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Fascisti e Casseri

Il caso Gianluca Casseri ha sostanzialmente confermato una cosa: Casapound è la versione gay del fascismo.
22.12.11

Dopo il caso di Gianluca Casseri, il fascionerd sterminatore di senegalesi a Firenze, molti giornali e tv hanno messo sotto accusa Casapound Italia come causa fomentatrice di odio e violenza. I media però commettono un grosso errore a inquadrare Casapound come male assoluto; più che braccio armato è un braccio depilato, con dei braccialetti borchiati e tatuaggi di pesci koi da sottoproletariato emo. Casapound è la versione gay del fascismo.

Per capirlo è bastato osservare la reazione che i grandi capi del movimento hanno avuto subito dopo che tutte le trasmissioni di approfondimento, e i telegiornali, hanno fatto a gara per ospitarli. Come Gianluca Iannone, presidente di Casapound, in diretta su Rai 3 da Lucia Annunziata. Calvo, con una base di barba grigia che copre guance e collo, una folta extension che va a circondare la bocca stile pizzetto e una camicia a quadretti butch sotto il finto-Barbour — sembra non voler far nulla per nascondere la sua appartenenza alla comunità ursina. L’ex presidentessa della RAI lo incalza cercando sciocchi pretesti per collegare l’organizzazione moralmente o fisicamente ai pluriomicidi, ma Papà Orso non coglie. Nessun sussulto, nessuna vibrazione eteronormativa lo convince a prendere una qualche vaga, lontana responsabilità. Parla invece di volontariato, diffusione di cultura, incontri multiculturali. Addirittura concorsi artistici. Tutte cose che le persone che amano impregnare le donne non hanno tempo di fare.

Lo stesso è accaduto da L’infedele di Gad Lerner con Andrea Antonini, vice-presidente di Casapound, uno che si è fatto gambizzare questa primavera sul suo scooter pastello come una puttana di The Wire perdonando poi in real time gli aggressori. “C’è tanto da costruire. Mettiamo da parte chi vuole distruggere”, dichiarò subito dopo i fatti.

Vederli tutti in TV questi giorni è stato straziante. L’unico che sembrava capire che la colpa non fosse la loro ero io. “Lo so che voi non c’entrate nulla con le pistole e gli omicidi e le persone cattive” mi ripetevo. “Perchè siete gay.”

Immagino debba essere stato complesso, per i fascisti, osservare la veloce corrosione negli ultimi cinque-dieci anni di tutti i loro punti di riferimento. Bretelle, Dr. Martens, polo Fred Perry, capelli rasati, camicie mod; da indumenti a stili per picchiatore da pub, sono finiti rivenduti a migliaia di euro sopra le passarelle di stilisti come Junya Watanabe. Questi indumenti una volta intimidivano, ora, indossati, sembrano solo forzature ridicole e stucchevoli. Un po’ come se Gattuso, per dimostrare di essere un calciatore, a cena uscisse sempre con l’Atalanta.

Gianluca Casseri, alla fine, era un fascista di Casapound e uno scrittore fantasy che si auto-pubblicava i libri. I media italiani ignorano evidentemente che la persona di gran lunga più pericolosa e instabile fra le due è quella che viene costantemente allontanata dalla sezione “Esordienti” della Feltrinelli. I Casseri girano a piede libero, e sono fra noi. Si possono incontrare alle fiere, durante presentazioni di autori importanti, fra i commentatori dei siti di letteratura. Indossano oggetti antichi e anacronistici, puzzano di incenso e hanno sempre quel malposto e incondivisibile senso di importanza negli occhi, che usano senza mai chiuderli, come le tipe con la cartelletta che vedono se puoi entrare agli eventi.

A volte sparano.