Cultura

I dettagliatissimi e inquietanti diari del più grande boia di Francia

Anatole Deibler e la sua ghigliottina erano il terrore di tutti i criminali tra fine Ottocento e inizio Novecento: nei suoi taccuini sono state ritrovate foto e storie delle sue 299 decapitazioni.

di Pierre Longeray; traduzione di Giacomo Stefanini
24 febbraio 2020, 11:14am

Eugène Crampon aveva rapinato un'enoteca e aveva sparato contro i suoi inseguitori. Fu giustiziato nel 1892 da Anatole Deibler. Foto: La Manufacture de Livres.

Fra le pagine del diario di Anatole Deibler non si trovano i racconti delle sue giornate, ma foto di assassini, ladri e pederasti. Sono i volti dei criminali in attesa di conoscere la loro sentenza: lavori forzati in Guyana? Carcere a vita? O un appuntamento all'alba con Anatole stesso, il famoso boia?

L'esperto di storia del crimine Éric Guillon stava rovistando negli archivi della polizia di Parigi quando si è imbattuto in un catalogo di antiche foto segnaletiche. Le immagini, conservate con grande cura, completano i taccuini di Deibler e catalogano 299 decapitazioni nel corso dei 40 anni di carriera del più grande boia della storia di Francia.

Il libro di Guillon, intitolato Guillotiné (Ghigliottinati) raccoglie le storie di crimini terrificanti. Un esempio è la seconda esecuzione della carriera di Deibler: due giovani uomini avevano ucciso un'anziana dopo aver cercato di tagliarle la lingua, averle piantato un trapano metallico in una tempia e aver ballato sul suo corpo inerme. Poi avevano fatto uno spuntino ed erano andati a teatro per usarlo come alibi. Qui, l'autore Éric Guillon ci racconta alcuni dei volti ritratti e la storia di questo affascinante carnefice.

VICE: Quando si è iniziato a fotografare i condannati?
Éric Guillon: Alla fine del XIX secolo, quindi poco prima che Anatole Deibler cominciasse a esercitare. Prima delle foto, era facile infilarsi tra le crepe del sistema giudiziario falsificando i documenti e l'unico modo affidabile di identificare i criminali era marchiarli a fuoco.

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Anche malfattori famosi sono passati per la lama di Anatole Deibler, come Henri-Désiré Landru, colpevole di 11 reati.

Cosa sappiamo dei criminali rappresentati nel libro?
Si trattava in gran parte di assassini, spesso recidivi, colpevoli di crimini sordidi come la tortura di donne o bambini. Ai tempi, non potevi camminare per Parigi senza correre il rischio di venire attaccato da una banda. Il periodo di maggiore attività per Deibler—dal 1890 al 1939—comprende anche il periodo della Prima Guerra Mondiale, quando molti casi riguardavano giovani di meno di 20 anni. Durante la guerra ci fu un evidente aumento della criminalità giovanile, a causa della distruzione della struttura familiare.

Come avvenivano le esecuzioni?
Ai condannati non veniva comunicata la data della loro esecuzione per evitare che perdessero il controllo. A volte dovevano aspettare quattro o cinque mesi, pensando ogni notte che sarebbe stata l'ultima. Per legge, tutte le esecuzioni dovevano avvenire nelle prime ore del giorno. La notte prima di un'esecuzione, Deibler e i suoi aiutanti assemblavano la ghigliottina facendo meno rumore possibile, ma non bastava a far sì che la gente non se ne accorgesse.

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Anatole Deibler aziona la ghigliottina.

Puoi dirmi di più?
A parte gli avvocati, i giudici e i pubblici ministeri, nessuno doveva sapere quando si sarebbe svolta un'esecuzione. Ma la voce spesso si spargeva così tanto che la gente si metteva in fila per assistere alle decapitazioni, che sono rimaste aperte al pubblico fino al 1939. Trovare il luogo era abbastanza facile, visto che la ghigliottina veniva montata sempre allo stesso posto: di fronte alla Prison de la Santé, poi davanti alla Prison de la Roquette.

Gli artisti e le persone di classe agiata non mancavano mai alle esecuzioni. Quando si trattava di un famoso criminale, la gente sborsava un sacco di soldi per affittare una finestra con vista sul patibolo. Altri si arrampicavano sui muri e sugli alberi. Il pubblico lo trattava come un intrattenimento, come la TV per noi. Poi l'esecuzione veniva recensita sul giornale. Dopo la prima esecuzione di Deibler, il giornale del giorno dopo recitava: "Il giovane signor Deibler ha dimostrato sicurezza nel movimento di polso ed è parso a suo agio come un professionista esperto. Dopo questa felice prima prova, prevediamo e gli auguriamo una bella carriera e un gran numero di prestazioni rispettabili.”

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Due membri della banda del “bandito Hazebrouck”, responsabili di molti crimini e furti nella Francia del Nord.

Deibler era benvoluto?
Era visto come un giustiziere modello. Era molto professionale. Non era un sadico; non ricavava alcun piacere dal giustiziare le persone, voleva soltanto che la sua macchina funzionasse bene in modo da non farli soffrire a lungo.

Come si diventava un boia a quei tempi?
Anatole Deibler veniva da una lunga stirpe di boia che avevano lavorato in Germania e poi in Francia. I giustizieri erano una sorta di casta—Deibler aveva anche sposato la figlia di un boia. Non era facile troncare l'attività di famiglia.

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Étienne Bouvier, colpevole di tentato stupro e omicidio di una bambina di cinque anni.

Ma lui voleva fare il boia?
No, lavorava come venditore per un sarto in un grande magazzino di Parigi. Ma la sua famiglia lo ha spinto in tutti i modi affinché portasse avanti la tradizione. Suo padre è stato l'unico boia a dare le dimissioni. Tremava ogni volta che doveva decapitare qualcuno. Così ha lasciato il posto a suo figlio. Comunque, Deibler è entrato nella storia. I criminali addirittura si tatuavano "La mia testa per Deibler" sul collo, e a volte anche una linea tratteggiata con scritto "tagliare qui".

Che opinione aveva la gente in generale di questa professione?

Era una posizione piuttosto invidiata, grazie allo status sociale che conferiva, oltre a un salario vantaggioso in cambio di poco lavoro. Nel Medioevo, i boia godevano anche di privilegi, come quello di scegliere qualunque cibo volessero al mercato. Dopo la morte di Deibler nel febbraio del 1939, arrivarono circa 200 candidature per il suo posto.

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Albert Fournier, giustiziato nel 1920. Condannato per l'omicidio di sua sorella e per aver stuprato e ucciso una domestica.
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