Sesso sicuro

Anche se i bambini sono la peggior malattia sessualmente trasmissibile, quantomeno di loro puoi liberartene.

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05 novembre 2012, 9:20am

Ho scaricato la mia scheda elettorale dal sito dei Democrats Abroad. L'ho stampata, l'ho compilata e gliel'ho faxata (sì, a loro) prima di spedirla per posta—in due buste separate, per sicurezza. Ho fatto un'ora di coda alle poste, spintonata da donne anziane. È stata una scocciatura, ma ne vale la pena. Perché anche se ora non vivo in America, vorrei accertarmi che il mio utero sia sicuro una volta lì, se mai ci tornerà. No, grazie a un qualche miracolo non sono mai rimasta incinta. Ma non posso farvi promesse. E sebbene non abbia mai dovuto ricorrere all'aborto, so quanto bisogna faticare per averne uno senza l'ObamaCare. E questo l'ho capito bene quando andavo all'università.

L'Appalachian State University è un buco, e se per caso ci incontri qualcuno del tuo liceo, lo custodisci gelosamente come fosse l'ultima fetta di cheesecake prima della dieta. Da quando ho intravisto Teresa alle prime lezioni, mi ci sono attaccata come una sanguisuga e ho trascorso praticamente ogni notte sui divani nell'ingresso della sua stanza, nonostante possedessi un letto decisamente comodo, e una camera molto più carina della sua. Ma non sopportavo di dover stare sola. Nemmeno lei lo sopportava, ed è per questo che eravamo sempre insieme pur non avendo nulla in comune. Ma non è stato tempo sprecato, perché Teresa mi ha insegnato come polverizzare le pastiglie e io ho insegnato a lei come tradire il suo fidanzato. 

Quell'autunno Teresa è rimasta incinta. Era tardi per prendere la pillola del giorno dopo, forse era ancora in tempo per la pillola abortiva, ma mettere le mani su una di quelle pasticche nella Carolina del Nord significava riuscire nell'impossibile impresa di trovare un farmacista che non creda nella Salvezza di Nostro Signore Gesù Cristo, dal momento che i farmacisti, nel Sud degli Stati Uniti, sono autorizzati a rifiutarsi di vendere prodotti per il controllo delle nascite alle donne, anche su prescrizione, perché la "libertà religiosa" è importante. Abortire, lì, era impossibile, perché sarebbe servito il consenso dei genitori. E Teresa, quello, non ce l'aveva. Ma aveva un po' di soldi rubati sul lavoro, coi quali saremmo potute andare in uno Stato più "indulgente". Abbiamo lasciato la Carolina del Nord in autobus, perdendo tre giorni di lezioni. E poi ne abbiamo persi altri, perché Teresa non riusciva ad alzarsi e io non potevo lasciarla, occupata com'ero ad aiutarla a lavarsi e a portarle patatine, ciambelle e qualsiasi altro cibo da mensa ospedaliera la sua vagina ferita desiderasse. Sanguinava talmente tanto da consumare una confezione di assorbenti notturni al giorno. Dopo due settimane Teresa aveva perso litri di sangue e la borsa di studio (e la mia pazienza). Povera lei.

E povera me! Non sono mai rimasta incinta, ma ho avuto i miei casini. Perché andandomene da casa ho lasciato il mio fidanzato e sono entrata in una fase della vita in cui potevo improvvisamente scoparmi chiunque volessi. E farlo era liberatorio, ma non sempre "sicuro" Quindi, pur non avendo mai avuto bisogno di un aborto, sono dovuta ricorrere alla pillola del giorno dopo in varie occasioni. Cosa che, fortunatamente, è successa qui.

"Tesoro, sono un vagabondo, perciò se resti incinta non venire a cercarmi." Ma chi cazzo parla così? L'ho incontrato a un aperitivo, e più tardi mi sono ritrovata a piangere nel suo letto dopo che aveva estratto il preservativo rimasto dentro di me, spargendo nel mio buco tutto il suo contenuto. "Faresti meglio ad andare dal medico!" Il giorno successivo, invece che al lavoro, l'ho trascorso in ospedale mentre lui era a letto.

