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Sono andato in cerca dei casi di manspreading sui mezzi di Milano

Cosa pensa della questione chi utilizza i mezzi pubblici di Milano, e quanti lo fanno più o meno inconsapevolmente?
21.6.17

Negli ultimi giorni si è parlato un sacco di manspreading. Per chi non sapesse di cosa si tratta, il termine indica quel modo di sedersi sui mezzi pubblici tipico di molti uomini in cui si tengono le gambe molto larghe andando a invadere lo spazio delle persone sedute di fianco. L'attenzione per il fenomeno—inteso da alcuni come espressione di gerarchia e territorialità dei maschi, che si sentirebbero legittimati a occupare spazi altrui come se fossero propri—non è affatto nuova. All'estero se ne parla già da qualche anno: nel 2014 c'è stata una campagna di sensibilizzazione sul tema nella metro di New York mentre cartelli di divieto con indicato il modo corretto di sedersi sono stati affissi nelle metropolitane di diverse città.

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In Italia la questione era stata perlopiù ignorata, finché non è arrivato sui nostri media l'esempio di Madrid—dove un gruppo femminista ha recentemente ottenuto l'installazione sugli autobus cittadini di cartelli di divieto—e con esso il dibattito tra chi sostiene o meno che questo comportamento sia una forma di maschilismo quotidiano.

Da parte mia, ammetto che prima degli ultimi giorni non mi ero mai fermato a riflettere sul modo in cui noi uomini ci sediamo sui mezzi pubblici. Eppure da allora ho cominciato a pensarci e mi è capitato di parlarne con altre persone, ricavandone l'impressione che non ci fosse una posizione intermedia: o il manspreading era percepito come "un meme sfuggito di mano" o come un "problema che avverto effettivamente quando vado in giro" (entrambe definizioni raccolte nelle conversazioni con conoscenti/amici/colleghi insieme a un'infinità di commenti sulla presenza dei testicoli).

Ma cosa pensano della questione tutte le persone che utilizzano quotidianamente i mezzi pubblici di Milano, quanto è frequente l'abitudine maschile di sedere a gambe larghe e in che misura è percepita come un problema? Ieri, nel tragitto dall'ufficio a casa, mi sono concentrato sulle gambe dei passeggeri in cerca di risposte.

AUTOBUS 47 - CASI RILEVATI: DUE (FORSE)

Due sospetti casi sulla 47. Tutte le foto dell'autore.

Il primo mezzo che ho preso per tornare a casa è stato l'autobus 47, dalla fermata di fronte al mio ufficio fino a quella di fronte alla stazione della metro di Romolo. Un tragitto piuttosto breve insomma, e probabilmente anche poco indicativo, vista la prevalenza di posti non affiancati.

Sull'autobus le uniche due persone sedute con le gambe larghe erano due signori sulla settantina (quelli nella foto). Vederli mi ha portato subito a farmi qualche domanda forse oziosa sulla precisa definizione di manspreading: indica la generica occupazione di spazio, e quindi vale anche quando quello spazio è vuoto, o si intende solo a detrimento di qualcun altro? Quello nella foto, ad esempio, è manspreading? Il fatto che i signori siano entrambi uomini ed entrambi seduti in posti singoli influisce sul modo in cui si deve considerare la loro postura?

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Non sto cercando di fare ironia, me lo sono chiesto davvero.

METRO VERDE - CASI RILEVATI: UNO

Il caso della metro verde.

Sulla metro verde ho assistito solo a un caso certo di manspreading, quello qui sopra, ma la prendo per poche fermate quindi mi rendo conto che il campione a mia disposizione sia piuttosto ridotto.

Quando la ragazza seduta accanto all'uomo con le gambe larghe è scesa, mi sono avvicinato a lui per dirgli, "Scusa, posso farti un paio di domande sul modo in cui stai seduto?" La natura della domanda l'ha un po' spiazzato, ma il mio interlocutore mi ha comunque permesso di chiedergli se sapesse cosa fosse il manspreading (non lo sapeva) e se facesse caso al modo in cui si sedeva sui mezzi.

