schizzi di cibo sulle pareti della cucina e lo spettacolo scioccante dei rotoli di scottex, ancora impacchettati e stipati in un buco sopra le scale.

Non ho fatto foto degli inquilini. La polizia mi ha detto che potevo, ma dopo averne scattate un paio ho preferito uscire, e lasciare loro un po' di privacy mentre subivano gli interrogatori. Quello è stato il momento in cui un rappresentante del consiglio di zona mi ha rivelato che recentemente avevano scoperto una proprietà in cui vivevano 38 persone, di cui 16 erano bambini.

Nonostante il loro stato fatiscente, camere in appartamenti come quello vengono affittate per 300 sterline al mese. Uno dei membri del consiglio mi ha detto che un possidente immobiliare di Newham che vive in una grande proprietà nell'Essex è sotto indagine. Tuttavia, considerando come dieci minuti dopo la polizia ha trascinato via un poveraccio in manette, è difficile capire chi siano coloro che vengono puniti più duramente: se i loschi proprietari o gli immigrati clandestini a cui affittano le loro proprietà.

All'uomo in questione era scaduto il visto da poche settimane; come mi ha spiegato una agente, si trattava di studenti in cerca di lavoro e di un'educazione migliore, intenzionati a rimanere nel Paese sono temporaneamente.

Abbiamo effettuato sopralluoghi in un sacco di edifici lungo la stessa strada, ma verso le deici le cose si erano già calmate, e la gente ha smesso di rispondere alle nostre scampanellate alla porta. Se fossi stato un immigrato clandestino nel pieno della routine mattutina—se mi stessi, non so, facendo un paio di uova_—_non credo avrei aperto la porta dopo aver visto la polizia girare per strada.

Pochi minuti dopo però abbiamo sentito dei suoni sospetti sovrastare il traffico della strada principale. Abbiamo girato intorno a un edificio, e siamo saliti sul tetto. Una finestra era aperta, e la polizia si è stretta nelle spalle. Il verdetto? Probabilmente a) che gli abitanti dell'appartamento hanno scalato l'edificio e sono fuggiti, o b) che si sono nascosti in casa dei vicini. Quest'ultima teoria però non è stata testata, perchè "chiaramente adesso non ci aprirebbero."

La polizia si guardava in giro sconsolata, erano stati sconfitti dall'insormontabile ostacolo delle porte chiuse. Stavamo tutti lì, visibilmente perplessi, sul tetto di una casa vuota. Dal nostro punto di osservazione potevamo vedere file di capannoni prefabbricati costruiti nei piccoli cortili degli appartamenti. Non più grandi di una stanza singola, e spesso senza finestre, la polizia mi ha detto che sono stati costruiti dai proprietari per poter affittare a più inquilini. Mi hanno portato di sotto e me ne hanno mostrato uno che era stato palesemente abbandonato da poco, con coperte per terra e un iPhone5 che suonava incessantemente.

Sull'altro lato della strada, una donna indiana ha aperto la porta, insistendo sul fatto che solo lei e sua nonna abitassero lì. Perlustrando, la polizia ha scoperto due uomini addormentati in una camera da letto alla fine di un lungo corridoio. Una poliziotta li ha svegliati e gli ha chiesto i nomi e quanti anni avessero. Il primo è stato più lucido, ma il secondo ha detto, con un accento del Punjabi, prima che ne aveva 22 e poi che ne aveva 25. La situazione non è migliorata quando ha detto che era inglese ma che non ricordava come si scriveva il suo nome. La donna che ci aveva fatto entrare non sembrava sapere molto sui suoi due coinquilini, ed è sparita in una stanza con alle pareti grandi poster colorati delle divinità indù.

Fino ad allora le cose erano state abbastanza tranquille. Anche se sapevo, data la mia presenza, che le perlustrazioni almeno per il 30 percento non erano altro che pubbliche relazioni. La polizia non era mai stata aggressiva.

Ma in seguito le cose si sono fatte più complicate. Una seconda poliziotta ha fatto irruzione nella stanza dove erano i due uomini, e ha cominciato a minacciare quello che aveva bofonchiato le sue generalità—ricordate, quello che era inglese ma che si era scordato la sua età e come si scriveva il suo nome—con il tipico atteggiamento atteggiamento passivo-aggressivo del tipo "Non vuoi vedermi davvero arrabbiata, amico."

Cosa avrebbe fatto se si fosse arrabbiata? Nessuno di noi poteva saperlo. L'uomo, sempre più confuso, si stava infilando in un vicolo cieco. "Mi sto arrabbiando, amico," ha detto lei. "Non mentirmi." A questo punto il ragazzo non sapeva che pesci prendere, e ha deciso di utilizzare la strategia delle scuse. "Scusami, tesoro," ha detto.

Non è una buona cosa da dire a una poliziotta. "Non sono il tuo tesoro!" ha ululato prima di lanciarsi in uno sconcertante sproloquio sull'emancipazione femminile. Come potete immaginarvi era una situazione scomoda, e ho cominciato a sperare che qualcuno mi facesse uscire da quella stanza. Anche i suoi colleghi hanno cominciato a mettersi in mezzo e ad agitarsi nervosamente.

Forse questo è il genere di gioco del "poliziotto buono, poliziotto cattivo" che funziona con persone che non hanno visto abbastanza episodi de L'ispettore Regan per capirlo. O forse no, dopo tutto gli altri poliziotti facevano di tutto per placarla e per tenermi lontano dalla scena. Tutti ammassati nella stanza per fare da pacieri, cosa che ovviamente ha avuto l'effetto negativo di sembrare be', sei agenti di polizia nella camera di due uomini inoffensivi: un po' eccessivo.

Quando la poliziotta isterica ha rifiutato di lasciare la stanza perché i due uomini potessero vestirsi, ho girato i tacchi. In una camera da letto, all'altra estremità del corridoio, un cappellino da bambini della Nazionale inglese era appeso a uno dei quattro letti a castello. La donna che aveva aperto la porta è entrata con il marito, e mi ha spiegato che apparteneva a suo figlio, che viveva in India con la nonna. Cercavano di vederlo tutte le volte che era possibile, e speravano un giorno di poterlo portare con loro a vivere in Inghilterra.

L'invito del Consiglio di Newham aveva lo scopo di offrirmi una panoramica sulla situazione abitativa della zona. Per certi versi è stato cosi, per altri invece non ha fatto altro che rimarcare quanto siamo impauriti, e desideriamo rimpatriare persone che stanno solo cercando di migliorare la loro esistenza. Prima di andarmene la donna mi ha  seguito giù per le scale, mi scritto le indicazioni per trovare la stazione su un pezzo di carta e mi ha augurato buon viaggio, che è molto più di quello che i poliziotti mi hanno detto in tutto il giorno.

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