Potrò essere irresponsabile e autodistruttiva, ma non sono un'idiota completa. Non li lascio venire dentro di me. Sul serio! Anche quando si trattava di Relazioni Serie e sapevo (sapevo!) che nessuno dei due scopava con altri e che eravamo entrambi puliti e io prendevo la pillola e ci amavamo tanto, non gli permettevo comunque di lasciare la loro roba nella mia figa. E non solo per il rischio di gravidanze, no, ma soprattutto perché la sensazione dello sperma che sgocciola dal mio corpo è piacevole tanto quanto annegare in una piscina di vomito o guardare un gattino morire. Davvero, quando gemo, "Voglio sentirmelo in bocca," è solo perché così non devo vederlo, e se dico, "Mi piace quando mi vieni in faccia", voglio semplicemente far sì che non finiate altrove. L'unico buco disposto ad accettare dello sperma è la mia gola--e allora perché quei casini?

Be', ci sono ragazzi che si tolgono il preservativo durante il rapporto, solitamente quando stanno dietro, e una volta venuti dicono, "Ops, l'ho fatto di nuovo" e si addormentano. Quelli meritano di morire (o di ritrovarsi a badare a un bambino). 

In altri casi, è semplicemente sfortuna. Una volta un ragazzo mi ha detto che la mia figa era maledetta. Be', due volte, dopo che in entrambe le occasioni il preservativo si era rotto. "Non preoccuparti," gli ho risposto la seconda volta. "Ho delle pillole dalla Russia." Sì, dalla Russia, cinque confezioni! Ero stufa di passare le mie giornate da sola, nelle sale d'aspetto dell'ospedale, a perdere lezioni (come se me ne fosse fregato qualcosa), lavori (un po' mi fregava) e appuntamenti (mi fregava eccome) per poi sentirmi dire da un'infermiera piena di sé di "stare più attenta, la prossima volta." Così avevo chiesto a un'amica russa di portarmi un po' di pillole del giorno dopo dal suo viaggio a Mosca. Le senti lavorare per bene, quelle cosette, con le viscere che vanno a fuoco. Ma meglio una pancia concava e disidratata di una convessa, no?

Ad ogni modo, anche se i bambini sono la peggior malattia sessualmente trasmissibile, quantomeno puoi liberartene. Con l'AIDS invece non puoi fare nulla. E chi ci pensa più ai bambini, quando credi che la tua vita sia ormai finita perché per il troppo alcol non ricordi se quel tipo che sei sicura vada a prostitute (spesso) ha messo il preservativo, o usi l'ago del tuo spacciatore, quello che dice "Dopo scopiamo, ed è esattamente la stessa cosa." (Sì, sono stupida, e no, ora non lo faccio più). Se non avete mai provato questa paura, lasciate che ve lo dica, è ancora MENO piacevole di un carico di sperma tiepido nel culo.

"Stavolta mi sono beccata l'AIDS," pensavo andando a letto. "E voi, fortunelli del cazzo, voi non avrete mai l'AIDS," piagnucolavo guardando dei cani per strada. Ma non ce l'avevo, come poi ho scoperto. Eppure, fino a quel momento mi immaginavo andare in giro, tra i bambini delle scuole, a metterli in guardia dalle cose che avevo fatto. Mi immaginavo comunicare la notizia a mia madre. Pensavo al mio funerale. Mi ero preoccupata così tanto da essere giunta alla conclusione che scoprire di averlo veramente non avrebbe fatto molta differenza, così mi sono sottoposta al test (gratis! Urrà per l'Europa!) e ho scoperto di stare bene.

Ora prendo la pillola, uso sempre il preservativo e, a dirla tutta, scopo a malapena. Non sono più stupida come un tempo, ma a volte succede. Ed è bello sapere che vivo in cui posto in cui gli ospedali si prenderanno cura di me. Quindi per ora la mia vagina resta in Italia. E se la mia scheda elettorale non aiuterà le presidenziali americane, la Russia è la prossima.

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