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Hedi Slimane

Hedi Slimane è l’incarnazione del principio moderno secondo cui se sei bravo a fare una cosa sarai considerato bravo in altre.
29.4.08

Autoritratto di Hedi Slimane

Hedi Slimane è l’incarnazione del principio moderno secondo cui se sei bravo a fare una cosa sarai considerato bravo in altre. Dopo aver abbandonato Yves Saint-Laurent nel 2000, la prima collezione parigina di Hedi Slimane per Dior Homme ha influenzato e rivoluzionato la moda maschile per gli anni a venire. I suoi profili esili, la sartoria da haute couture, i dettagli ricercati, i tessuti raffinati, hanno ridefinito il concetto stesso di eleganza e convinto anche i critici più scettici. Collezioni di ampio respiro, intense e fortemente trasgressive hanno seguito la prima, confermandolo giustamente come la voce più importante nella moda maschile.

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Slimane fa anche fotografie, progetta mobili, si diletta con l’architettura, flirta con il graphic design e va alla ricerca di gruppi nuovi e meno nuovi che finisce non solo per vestire, ma per influenzare in molti sensi. E’ riuscito a convertire in alta moda lo stile spontaneo e un po’ incasinato di un adolescente. Abbiamo pensato di organizzare un dialogo tra lui, Pete Doherty (la grande attrazione dello stilista che per lui ha prodotto nel 2005 il libro-omaggio dal titolo Birth Of A Cult) e noi.

VICE:Hai portato dei cambiamenti nella struttura di Dior quando ci sei entrato? Voglio dire, prima la collezione da uomo si riduceva praticamente ai calzini in vendita ai duty-free degli aeroporti…

Hedi Slimane: Quando sono entrato da Dior c’era così tanto da fare per la moda uomo. La maison era sempre stata storicamente una maison femminile, e quindi ho trovato campo libero. Ho cominciato col trovare uno spazio dove lavorare e ne ho ridisegnato l’architettura, ho messo insieme una nuova squadra etc. E’ stato un lavoro piuttosto faticoso, ma al tempo stesso assolutamente creativo. E’ stata una delle ragioni che mi hanno fatto scegliere Dior. Ho scritto una sinossi di tutti gli elementi chiamata Dior Homme, e cioè il nome che ho dato all’intero progetto. Prima di allora la moda uomo da Dior aveva il curioso nome di Christian Dior Monsieur. Sembra un secolo fa.

Sei anche fotografo. Fa parte del tuo processo creativo? 

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Assolutamente. Ho cominciato a fare fotografie da ragazzo, e in un certo senso vedo tutto come attraverso un obiettivo, ma anche attraverso le convenzioni fotografiche di profondità, composizione e senso dell’inquadratura.

Sono veramente legato alla fotografia, e tengo un archivio accurato dell’attività degli ultimi 20 anni, a differenze dei vestiti, che non conservo mai, né tengo archiviati.

L’unica cosa che rimane sono le foto, le foto dei ragazzi e delle ragazze che mettono i vestiti. Sono davvero legato a questi ricordi.

Come creatore di moda preferisci lavorare con elementi concreti o con idee?

Per nulla. Non riesco a lavorare in modo narrativo, e all’ultimo minuto mi obbligo a inventare qualcosa che possa descrivere la mia collezione. A volte sparo qualche cazzata perché non c’è niente che mi riesca peggio che parlare dei vestiti o delle così dette fonti di ispirazione. Assurdo. La verità è che non ho idea di come tutto questo avvenga e di quale sia il punto. Non ho neanche idea di quale sia il destino della moda maschile, e non me ne potrebbe importare di meno. E’ come una tecnica di scrittura automatica, un’equazione di segni e frammenti isolati. Il risultato è sempre una scoperta per me. Alla fine tutti gli elementi si armonizzano. Mi piace l’intuizione e il caos più che la narrazione e i concetti.

Quindi cosa trovi più interessante dal punto di vista visuale: l’impegno o il disincanto?

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Sia l’impegno sia a volte il disincanto possono essere interessanti. L’impegno perché, parlando di moda uomo, la psicologia che c’è dietro è molto particolare. La sessualità per gli uomini può essere un tema delicato, la stessa percezione della mascolinità può variare a seconda delle prospettive.

Ho sempre lavorato su quella percezione, e mi sono dovuto scontrare con un bel po’ di pregiudizi nei primi anni. Ora, il disincanto per me ha un che di romantico, in qualche modo affine a quello che i francesi chiamano ‘spleen’. E’ anche l’ossessione che nutro per quell’unico istante di grazia in una ragazza o un ragazzo, quel singolo momento in cui tutto è possibile, subito prima della decadenza o del caos. Disincanto è essere consapevole che tutto finirà.

