Com'è drogarsi regolarmente quando hai quarant'anni
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Com'è drogarsi regolarmente quando hai quarant'anni

Per qualche motivo si pensa che le persone si droghino a vent'anni e smettano quando le responsabilità crescono. Ma non va sempre così: l'abbiamo chiesto ad alcuni quarantenni che negli ultimi anni hanno fatto o continuano a fare uso di droga.
14.6.16

Illustrazioni di Darija Basta.

Arrivare a quarant'anni è per molti un vero e proprio shock, perché devi venire a patti con il fatto che anche se il tuo cervello funziona benissimo, il tuo corpo no. Per alcuni, l'unico modo per continuare a sentirsi giovani è far credere al proprio corpo che può ancora girare al massimo grazie a sostanze illegali che sul lungo termine lo distruggeranno. Inizia così il circolo vizioso.

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La nostra redazione serba ha contattato persone di più di quarant'anni che fanno, o hanno fatto negli ultimi anni, uso di droga, del loro vizio e di come abbia influenzato la loro vita.

MISHA, 42 ANNI

"Ho cominciato a fare uso di cocaina a 30 anni circa. Non perché sentissi la pressione di farlo o perché mi piacesse la sensazione di onnipotenza, avevo abbastanza sicurezza in me stesso da riuscire a reggere le serate fuori e le cene a cui il mio lavoro mi costringe senza droghe—ma non ne avevo le forze. Avevo bisogno di sopravvivere e mantenere comunque sempre un gran sorriso in faccia, e invece tutto quello a cui riuscivo a pensare era il mio letto caldo. Per me la cocaina era un aiuto naturale, non una droga.

L'alcol mi faceva venire sonno e gli energy drink mi gonfiavano, perciò vedevo la coca come la mia unica opzione. E per un po' ha funzionato: una riga al mattino, dopo un'altra notte in bianco, era abbastanza per farmi arrivare a fine giornata—portare a scuola i bambini, fare le commissioni, andare al lavoro. Quando sentivo che le energie mi stavano abbandonando, facevo un'altra botta. E un'altra quando mi scendeva quella prima. Potevo permettermela, e dato che mi sembrava mi fosse utile per il lavoro mi sono messa in testa che la cocaina mi aiutava a guadagnare ancora di più. Per questo, e perché mi tengo per me la cosa, nessuno si è reso conto di quello che facevo. La mia famiglia però ne ha risentito—soprattutto mia moglie, perché trovavo sempre tempo ed energia per i bambini, ma per lei meno. L'energia la trovavo facendomi una botta.

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Fuori ero un professionista di successo, e dentro una bomba a orologeria. A letto, una mattina, mi sono sentito incapace di respirare. Ho cominciato ad avere crampi al cuore e un braccio era come paralizzato. A quanto ne sapevo, erano i sintomi di un attacco cardiaco. Sono entrato nel panico e l'unica cosa a cui sono riuscito a pensare è stato prendere uno Xanax. Quando, alla fine, sono andato dal dottore, mi ha dato delle pillole e mi ha obbligato a seguire uno stile di vita rigido. In breve—a smettere di fare uso di cocaina.

È stata una vera lotta. A quel punto mi ero allontanato dalla mia famiglia e passavo le giornate in una situazione di totale apatia. Andavo al lavoro ma non andava bene, perché non avevo energia. A volte mi facevo ancora un pochino, solo per ridimensionare la depressione.

I miei figli ora sono più grandi, e io non ho mai trovato il coraggio di parlare con loro di droghe, probabilmente perché non sono stato capace di smettere del tutto. A volte sento il bisogno fortissimo di farmi un'altra botta, fanculo le conseguenze. Ma la maggior parte delle volte riesco a fermarmi. Se fossi un uomo onesto, direi ai miei figli che la cocaina crea dipendenza—soprattutto perché quando sei fatto puoi fare e sentire cose senza troppo sforzo. E che comunque continuerò a farne sporadico uso, nonostante il prezzo che ho pagato. Non il prezzo a livello di soldi—quello non lo rimpiango—ma per la mia salute."

