Queste fotografie di vecchi computer sono una bomba

Queste fotografie di vecchi computer sono una bomba

Immergetevi in un tour di retrocomputing da cartolina.
Giulia Trincardi
Milan, IT
18.12.17

La rivoluzione digitale — quel momento specifico dell’evoluzione della tecnologia e della terza rivoluzione industriale in cui l’uomo ha salutato definitivamente il pallottoliere e accolto a braccia aperte i calcolatori elettronici — è il termine con cui, genericamente, viene intesa l’epoca in cui viviamo oggi.

Ma la portata della rivoluzione informatica è tale — e talmente esponenziale nei suoi sviluppi — che è facile notare come, in realtà, sia complesso (o per lo meno strano) considerare parti di uno stesso insieme i computer che usiamo oggi e quelli che ricordiamo (o che ricordano meglio i nostri genitori) aver calcato la scena 20 o 30 anni fa.

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La tecnologia si sta evolvendo per essere sempre più invisibile: a differenza di 30 anni fa — quando molto spesso possedere un computer richiedeva avere competenze hardware più o meno approfondite — oggi abbiamo macchine portatili e telefoni che non prevedono la possibilità di essere aperte, scomposte, esplorate. Non a caso, le battaglie sociali legate alle normative sull’informatica riguardano proprio il diritto alla riparazione: l’intoccabilità delle macchine sta generando una sorta di sacralità delle stesse, che dirotta l’utente medio dal conoscere davvero intimamente gli strumenti che opera.

Amiga 600 (sinistra), Amiga 2000 (in alto), Amiga 1200 (in basso), Amiga 500 (destra). L'immagine auto-referenziale sul monitor mostrata tramite il file viewer Visage. Immagine via: Beauty Shots of Retro Machines. Tutte le immagini per gentile concessione di Adam Podstawczyński

Forse è proprio per questo che il retrocomputing — quella branca dell’archeologia informatica che consiste nello scovare vecchi computer e periferiche e rimetterli in funzione — sta vivendo una primavera inaspettata: nella loro semplicità, le vecchie macchine riportano gli utenti a un dialogo basilare con tutto ciò che è artificio al silicio.

Adam Podstawczyński, un ingegnere dati polacco che colleziona vecchi computer, ripristinando OS e software tipici di ognuno, ha creato un progetto fotografico intitolato Beauty Shots of Retro Machines, in cui ricostruisce piccole e perfette scene di natura (tecnologica) morta, offrendo allo sguardo dello spettatore una cartolina sublime di un tempo lontano.

Motherboard ha contattato Podstawczyński per email per parlare di retrocomputing, abandonware e della sensazione di tepore e nostalgia che i suoi scatti trasmettono.

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Pentium 200 PC con installato Windows 95 e un monitor Philips. Sullo schermo si legge "It's now safe to turn off your computer" in polacco. Sul tavolo compare anche un Bratek, un telefono tipico dell'era comunista polacca.

MOTHERBOARD: Di cosa ti occupi nella vita quotidiana e come è iniziato il progetto?

Adam Podstawczyński: Lavoro come ingegnere dati per una grossa azienda, ma il progetto Beauty Shots of Retro Machines non è legato al mio lavoro. Colleziono vecchi computer domestici da un po’ ormai, anche se ho cominciato a fotografarli solo di recente. Non avevo previsto un progetto a riguardo in senso proprio… semplicemente, un giorno, volevo mostrare ai miei amici su Facebook un MacIntosh SE vecchio di 30 anni che avevo appena comprato, ma invece di scattare una foto con il telefono, ho sistemato il computer sulla scrivania bianca di mia figlia, ho aggiunto un vecchio telefono che era in cantina da un mucchio di tempo, e ho illuminato la scena con lampade da studio (scatto ritratti fotografici come hobby, per cui avevo un po’ strumenti fotografici a portata di mano). Quando ho visto il risultato, ho capito che avrei cominciato a fotografare le altre macchine nella mia collezione allo stesso modo. È così che il progetto ha avuto inizio.

Apple IIc (modello no. A2S4000) con Monitor Apple (modello no. G090S) e Apple Stand (modello no. A2M4021).

Hai scritto sul sito che collezioni vecchi computer e periferiche. Come li trovi? Come li preservi funzionanti, specialmente da un punto di vista di OS e software?

