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La festa di Natale di VICE

La follia dei regali

Nella prima casellina del Calendario dell'Avvento della Festa di VICE, Demented parla da solo di regali di Natale.
9.12.13

Oggi iniziamo il Calendario dell'Avvento della Festa di VICE con Vodafone Unlimited e #sceglitu. Nella prima casellina, Demented parla da solo di regali di Natale.

Illustrazione di Simone Tso.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

"Natale" (G .Ungaretti)

Questo diceva Ungaretti a proposito del Natale, la festa più gettonata di sempre, quasi un blockbuster delle festività. Evidentemente lui se lo viveva alla grande: sfido io, dopo la guerra penso si accontentasse di aver salvato la pellaccia e di un caldo focolare. Al contrario, ai giorni nostri tutto ciò pare dato per scontato quasi come Babbo Natale quando te lo fanno uscire dal cilindro in tenera età. Babbo Natale porta i doni, non si sa perché, però ci credi, e di conseguenza puoi credere a tutto, salvo poi renderti conto che chi mangia i biscotti inzuppati nel latte non è uno che vive in Lapponia, ma tuo padre che fa la voce da vecchio raffreddato mentre tu sei nascosto nel lettino.

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In effetti però questo è il più bel ricordo che ho del Natale, e sentire “Babbo Natale” fare incetta delle provviste che gli lasciavo era un’allucinazione sonora più che realtà perché—ovviamente—non potevo vederlo o toccarlo. Del resto, bearsi in un mondo mitico di fantasia è pure giusto, visto che senza topos non si va avanti. Ma topos per topos io preferirei fosse Odino a portarmi i dolciumi, come da scomparsa tradizione tedesca, piuttosto che un barbone sovrappeso associato alla Coca-Cola.

Un brano che è una sfilza di topos da manuale, una marchetta dei Pooh per pochi intenditori.

Ad ogni modo, io col Natale non ho alcun problema, anzi: per me è stato sempre un periodo magico. Le luci e l’atmosfera mi portavano dritto verso la trascendenza, al di là del religioso o del pagano. Poi a volte questo quasi universale sentire spirituale veniva stroncato dalle bestemmie dell’autista dell’Atac proprio il 24 dicembre, in un ingorgo in curva. Nonostante ciò, ho sempre combattuto per vivermi il Natale come una tregua dal mondo moderno. Che piaccia o no, è una tregua: c’è chi sfugge ai parenti e chi li affronta, c’è chi ci sta bene di partenza e ne trae rifugio e calore, c’è chi se lo vive in un eremo e chi non ha più nessuno a questo mondo, ma l’idea comune a tutti è quella di limitare i danni. Nessuno ne è mai uscito vivo, ma neanche morto: diciamo ne è venuto fuori modellato come quando un fiume radioattivo ti scende addosso e la prognosi è ignota.

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Oggi che ho 38 anni e una situazione familiare che come un campo minato mi ha fatto saltare gli schemi, devo dire che il Natale è diventato nostalgia di momenti lontani, soprattutto (appunto) di quelli retorici che mi facevano cacare. Perché del Natale si può dire tutto: festa commerciale, festa cattolica, covo indefesso delle ipocrisie della nostra società. Sì, ok, tutto giusto, però senza il Natale chi vi farebbe almeno un regalino fisso corredato da auguri una volta all’anno? Credo nessuno, certe volte ci si dimentica anche dei compleanni, figuriamoci. Diciamo che allora il Natale è la festa dell’altruismo necessario, perché se a Natale non fai anche solo un pensierino sei evidentemente uno stronzo senza speranza.

Per me il Natale è quello che vivo nel mio quartiere, dove nel negozio di abbigliamento all’angolo c’è un inquietante Babbo Natale meccanico che grida MERRY CHRISTMAS da maggio 2008, data in cui l’hanno messo in vetrina per risparmiare tempo, con una voce ficcata nel ring modulator che sembra Thrones dei tempi d’oro di Senex.

Thrones è uguale al Babbo Natale meccanico, e ha anche la medesima voce. Incredibile.