Formula o intuizione?

Di conseguenza intuizione. Anche se mi piace sovrapporre un ‘sistema’, una specie di logica assurda e teatrale, ad un’idea nata dall’intuizione. Ma l’idea, l’impegno, l’intuizione vengono sempre prima.

Cosa puoi dirci dei tuoi famosi street casting?

In realtà quella è la parte più difficile. Trovare ragazzi in un’agenzia di modelli per me è assolutamente un incubo. Mi piace assicurarmi che ci sia qualcosa intorno all’individuo, qualcosa che sia una vera personalità. Negli ultimi vent’anni ho trovato centinaia di ragazzi, e molti di loro sono finiti a lavorare nelle agenzie. Mi piace che abbiano uno stile personale molto forte, perché questo gli permetterà di avvicinarsi alle mie creazioni istintivamente. Faccio casting ovunque, non ci sono regole, più che altro mi affido al caso, e di solito sono abbastanza fortunato. Quando alla fine fanno la sfilata spesso diventano amici, mettono su un gruppo e così via. E’ come una comunità per alcuni versi. Mi piace anche pensare che in qualche modo quei ragazzi staranno meglio con sé stessi, forse avranno più fiducia, anche se ultimamente questo non sembra essere un problema. Ultimamente lavoro più che altro con ragazzi inglesi.

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Oggi come oggi il look pantaloni stretti-felpa con cappuccio-giacca di pelle che tu hai creato è ovunque. Come la vivi?

Non posso farci molto. Così vanno le cose credo. In un certo senso è ancora sorprendente, ho avuto molti problemi quando ho cominciato a proporre quell’idea.

Ci sono ancora differenze tra ragazzi e ragazze? 

Questo discorso del genere non mi ha mai convinto. I prototipi di ragazza o di ragazzo che mi piacciono sono praticamente intercambiabili, come in quella canzone dei Blur. Comunque mi piacerebbe fare più cose per ragazze, e avere più ragazze intorno a me. Il ragazzo che mi immagino è certamente un ragazzo, ma quasi per caso.

Credi che sia possibile cambiare le cose “dall’interno”?

Bè, sì. E’ proprio per questo che sono entrato in una casa di alta moda. Il sistema è il luogo in cui puoi vedere le cose in prospettiva, e da lì possono venire molte altre conseguenze importanti. Ma devi avere una grande dedizione e convinzioni salde.

Come vivi il fatto che ad alcune persone i tuoi vestiti non entrano?

Credo che la morfologia sia un aspetto molto interessante nell’evoluzione della moda. Ogni decennio dell’ultimo secolo ha avuto il suo corpo, e di conseguenza il suo linguaggio del corpo, il suo atteggiamento, un modo preciso di portare i vestiti, di muoversi, di relazionarsi.

Questa forse è la cosa più importante per me. Alla gente i vestiti non stanno? Bè, arrivato ad un certo punto dovevo scegliere la linea che sentivo giusta. Ci sono altri vestiti da mettere, o forse con un po’ di aiuto si può riuscire a entrarci.

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Le ragazze sono sempre preoccupate di questo. E alla fine mi sembra abbastanza giusto che anche i ragazzi si diano un po’ da fare a riguardo. E comunque non indossare i miei vestiti forse non è un problema così vitale.

Sei tu che influenzi i musicisti, o loro che influenzano te?

Bè, dipende dai musicisti suppongo. Mi trovo molto a mio agio sotto questo aspetto. Per me la musica viene prima di tutto davvero. Credo che tutto quello che ho fatto nella moda maschile abbia qualcosa a che fare con la musica. Se molto di loro si sono messi i miei vestiti sin da quando ho incominciato probabilmente vuol dire che per loro c’è una ragione.

Che ascolti ultimamente?

Good Shoes. Uno dei miei assistenti è il batterista dei These New Puritans. Mi piacciono molto, gli ho chiesto di fare le musiche per la mia prossima sfilata.

E cosa indossi ultimamente?

A questo non posso rispondere. Metto sempre cose vecchie. Gilet, spesso una giaccia in gessato, e jeans aderenti.

Prossimi progetti?

Più che altro mostre a Berlino, una sfilata di gruppo alla Arndt & Partners a giugno, e una mostra di vecchie fotografie alla Fondazione Ellipse per l’Arte Contemporanea di Lisbona a maggio.