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L'informazione nell'era di Facebook è in mano ai millennials

Una nuova ricerca analizza le abitudini dei millennials nell'ambito dell'informazione, e nel frattempo Facebook continua a costruire la sua roccaforte.
26 marzo 2015, 10:38am
​Immagine: Shutterstock

​Prendete un ventenne qualunque e chiedetegli di parlare di internet. Cinque anni fa la risposta più immediata sarebbe stata "Google," oggi consiste in un elenco piuttosto ristretto di social network ben definiti: Facebook, Youtube, Instagram, Twitter, Tumblr. Nel 2015 non sono i social ad appoggiarsi a internet, ma è internet ad esistere per i social; almeno per i più giovani.

Il destino vuole però che sia proprio quella fascia d'età, o se preferite segmento di mercato, ad essere l'obiettivo più ambito da praticamente chiunque lavori in qualche maniera con la rete. Giornalismo, musica, videogiochi, YouTube, social network, pubblicità? Entra in questo mondo e la tua realtà si distorcerà: acquisterai abilità sinestetiche e ogni suono si trasformerà in un roboante boato scandito dal termine 'millennials.'

Ciò significa che ogni singola informazione riguardo i millennials, nativi digitali venuti al mondo all'incirca nello stesso momento in cui nasceva internet, è oro colato quando si deve creare un contenuto in rete.

Quello del giornalismo è sicuramente uno dei mondi con la relazione più complicata con i millennials. Cosa vogliono? Il gossip? Le ​infografiche? Lunghi e complicati papiri? Vogliono un tabloid mascherato da notizie di attualità politica? Perché per certe cose impazziscono ma se ci schiaffo in prima pagina un "sesso, droga e rock & roll" mi deridono? Aiuto.

Amico mio, se conoscessi la risposta a queste tue domande sicuramente non te la direi, ma se li stai cercando, posso dirti con certezza scientifica dove trovare questi millennials.

Secondo un report del ​Media Insight Project, che ha sondato le opinioni di oltre mille persone tra i 18 e i 34 anni, ​le notizie sono decisamente ottime: l'85% dei millennials presi in esame affermano che stare al passo con le news dal mondo sia in qualche modo importante per loro, il 69% si informa quotidianamente ma solamente il 40% ritiene l'attualità abbastanza importante da arrivare a pagare per poter leggere gli ultimi articoli.

"I dati suggeriscono anche che i social network stanno esponendo i millennials a più news di quante ne cercherebbero normalmente. Sul totale di coloro che utilizzano Facebook, solo il 47% vi accede per informarsi e leggere news, ma una volta che vi è dentro l'informazione è una delle attiivtà principali," ​si legge nel report.

La ricerca ci parla di numeri importanti anche per quanto riguarda gli altri social network: per le news anche YouTube è largamente utilizzato, con un rispettabilissimo 83% di habitué sul totale; addirittura Instagram tocca il 50%. Lo studio inoltre afferma che non solo i millennials cercano le notizie e si tengono informati, ma che nel farlo si comportano attivamente, selezionando le fonti che ritengono più attendibili per dare forma ai loro feed social.

Tra i vari, uno dei più interessanti dati emersi riguarda ciò che spinge i millennials a informarsi, "i millennials si informano per diverse ragioni, tra cui un po' di sano senso civico (74%), la necessità di conoscere e risolvere determinati problemi (63%) e anche un modesto fattore sociale (67%), per esempio per parlarne con gli amici," si legge nel report.

"I dati suggeriscono anche che i social network stanno esponendo i millennials a più news di quante ne cercherebbero normalmente."

"Facebook è diventato una parte fondamentale della vita digitale di un millennials. Posti davanti a 24 argomenti e temi diversi, i millennials hanno affermato che in 13 casi Facebook è la prima fonte di informazione per loro, in altri 7 casi Facebook rimane stabile al secondo posto della lista delle fonti affidabili," continua lo studio.

L'analisi del Media Insight Project inoltre fornisce due dritte a chi i contenuti online li produce, per i millennials infatti è molto importante che la fonte sia riconoscibile e facilmente identificabile, e, gloria nell'alto dei cieli, per il 52 percento degli intervistati la fonte deve essere chiara e ricca di riferimenti e link. Forse non tutto è perduto.

Lo studio è decisamente articolato e dettagliato, e questi dati si fanno ancora più interessanti quando si viene a scoprire che pochi giorni fa ​Facebook ha confermato il proprio interesse nel trasformare la timeline di Zuckerberg in una vera e proprio casa base per l'informazione.

​The New York Times, BuzzFeed e National Geographic sono le prime testate ad affermare di voler accompagnare Facebook in questo viaggio: se oggi tutto ciò che riguarda il marketing sui social è focalizzato sul convincere il lettore a cliccare un link per spostarsi dalla piattaforma social al sito web di una determinata testata, in un prossimo futuro gli articoli potrebbero essere ospitati direttamente su Facebook.

Zuckerberg non è solito a fare troppe domande ai propri utenti: ci sono dei bilanci da rispettare e i cambiamenti sulla sua piattaforma avvengono in funzione di questo, se agli utenti non piace impareranno a convincerci. Se, quindi, un domani il lettore non dovrà spostarsi da Facebook per leggere i contenuti della sua testata preferita, le dinamiche potrebbero uscirne stravolte. Sarà la fine dell'era del clickbaiting, magari a favore di un più rispettabile e genuinamente interessante stortytelling?

Ovviamente non ho risposte a queste domande, nel frattempo però conviene continuare a tenere d'occhio i millennials, quelli cambiano idea da un giorno all'altro e se improvvisamente scoprono una sfrenata passione per la privacy personale Zuckerberg avrà ben altro di cui occuparsi, ​vista la loro incidenza sul suo mercato.