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VESNA, 45 ANNI

"Sono figlia unica, quindi per mia madre e mio padre sono sempre stata la principessina. Andavamo in montagna e in vacanza all'estero, e avevo tutti i vestiti e i giochi immaginabili—avevo tutto. Nonostante i miei genitori mi viziassero, ero anche una brava studentessa e mi comportavo male. Si fidavano di me al punto da darmi la completa libertà, di cui io non ho mai abusato.

Le persone con cui uscivo erano belle, alla moda e sempre ubriache. Questo mi innervosiva, ma non abbastanza da trovarmi amici diversi. Non ero come loro ma di certo non ero nemmeno come gli altri, anzi. Ma poi una sera, a una di quelle noiosissime feste, ho incontrato l'amore della mia vita. Era arrogante e non aveva problemi a parlarmi del suo odio per tutte le persone nella stanza, e proprio per quel motivo mi ha conquistato. Era intelligente e senza paura, e a un certo punto della serata mi ha offerto una botta di una polvere giallina in un involucro di carta stagnola. Mi ha mostrato come pipparla, l'ho fatto, e ho sentito immediatamente il bisogno di vomitare. Sono riuscita a controllarmi, però, perché una signora non vomita.

Mi ha chiesto se mi piaceva, e io ho dovuto ammettere che sì. 'È eroina,' ha detto. L'ho presa di nuovo, e di nuovo, e di nuovo. Ma il vero amore con l'eroina comincia solo quando la fai in vena—cosa che ho cominciato a fare un paio di mesi dopo. Negli anni successivi, abbiamo girato il mondo, abbiamo alloggiato in alberghi di lusso, ci siamo drogati tutti i giorni. Ci amavamo e non litigavamo mai, ma c'era una differenza tra noi—io sapevo quando fermarmi, lui non si sarebbe fermato mai.

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Poi è nata nostra figlia. Avevamo pensato se tenerla o no, ma poi i miei genitori si sono messi in mezzo e mi hanno convinto a tenerla. Non volevo mai finirla con la bella vita, ma poi mio marito è andato in overdose ed è morto. Ed è allora che mi sono resa conto che dovevo essere responsabile, per nostra figlia, e ho cominciato a fare la contabile. Per un po' l'eroina mi ha aiutato col lavoro—mi faceva smettere di pensare al resto. Ma la preoccupazione per mia figlia e per la mia stessa salute mi hanno fatto mettere un punto. Sono entrata in riabilitazione col metadone, perciò sono ancora drogata—solo, legalmente.

Non ho raccontato a mia figlia del mio passato, né questa parte del mio presente. Lei sembra venire da un mondo diverso da quello in cui ho vissuto io: non beve, non fuma e non le piace la gente che si fa le canne. Probabilmente uscirebbe di testa se sapesse che faccio uso di droga—o forse non mi crederebbe.

Faccio esercizio fisico, ora. La mia priorità è la salute, lo faccio per mia figlia. Non rimpiango niente, ma morirei se mia figlia decidesse di vivere come ho vissuto io."

MAJA, 46 ANNI

"Sono sempre stata una grande bevitrice ma, tranne che per una canna ogni tanto, odiavo le droghe. Ma tutto è cambiato dieci anni fa, quando avevo 35 anni, a una festa a casa di un amico. Tutti erano più grandi di me, la maggior parte aveva più di 40 anni. Eravamo genitori, divorziati, appena separati o in lotta per tenere insieme i cocci di un matrimonio.

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Mi hanno offerto una striscia di coca sulla custodia di un CD di canzoni per bambini. Avevo visto abbastanza tv per vedere subito nel mio cervello il montaggio della mia tragica morte—gli attacchi di panico, la perdita di tutti e tutto quello che reputavo importante per me, le crisi di astinenza su un materasso macchiato in uno scantinato di crackomani. L'ho presa comunque. Poco dopo, ne ho chiesta ancora.

Un paio d'anni dopo l'ho ripresa, ed è stato allora che ha cominciato a essere un problema. Bevevo sempre un sacco, e la cocaina mi aiutava a mantenere la concentrazione. Non bevevo più se non potevo farmi di coca. Quelli che erano solo terribili hangover sono diventate rote con palpitazioni, debiti d'ossigeno, paranoia, depressione e pensieri terribili. Ho cercato di risolvere questi down con più cocaina, e poco alla volta farsi è diventata una cosa quotidiana.

