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Cosa comprano i cacciatori di alieni con 100 milioni di dollari?

Quest'estate il miliardario russo Yuri Milner ha investito 100 milioni di dollari nel progetto SETI, che si occupa di cercare e contattare forme di vita extraterrestre. Abbiamo chiesto agli scienziati cosa compreranno con i nuovi fondi.

di John Wenz
06 novembre 2015, 12:29pm


Immagine via NRAO/Wikimedia Commons

Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

Quest'estate il miliardario russo Yuri Milner ha dichiarato che avrebbe investito 100 milioni di dollari (92 milioni di euro) nella ricerca di forme di vita aliena. Nei prossimi dieci anni la nuova iniziativa contribuirà ad allargare gli obiettivi e le possibilità del SETI, il progetto di ricerca di intelligenze extraterrestri [Search for Extra-Terrestrial Intelligence].

I nuovi fondi sono inestimabili, ha detto Andrew Siemion, direttore del SETI Research Center di Berkeley e project manager del progetto SETI@home.

Il progetto SETI aveva subito una battuta d'arresto quando nel 1993 il senatore Richard Bryan, noto oppositore alla ricerca, aveva tagliato i fondi federali per il SETI, trasformandolo in un'impresa privata.

"Tutti persero il lavoro e non erano più in grado di proseguire gli studi in questo campo," ci ha spiegato Siemion, "il risultato è che tutti, dagli studenti universitari, ai dottorandi e ricercatori, avevano paura a dedicarsi al progetto. A nessuno piace condurre ricerche in cui i fondi possono essere negati da un momento all'altro."

Nel tempo, il vuoto rimasto dopo la privatizzazione è stato ha colmato da qualche organizzazione, come il SETI Institute, il SETI Research Center di Berkeley e il SETI@home, che utilizza un modello di cloud computing che distribuisce i dati attraverso un network di volontari. Ma nonostante la popolarità del SETI@home, che raccoglie 3 milioni di utenti, Siemion ci ha detto che il progetto ha faticato per restare in piedi.

In aggiunta a tutto ciò, gran parte dei dati del SETI@home provengono da telescopi non pensati appositamente per questo scopo. Questo significa che un astronomo in cerca di galassie distanti all'osservatorio Arecibo in Puerto Rico raccoglie segnali da una certa regione del cielo con tutt'altro scopo, e poi il team del SETI passa questi dati al setaccio per trovare qualcosa di pertinente alla loro ricerca.

Ecco perché lo stanziamento dei fondi di Milner rappresenta proprio il finanziamento che i ricercatori del SETI sognano da tempo. Disporre di fondi da poter usare i più grandi radio telescopi del mondo appositamente per cercare i segnali di civiltà extraterresti e avere accesso a strumentazioni in grado di perlustrare l'intero spettro elettromagnetico.

Il primo obiettivo sarà di "ascoltare" il migliaio di stelle più vicine alla Terra. Siemion anticipa che il suo team andrà in cerca di "segnali deboli" provenienti da questi sistemi. Come ci spiega, non succede come nei film in cui un segnale radio proveniente da una civiltà lontana viene captato da una stazione locale FM, la realtà è molto più simile a un radar militare, con segnali potenti e intenzionali che mandano impulsi ben più forti.

La strumentazione non rileverebbe i segnali di megaciviltà che si espandono per la galassia, ma piuttosto di quelle avanzate solo di qualche decennio sulla scala tecnologica rispetto a noi. Potrebbe essere questo il modo di risolvere il Paradosso di Fermi (se esistono civiltà aliene perché non le abbiamo mai trovate?), semplicemente ascoltando con orecchie più sensibili.

"La nostra ampiezza di osservazione sarà potenziata di 1000 volte, e avremo la possibilità di guardare il cielo intero piuttosto che solo un terzo come ad Arecibo.

"Condurremo anche osservazioni mirate di stelle specifiche, cosa che abbiamo fatto solo raramente in passato," ha spiegato Eric Korpela, direttore del SETI@home, aggiungendo che, proprio per questo. "avranno bisogno di molti più collaboratori."

Quindi cosa succederebbe se il SETI trovasse qualcosa? Per prima cosa, ha precisato Siemion, dovrebbero analizzare i dati e confrontarli con segnali terrestri per trovarne di simili. Con tale impresa titanica da compiere, potrebbe passare molto tempo prima che quello che viene chiamato Active SETI entri in funzione, anche un secolo: allora inizieremo a spedire anche noi messaggi verso lo spazio, ammesso che sia la cosa giusta da fare.

"Se dovessimo ricevere un segnale da una tecnologia distante, bisognerebbe decidere come rispondere con cautela," dice il direttore "c'è un gruppo di persone, alcune piuttosto influenti, convinte che comunicare con civiltà di cui non sappiamo nulla sarebbe pericoloso per l'umanità."

Di sicuro, una di queste personalità di rilievo è senz'altro Stephen Hawking che ha presenziato a fianco di Milner durante il suo annuncio per mostrare il suo supporto all'iniziativa. Non tanto perché voglia comunicare, ma piuttosto per ascoltare e realizzare una gigantesca mappatura del cielo in cerca di civiltà avanzate nelle nostre relative vicinanze.

L'impresa potrebbe richiedere tempi lunghi per cui c'è tempo per decidere come agire in caso di contatto. Ma finalmente, dopo più di 20 anni di difficoltà, i ricercatori possono concentrarsi nello scoprire se siamo soli nell'universo o perlomeno nei nostri dintorni galattici.

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