I punk cubani che si infettavano con l'HIV come forma di dissenso estremo

Per i Frikis, l'epidemia di AIDS divenne un’opportunità per fuggire dalla morsa di una società che voleva farli scomparire.

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07 febbraio 2017, 6:30am

Il socialismo standardizza i suoi cittadini, e in un paese socialista i punk non possono che attirare l'attenzione. Ma i Frikis, una comunità punk cubana nata a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta che voleva ricordare i cugini anglosassoni per stile e gusti musicali, avevano qualcosa in più: erano considerati veri e propri reietti della società.

A quel tempo il governo di Castro cercava di mantenere il controllo con la forza, e vagabondi ed emarginati erano tra i bersagli prediletti della polizia. Questo valeva soprattutto nel caso dei Frikis, presi di mira per il loro aspetto diverso, il rifiuto delle norme sociali e il perenne girovagare in quartieri abbandonati. Venivano molestati, arrestati, incarcerati e messi ai lavori forzati. In quella particolare situazione, la risposta dei Frikis a tali soprusi sfociò in una forma di protesta estrema: alcuni membri del gruppo decisero volontariamente di diventare sieropositivi iniettandosi il sangue infetto dei compagni già malati.

Quello che oggi sembra un gesto incomprensibile fu in realtà la conseguenza ultima di un allineamento di fattori. L'URSS aveva sostenuto per molti anni l'economia cubana, ma quando alla fine degli anni Ottanta il colosso sovietico si dissolse, anche le casse per il sostegno dei compagni socialisti oltreoceano si prosciugarono e Cuba si ritrovò a dover lottare da sola. Per usare un eufemismo coniato da Fidel Castro stesso, gli anni a seguire furono un "periodo speciale in tempo di pace" caratterizzato da carenze alimentari, idriche ed energetiche talmente gravi condurre a politiche di razionamento che avrebbero alterato fisicamente il popolo cubano per i decenni a seguire.

Erano gli stessi anni in cui il dilagare incontrollato dell'AIDS era diventato una vera e propria crisi sanitaria globale, e i governi erano al lavoro per limitarne la diffusione. L'approccio cubano fu controverso perché, oltre sottoporre la popolazione adulta sessualmente attiva a test piuttosto invasivi, prevedeva la messa in quarantena di chiunque avesse contratto l'HIV all'interno di appositi sanatori. Tali politiche sanitarie divennero l'ancora di salvezza per alcuni membri dei Frikis, che vi scorsero un'opportunità per fuggire dalle morse di una società che voleva farli scomparire.

Niurka Fuentes è la vedova di un Friki, Papo La Bala (o Papo Il Proiettile). Come mi ha detto lei stessa, Papo "sapeva che se si fosse auto-infettato sarebbe stato mandato in un sanatorio. Sapeva che lì avrebbe incontrato altre persone come lui, che la polizia l'avrebbe finalmente lasciato in pace e che avrebbe potuto vivere indisturbato."

Così, invece che continuare a vivere per strada, in quartieri dove sarebbero stati esposti a molestie e persecuzioni, i Frikis capirono che nei sanatori avrebbero trovato protezione, cibo, riparo e medicinali a sufficienza. E dopo essere realmente finiti lì si resero conto che avrebbero potuto trasformare i sanatori in un paradiso per punk.

"Da ogni casa arrivava musica heavy metal e rock 'n' roll," dice Yoandra Cardoso, una Friki di lunga data che vive ancora nel terreno di un ex sanatorio. "All'inizio, quando il sanatorio aveva appena aperto i battenti, eravamo tutti Frikis… eravamo qui, tutti insieme."

Quando nel 1989 i militari cedettero il controllo dei sanatori al Ministero della Sanità, ai pazienti fu permesso di ascoltare e fare musica, vestirsi come volevano e socializzare con altre persone anche all'esterno delle strutture. Si trattava di una sistemazione di gran lunga migliore di quanto un cubano medio potesse permettersi, figurarsi un membro dei Frikis. "Là dentro ci siamo creati il nostro mondo," riassume Fuentes.

Il sanatorio di Pinar del Rio, dove sia Fuentes che Cardoso furono ricoverati all'inizio degli anni Novanta, è stato smantellato nel 2006. Attualmente, tutti i sanatori dell'isola sono stati chiusi, tranne quello di Santiago de Las Vegas, che opera però come clinica diurna. Sebbene molti dei pazienti ricoverati siano ormai deceduti—dei compagni di Cardoso, solo tre sono ancora vivi—i sopravvissuti hanno accesso a farmaci antiretrovirali prodotti sull'isola stessa e distribuiti attraverso il servizio sanitario cubano, che vanta tuttora uno dei tassi di sieropositivi più bassi del mondo e che lo scorso anno ha eradicato la trasmissione del virus da madre a figlio (anche se la percentuale di contagi negli ultimi dieci anni è aumentata).

Storicamente, la cultura punk-rock è stata usata da chi si trovava ai margini della società per esprimere il proprio dissenso—e in una paese come la Cuba di Fidel Castro, che fu a suo modo l'isola del dissenso per antonomasia, i Frikis trovarono uno strumento di ribellione tanto estremo quanto ancora oggi scioccante.

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