Dato che non mi sentivo bene e a volte era difficilissimo alzarsi la mattina, ho cominciato a saltare il lavoro. Ho sforato tutte le carte di credito e cominciato a comprare cocaina indebitandomi, e i debiti li sto pagando ancora oggi. Mi drogavo a casa, da sola—che è un po' come buttarla nel cesso. Ma il fatto di aver cominciato a drogarmi da adulta è stato anche la mia salvezza. Ero circondata da persone adulte e responsabili che hanno notato che c'era qualcosa di sbagliato in me. Gli amici e i colleghi mi chiamavano e cercavano di spingermi a fare qualcosa. Non è così divertente essere fatta quando hai tutti questi amici preoccupati che ti stanno addosso. E poi, ero al verde e la mia pelle era un disastro.

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Non faccio più uso di cocaina. A ripensarci, mi spaventa il fatto che in così poco tempo io ne sia diventata ossessionata. È stato così facile rimanerci sotto, perciò non do mai per scontato che sia tutta acqua passata."

NIKOLA, 40 ANNI

"Ho cominciato a fumare erba regolarmente al liceo. Non fumavo tutti i giorni—tranne magari durante le vacanze estive o invernali. A volte non fumavo per mesi—perché non avevo soldi o perché avevo gli esami. E sono così ancora oggi: mi piace fumare ma non vado fuori di testa se non ho l'erba. Non mi rivolgo più agli spaccini—mi sento troppo vecchio per farlo, così come mi sento troppo vecchio per comprare le cartine. Sarebbe imbarazzante. Sono i miei amici che se ne occupano, e io gli rendo i soldi.

Ora che sono più vecchio, non mi interessa spendere di più, e sono più cauto. Mi drogo solo a casa, mai fuori. Mi piace anche sperimentare—mi piace vedere gli effetti delle diverse droghe nelle diverse quantità e circostanze. Non sono un fattone.

Sul lavoro non mi si richiede di essere sempre attentissimo, perciò a volte fumo una canna quando sto aspettando che finisca qualche procedimento o sto facendo ricerca.

Quando ero un raver mi sono fatto un bel po' di ecstasy, LSD e speed, ma quando mi sono rotto dell'ambiente rave mi sono rotto anche delle sue droghe. Ho continuato a farmi un acido ogni tanto, ma in una situazione di calma—al parco con gli amici, o a guardare le stelle cadenti in spiaggia.

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Ho fatto uso di cocaina per la prima volta quando ormai avevo più di vent'anni, e le possibilità della droga mi hanno incuriosito, ma la coca costava troppo per me. Quando ero più giovane, la coca era riservata alle feste importanti, ma oggigiorno sembra che per i giovani sia una specie di rituale—è normale prenderla anche solo se esci a bere. Dieci anni fa, offrirti della coca era come farti un bel regalo di compleanno, oggi i bar sono pieni di ragazzi che si appartano per farsi una botta. Immagino che è una droga a cui potrei abituarmi facilmente se ne avessi i soldi, perciò sono contento di essere ancora senza una lira a 40 anni."

DEJAN, 50 ANNI

"Ogni tanto mi sono fatto di cocaina e metanfetamine—sempre occasionalmente e sempre per scopo ricreativo, nelle discoteche o alle feste. Ho smesso quando mi sono reso conto che comunque dall'essere fatto non mi veniva mai niente di buono. È un'euforia sterile. Una volta che ne prendi un po', ne vuoi di più e a un certo punto l'unico tuo scopo è la droga. Il problema per me non è solo il down del giorno dopo—è che mi sento male per aver speso così tanti soldi per niente.

Ma se mi dessero la possibilità di tornare indietro nel tempo e decidere se rifare tutto da capo, lo farei. Sono curioso. Forse ne prenderei meno, e meno spesso. Comincerei dopo e smetterei prima.

Con i miei figli sono stato molto onesto sulla droga. Gli ho detto che non è mai troppo tardi per provare. Ma qualunque cosa tu faccia, devi farla con intelligenza e moderazione. E se non lo fai, la vita diventa uno schifo."

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