Cerco computer tra gli avvisi locali e sui siti di aste. Si corre sempre un qualche rischio, per esempio dalle foto online non puoi dedurre gli odori, e magari scopri solo dopo aver aperto il pacco che questo o quell’altro computer ben preservato apparteneva a un fumatore… Ma il rischio fa parte del bello. Specialmente quando compro una macchina che non funziona o che è ridotta male, e riesco a ripararla e a pulirla, provo una bella sensazione, ho raggiunto una sorta di traguardo.

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Parlando invece di software, ovviamente sulle vecchie macchine i moderni sistemi operativi o le nuove applicazioni non girano, ma i collezionisti come me hanno diverse opzioni: si può comprare il programma originale a un’asta (in genere sono floppy disk da 5¼ pollici o da 3½ pollici, nastri magnetici o cartucce), comprare una nuova licenza per un vecchio OS (alcune aziende hanno acquistato i diritti di vendere vecchi OS, per esempio per l’Amiga), o provare a scovare un “abandonware,” ovvero quei software che una volta erano disponibili sul mercato, ma i cui proprietari ora non si trovano o non hanno interesse a vendere il software.

Macintosh LC III con Macintosh Color Display (M1212), AppleDesign Keyboard (M2980) e MacAlly mouse, con aperto Microsoft Word 5.0.

Lo status legale degli abandonware non è chiaro, per questo cerco sempre di trovare il prodotto originale, se possibile. Per esempio, ho scaricato il programma di editing testo EasyScript per il Commodore 64 come abandonware e l’ho usato in un paio di foto, ma la cosa non mi faceva sentire a posto, finché non ho trovato una scatola originale online e l’ho comprata. Un altro problema è il medium stesso: se vogliamo usare hard disk moderni, chiavi USB o schede SD, ci servono accessori che “traducono” questi media in ciò che le vecchie macchine possono capire. Ma quando superi questi ostacoli, la gioia di caricare un software vecchio di 30 anni e usarlo è indescrivibile!

Il tuo progetto mi fa pensare a una serie di globi di neve o haiku di tecnologie retrò. È davvero rilassante scorrere un’immagine dopo l’altra. Era parte del tuo intento?

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Sì. Le persone come me che usavano questi computer quando erano ancora nuovi dicono spesso di provare una sensazione di “tepore” o “familiare” quando li usano nel 2017. Questo, ovviamente, è dovuto in larga parte alla nostalgia che si prova verso la propria infanzia e gli anni dell’adolescenza, ma… non solo. C’è anche un certo fascino della semplicità nei computer a 8- o 16-bit, che manca nei dispositivi informatici moderni e super potenti.

Da una parte, l’utente poteva concentrarsi su una sola applicazione o gioco e non era distratto da altre app e notifiche da internet (il multitasking era inesistente o limitato, e la rete, seppur disponibile, era prerogativa di aree arcane dell’informatica, niente a che vedere con l’internet di oggi). Dall’altra parte, dietro le quinte, il programmatore aveva risorse molto limitate a sua disposizione e anziché fare affidamento su linguaggi di alto livello o API come facciamo oggi, doveva letteralmente smanettare con singoli bit usando linguaggio assembly, che è molto vicino al puro linguaggio macchina.

Commodore 64C con monitor Commodore 1802, joystick Competition Pro e joystick Zipstick.

Era un’attività tanto difficile quanto soddisfacente! Per cui da entrambi le parti — utenti e sviluppatori — le limitazioni delle vecchie macchine generavano paradossalmente creatività e innovazione.

Cerco di trasmettere quella semplicità creativa nelle mie foto. Per quanto la maggior parte degli scatti non sono forse tanto minimalisti quanto un haiku, seguo alcune regole (proprio come negli haiku!): la scena deve limitarsi a un numero ridotto e gestibile di accessori (un po’ come nei classici dipinti a olio di nature morte); il computer deve essere funzionante e sullo schermo deve esserci qualcosa di caratteristico di quell’epoca; infine, la luce deve essere controllata con cura — uso diverse lampade da studio, ma sperimento anche con torce, laser, filtri, lampade da tavolo, e persino la luce del giorno!

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Guardate tutti gli scatti di retrocomputing di Podstawczyński sul sito del progetto.