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Μόδα

La fashion police esiste davvero

La moda non è fatta solo di modelle malnutrite, cocaina e feste.
Jamie Clifton
London, GB
05 luglio 2012, 6:00am

Sentendo le parole "fashion police" la gente potrebbe pensare a un programma televisivo in cui il guru della moda Kelly Osbourne parla di quanto facciano schifo i vestiti premaman di Christina Aguilera, oppure a un team di stylist immaginario che si finge di chiamare quando ci si imbatte in qualcuno conciato come Kelly Osbourne.

Il punto è che di solito non si fa attenzione al significato letterale delle parole. Chi credete che faccia rispettare il divieto di portare il burqa in Francia? La polizia della moda, ovviamente! Ma le musulmane francesi non sono state le uniche ad essere schiacciate dagli stivaletti del reparto sartoriale delle Forze dell'ordine. A essere punita dalla legge per le proprie scelte in fatto di stile è gente di ogni genere e tipo—che siano punk, razzisti, donne inglesi o altri razzisti. Abbiamo già parlato delle regole di stile nordcoreane e dei capelli a norma di legge in Iran; eccovi qui di seguito altri casi di crimini modaioli che forse vi sono sfuggiti.

I PUNK INDONESIANI

L'anno scorso la polizia indonesiana ha preso un gruppo di punk, li ha costretti a rasarsi le creste e a togliersi i piercing, e poi li ha trattenuti per dieci giorni nel tentativo di riportarli sulla retta via. Hanno detto di averlo fatto "per il loro bene", dato che le creste avrebbero potuto "mettere in pericolo il loro futuro"—cosa che a me sembra davvero sensata. Una volta a una festa sono finito a parlare con uno che si definiva punk, e mi sono bastati 20 minuti di lui che blaterava su come il punk anarco-folk non fosse una cagata per rovinarmi la serata.

SLOGAN CONTRO BLAIR

Nel 2005 una donna è stata arrestata a una sagra di paese nel Gloucestershire perché indossava una maglietta con la scritta "Bollocks To Blair", che secondo le forze dell'ordine avrebbe potuto offendere le anziane signore presenti. Non so se siete mai stati a una sagra, io sì, e non riesco a capire come quegli irritanti e furbi ammassi di rughe che ci vanno possano sentirsi offesi da una frase contro Blair. 

GIOVENTÙ LONSDALE

I neo nazisti sono stati colpiti duramente dalle leggi contro l'abbigliamento fascista, tanto da poter indossare i loro cappellini razzisti solo entro le mura domestiche. Fortunatamente ci hanno messo solo 40 anni per capire che potevano coprire parte del logo della Lonsdale per mostrare la sigla NSDA che, come sanno tutti gli storici, i tedeschi e i razzisti, era l'acronimo del partito di Hitler, il Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei.

All'inizio del nuovo millennio il trend ha preso piede tra gli idioti di estrema destra in Belgio, Germania, Francia e Olanda, tanto che gli adolescenti neo nazisti furono ribattezzati la "Gioventù Lonsdale", e il marchio fu bandito in molte scuole olandesi. Il ragazzaccio qui sopra fa parte del Partito Nazionale Britannico, ma insomma, avete capito: i fascisti adorano la Lonsdale, non importa quale Paese decidano di mettere in imbarazzo.

NIENTE REGGISENI IN SOMALIA

Dubito che ne abbiate sentito parlare, perché sono cose che non fanno notizia ormai da un decennio, ma le nazioni integraliste islamiche spesso hanno norme sull'abbigliamento davvero particolari. In Somalia, dove il gruppo Al Shabaab sta cercando di imporre un'interpretazione molto rigida della Legge islamica, le donne musulmane vengono fermate per le strade di Mogadiscio e costrette a dimenare le tette per dimostrare che non portano il reggiseno. A quanto pare, i reggiseni corrompono l'anima e offendono l'Islam. Suppongo che invece frustare pubblicamente una donna come punizione non offenda nessuno.

L'ultima dichiarazione che sono riuscito a trovare del gruppo islamista riguardo alla faccenda diceva che "il seno si deve reggere naturalmente, o deve essere piatto". Mi hanno risolto il problema di trovare una battuta finale per rendere più divertente questa grama notizia. Grazie, Al Shabaab!

MAGLIETTE ANTI APARTHEID

Ai tempi dell'apartheid un sudafricano di nome Robin Houston Holmes è stato incriminato perché aveva prodotto delle magliette che raffiguravano la faccia del defunto Stive Biko, un attivista anti apartheid in esilio. Il fatto non ha scoraggiato Robin, che ha continuato a fare magliette che infastidivano i bianchi al potere, tra cui una con la scritta "Siamo ovunque, anche nelle vostre cucine" e un'altra che diceva "Mxenge, la lotta continua", in riferimento a Victoria Mxenge, un'altra attivista.

Entrambe le magliette sono state immediatamente messe al bando e alla fine Holmes è stato arrestato di nuovo fino alla fine dell'apartheid, quando ha ricevuto l'amnistia. Quindi non credete a tutto quello che vi propinano i media; la moda non è fatta solo di modelle malnutrite, debosciati cocainomani e feste open bar. Può anche cambiare la vita. Prendete John Galliano, per esempio, è diventato uno stilista di successo e la sua vita si è trasformata.

Segui Jamie su Twitter: @jamie_clifton.