"Non lo faccio apposta, mi siedo così e basta. Non pensavo di dare fastidio a qualcuno."

METRO ROSSA - CASI RILEVATI: DUE (DI CUI UNO DUBBIO)

manspreading milano

Un possibile caso sulla metro rossa, fotografato tuttavia in un'altra occasione.

Il caso che definirei dubbio è simile alla foto qui sopra: il ragazzo era evidentemente molto alto e in tutta onestà più che estendere le gambe per invadere lo spazio altri mi sembrava cercare di limitare i danni dati dalle sue dimensioni. Allo stesso tempo però la ragazza accanto mi sembrava uno po' schiacciata.

Così, nonostante fossi un po' incerto, mi sono avvicinato e mi sono rivolto a entrambi. Nessuno dei due sapeva cosa fosse il manspreading. Quando ho riportato la definizione, la ragazza mi ha detto che "effettivamente a volte capita una cosa del genere," che non sapeva ci fosse un termine per indicarlo e che "è una cosa fastidiosa ma non so se sia una questione di femminismo, per me è solo maleducazione."

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Lui ha riconosciuto che per qualcuno il manspreading possa essere un problema, aggiungendo però che "non penso che ci sia chi lo fa apposta, io non faccio neanche caso a come mi siedo in metro."

Un altro possibile caso, fotografato in un'altra occasione.

Il caso successivo è stato il più evidente che ho incontrato durante il mio tragitto: gambe larghe, zaino a occupare lo spazio interno, espressione palesemente sofferente di entrambe le occupanti dei posti accanto.

Anche lui non sapeva cosa fosse il manspreading e quando gliel'ho spiegato mi ha detto "mi sembra un cazzata." Gli ho chiesto di spiegarmi perché. "A parte che può dare fastidio anche a un altro uomo e quindi non vedo che c'entri il sessismo, poi non è che lo faccio perché sono maschilista, mi siedo così e basta, se ti dà fastidio me lo dici, chiudo le gambe e finisce lì."

Gli ho detto che in alcuni paesi ci sono cartelli sui mezzi pubblici che vietano di sedersi a gambe larghe. "Io non ci avevo mai pensato prima, ma se è una cosa che dà fastidio è giusto che ci siano," mi ha detto. "Però vale per tutti, non è una questione di uomini o donne. È come stare a destra sulle scale mobili o lasciare scendere la gente prima di salire sulla metro."

A quel punto qualcuno mi ha fatto notare una signora che occupava il posto vuoto accanto a sé con una borsa. Quando ho detto che secondo alcuni esiste un termine anche per quello (she-bagging), hanno smesso di darmi ascolto.

FILOBUS 90 - CASI RILEVATI: ZERO, MA IN COMPENSO C'ERANO DUE SIGNORE CHE PARLAVANO TRA LORO URLANDO

Sulla 90 (sì, prendo davvero tutti questi mezzi ogni giorno per andare e tornare dall'ufficio) non c'erano casi di manspreading sia perché la stragrande maggioranza dei passeggeri erano donne sia per la questione di cui sopra sulla disposizione dei posti a sedere sugli autobus. Per cui ho utilizzato il tragitto per trarre le conclusioni alla luce delle testimonianze raccolte.

Mi rendo conto che formulare la mia opinione su un tema del genere è piuttosto rischioso. Vorrei evitare di farmi tirare dentro un dibattito i cui toni finora sono stati piuttosto accesi perché a) sono venuto a conoscenza del tutto l'altro ieri e b) in quanto maschio non vorrei fare mansplaining sul manspreading e così facendo vincere un pupazzetto a forma di patriarcato.

L'unica cosa che mi sento di dire è: non sono io a dover giudicare se una cosa è o meno un problema per altri. Dato che per alcune person sembra esserlo e dato che evitare che lo sia costa davvero poca fatica, non vedo perché non lo si debba fare. Allo stesso tempo tirare su un casino al riguardo mi sembra l'atteggiamento sbagliato per evidenziare il problema, perché per ogni persona sensibilizzata ci sono due utenti di Sesso Droga e Pastorizia che adesso sui sedili della metro ci si sdraiano direttamente.

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