Non avendo una lira non si dovrebbe spendere nulla, e invece ancora le tavole sono imbandite in modo sconsiderato, come a dire semel in anno licet insanire. Sicuramente il modo per sconfiggere il Natale sarebbe altresì l’opposto, cioè non farsi mancare nulla per tutto l’anno riducendo i consumi: ma in sé è un modo stupido perché tocca fare dei dannati sacrifici e invece per una volta, ciao a tutti, no? A quel punto davvero meglio autoridursi e basta, per usare un termine anni Settanta. Ecco perché sono un grande appassionato di alberi di Natale, perché col cattolicesimo e coi sacrifici non c’entrano nulla, sono una cosa prettamente pagana, e trovarne di viola o bianchi o cremisi dal cinese stuzzica il mio sentire glam sulla faccenda, soprattutto perché non sono alberi veri e mettono d’accordo gli ecologisti come i mobilifici.

Un Fripp entusiasta del Natale: forse subodorava future vendite di pc grazie alla sua musichetta di Windows?

Torniamo dunque, a questo proposito, al momento importante del Natale, ovvero il donare. Quali consigli darvi? Be', per prima cosa, quando fate i regali a qualcuno, non fateli come se fosse un vostro clone. Siate disinteressati! Principalmente ricordatevi che un regalo riuscito è quando a chi lo riceve viene un sorriso a 345 denti; qualsiasi altra reazione vuol dire che è una merda. I regali tanto per farli, per formalità, evitateli. In quel caso meglio un cesto di torroni, almeno vai sul sicuro (a parte casi di diabete).

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Qui di seguito, una serie di regali che a mio parere sono quelli del futuro del Natale, che porteranno a voi tanti complimenti e gratitudine. Zero commercio, no spot, tutta salute mentale.

1 – Oggetti sexy: rendiamo più piccante questa festività! Regalare che ne so, dildo simpatici, oppure armamentari per il rubberdolling o mutande commestibili vi farà passare una vigilia all’insegna dell’intesa. E chi lo sa, magari poi Gesù bambino lo farete voi senza bisogno dello spirito santo.

2 – Reparto salumi: ottimi e abbondanti, natalizi, belli a vedere e soprattutto belli in pancia, i salumi rendono la tavola una festa e il natale una sagra di paese in zona Castelli. Se però i vostri commensali sono vegetariani, allora buttatevi sul pinzimonio con molti ravanelli, gli verrà un felice infarto alla panza e vi loderanno saecula saeculorum.

3 – Reparto cultura: si sa che la sezione libri-dischi-eccetera è sempre molto gettonata, solo che a volte è l’ultima spiaggia di chi non sa che cazzarola fare. Allora non scegliete i bestseller—che sono sempre cagate—ma virate verso i classici. Che so, alla zia piace cucinare? Via con l’Artusi. A papà piace prendere medicine? Un bel libro sull’anatomia umana. Se a qualcuno non piace niente, regalate un libro di qualche filosofo nichilista.

4 – Reparto sintetizzatori: il regalo del futuro, per grandi e piccini, per neofiti e non. Volete mettere lo stupore? Se ne trovano anche di molto economici e sono un piacevole passatempo: immaginate vostra nonna a smanettare con le manopole e tirare fuori suonacci tipo teiera sfondata, porta anche allegria in famiglia.

5 – I soldi: e qui casca l’asino della vostra generosità. Facile fare un regalo rimediato alle bancarelle, difficile scucire i dobloni. E allora sì, il più bel regalo è forse danaro alla mano, cifre generose, crepi l’avaraccio. Dimostrate che l’affetto è al primo posto, tanto poi magari vi fate offrire mille giri di grappa fino a che non svenite entrambi.

C’è anche chi li chiede i regali e qui, a meno che non siate ragazzini, cadiamo nell’autocelebrazione. C’è chi chiede una televisione gigante per vedere il 3D che poi dopo due giorni la rottama, chi il nuovo tipo di affare elettronico a caso dalla funzionalità pari a un Moblon di Trettiana memoria, chi l’abbonamento a internet che volendo potrebbe scroccare al vicino ma non è bello guardare l’Ansa con una latenza pari alle lucette dell’albero che avete in salotto, probabilmente assemblato anche lui da manodopera minorile. Forse a quel punto meglio la Befana, che porta dolciumi nei calzini e magari vestiario ed è più roots. Alla fine il Natale è una scottatura di sigaretta, ti lascia una sensazione bruciante che poi finisce in una bolla d’acqua. Ma non per questo, con le sue tante contraddizioni, è da considerare uno schifo: è come la vita. E va così.

Segui Demented su Twitter: @DementedThement