Recensione: Nils Frahm – All Melody

Basta feltro sui martelletti del pianoforte per non fare casino, Nils Frahm ora ha uno studio tutto suo e si diverte come un bambino.
Elia Alovisi
Italy
8.2.18

L'essere umano è bravo a convincersi di una cosa o di un'altra per sentirsi a suo agio, piegare la realtà quel tanto che basta da rendere il suo caos un attimo meno spaventoso. E io, per un sacco di tempo, ho fatto di tutto per persuadermi del fatto che Nils Frahm fosse un pianista. È con i suoi denti bianchi sulla copertina di The Bells che l'ho scoperto, un album registrato assieme al suo scopritore Peter Broderick in una chiesetta di Berlino tanto per vedere che cosa sarebbe uscito a fare uscire l'esecutore dalla sua zona di conforto: Broderick dava istruzioni a Frahm ("scrivi una canzone mentre sono steso sulle corde del piano", "scrivi un pezzo su cui mi immagineresti rappare"), che cercava di tradurle su una tastiera. E a volte uscivano linee rette, e altre ghiribizzi. Il modo in cui toccava i tasti era rassicurante, come se fosse una spiegazione razionale degli spunti irrazionali della creatività.

Ha fatto di tutto, Nils, per convincermi pian piano che però non fosse solo il pianoforte a definirlo. Ha scritto un disco coprendo i martelletti del suo strumento con del feltro per non disturbare i suoi vicini. Ne ha fatto un altro, quieto e trasparente, suonando con una mano rotta—e poi l'ha remixato. Si è chiuso in una stanza con Ólafur Arnalds e ha improvvisato tutta la notte. Ha persino suonato le corde del piano con degli scovolini del cesso. Ma non era riuscito, prima di questo All Melody, a impedirmi di definirlo "pianista".

Il motivo sta nella copertina dell'album, cioè uno scatto del studio. Ma suo suo, nel senso che ci fa quello che ci vuole e quando ci vuole. È una sala all'interno del Funkhaus, complesso di edifici che ospitava la radio nazionale della DDR. Ce l'ha da un paio d'anni, quelli che ci ha messo a scrivere queste nuove canzoni. Con uno spazio che poteva chiamare suo, e quindi riempire di ciò che voleva, Nils ha creato un'ode alla melodia—un album senza stridori in cui le figure si alternano come se spinte da un'evoluzione in time lapse. La prima nota di pianoforte appare dopo circa 18 minuti, al quarto pezzo, la leggerissima "My Friend The Forest". Prima ci sono più che altro bordate di ambient alla Stars of the Lid con interventi corali e pulsanti figure di synth su cui calano, di tanto in tanto, fiati simil-andini, sfarfallate d'archi e disegnini percussivi.

Nils, come ha spiegato annunciando l'album, se ne è uscito con qualcosa di diverso da quello che aveva pianificato di creare. "Volevo sentire percussioni splendide, come non ne avevo mai sentite, accompagnate da voci umane", ha scritto, immaginando strumenti che suonavano come altri, accoppiamenti impossibili. Quello che è uscito è invece una trasposizione in studio della cosa che più lo diverte fare, cioè suonare dal vivo, possibilmente improvvisando e tirando fuori conigli sonori dal cappello con cui si tiene calda la pelata. "La musica che sento dentro di me non finirà mai su un album, dato che mi sembra di poterla suonare solo a me stesso", ha detto. Ma All Melody sembra, per la prima volta nella sua discografia, avvicinarcisi molto.

All Melody è uscito il 26 gennaio per Erased Tapes Records.

Nils Frahm suonerà in Italia il prossimo 17 maggio al Fabrique di Milano. Qua l'evento su Facebook, qua i biglietti.

Ascolta All Melody su Spotify:

Tracklist:
1. The Whole Universe Wants To Be Touched
2. Sunson
3. A Place
4. My Friend The Forest
5. Human Range
6. Forever Changeless
7. All Melody
8. #2
9. Momentum
10. Fundamental Values
11. Kaleidoscope
12. Harm Hymn

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