Recensione: CLAVDIO - Togliatti Boulevard

CLAVDIO ha fatto innamorare l'Italia cantando del suo cuore marrone, ed è quando si spoglia e si sporca che lo fa battere a noi.
29 marzo 2019, 1:32pm
clavdio studio
Fotografia di Valentina Pascarella

Quando sono andato a vedere Calcutta dal vivo lo scorso febbraio, a Roma, saremo stati in novemila. Prima del concerto, sugli schermi, sono stati proiettati un paio di videoclip di CLAVDIO, suo compagno di etichetta su Bomba Dischi. Il pubblico (giuro: quasi tutti i presenti), ha iniziato a cantare i suoi pezzi a squarciagola, a memoria.

Non sto dicendo che CLAVDIO, appena uscito col suo primo album Togliatti Boulevard, sia già pronto a riempire i palasport di tutta Italia o tantomeno a portare centinaia di migliaia di fan a strapparsi i capelli come Calcutta fa ormai da un paio d'anni. Il punto è che nella musica italiana si è aperta una breccia che ha cominciato a chiamarsi itpop, e da lì è iniziato un bel via vai per cui, dove prima in pochi facevano numeri da fame, ora in tantissimi—con tempi assai ridotti—riescono a trovarsi un loro angolo, oltre a discrete attenzioni di pubblico.

Il disco di CLAVDIO, in questo contesto, ha tutto per far bene: c'è "Cuore", il singolone da più di 2 milioni di views sporcato di synth, tutto appiccicoso nel ritornello. Ci sono le frasi da Instagram, adatte sia alle caption che alle stories, tratte da pezzi semplici e immediati. C'è l'artwork sempre bello di Valerio Bulla. C'è tutta una serie di etichette e rimandi a ciò che orbita intorno all'immaginario indie-e-ora-itpop, nel senso che una volta era l'IKEA e ora è la SNAI ("E diventa un posto bello anche la SNAI senza di noi", no?).

clavdio togliatti boulevard copertina valerio bulla

La copertina di Togliatti Boulevard di CLAVDIO, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify.

Il problema è che l'itpop, perlomeno nelle sue declinazioni più strettamente pop, ha anche dei problemi: soffre il copia-incolla dallo stesso Calcutta ed è schiavo dei modelli del passato, per citarne due. Per cui, piano a parlare di "nuovo fenomeno": la prospettiva da cui è osservare questo Togliatti Boulevard è quella della ricerca un'identità marcata, fresca e personale, e non del successo che avrà.

Siamo davanti a un disco che funziona quando fa di testa sua. Quando è goffo di una poetica intima e naïf, quando si tira a lucido con melodie semplici e loop di pianoforte, quando sposa arrangiamenti grezzi e crea un'atmosfera lo-fi. Quando, insomma, risulta sporco, brutto e primitivo: è quello il campo in cui CLAVDIO riesce a muoversi bene da sembrare originale, più vicino a soluzioni ruvide à la Caso che ad altro. Il resto, il synthpop platicoso di "Serpenti" come il passaggio a vuoto di "Tedesca", scala nel già sentito, fra Giancane e Calcutta: e si sa che chi arriva prima sembra sempre di più.

E allora, se da una parte i singoli "Cuore" e "Nacchere" sono buoni esempi di pop grezzo che carica il personaggio di hype senza proteggerlo dal futuro, è quando il romano si spoglia che si mette su un boulevard che è un vero piacere sentirlo percorrere. Come nel cantautorato passionale di "Le tue gambe", nel giocattolo elettronico di "Foto" e nella chitarra-voce-cameretta di "Ricordi".

Sono tutti pezzi, questi, da primo album: sporchi, ingenui, asciutti e intimi negli arrangiamenti. Aprono uno squarcio sulla personalità di chi li ha scritti, suggeriscono ciò che ha da dire e come intende farlo. Lì, e solo in quelle tracce, puoi trovarci CLAVDIO: cantautore moderno prestato al pop, sanguigno e delicato, grezzo e sensibile, con un gusto per i suoni sbilenchi. È su questo che gli vale la pena investire, credo, per distinguersi in futuro. Il resto possiamo già sentirlo altrove.

Patrizio è su Instagram.

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