Chi c'è dietro l'ultimo terribile manifesto antiabortista apparso a Roma

In vista del quarantennale della legge 194, l'associazione CitizenGO ha pensato bene di scrivere che "l'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo."

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mag 14 2018, 2:16pm

Foto via Facebook.

Negli ultimi tempi, per via del quarantennale della legge 194 che cadrà il 22 maggio, a Roma sono spuntati diversi manifesti antiabortisti. Circa un mese fa ci aveva pensato ProVita—una onlus vicina a Forza Nuova che si batte da anni contro l’aborto e l’“ideologia gender” e a favore della "famiglia tradizionale"—e stamattina ne è apparso un altro sulla via Salaria, con lo slogan “L'aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo."

I nuovi cartelloni sono firmati dalla sezione italiana di CitizenGo, che avevo già incontrato per VICE Italia nel settembre scorso, quando organizzarono attraverso l’Italia il tour del bus anti-gender, e che nell’ultimo periodo è stata piuttosto attiva sulla vicenda di Alfie Evans.

Secondo il comunicato pubblicato su Facebook, “la prima violenza sulle donne è proprio l'aborto,” perché “in gran parte del mondo è utilizzato come metodo di soppressione mirata delle donne, nel silenzio del femminismo radical-chic” e perché “le stesse donne che lo praticano, o meglio che lo subiscono, sono anch'esse 'uccise' nella loro intimità psichica e fisica” per “l’entità drammatica dei traumi post-abortivi”.

“Dopo 40 anni dobbiamo certificare il fallimento totale della Legge 194,” aggiungono, perché invece di tutelare la maternità e le donne in gravidanza “combatte la maternità, incentiva l'aborto e lascia dietro di sé milioni di bimbi soppressi e milioni di donne ferite.”

Ma cos’è CitizenGo? Si tratta di una sorta di MoveOn e Change.org ultracattolico e conservatore che è presente in diversi paesi, ed è nato nel 2013 come fondazione per mano di HazteOir, un’associazione spagnola—sempre a trazione teocon—di cui è fondatore e presidente (così come della sua emanazione CitizenGo) Ignacio Arsuaga, nipote di un generale franchista.

Nel 2017, la tramissione spagnola Equipo de investigación ha scoperto legami tra HatzeOir ed El Yunque, una società segreta messicana di estrema destra il cui proposito, secondo il giornalista messicano Álvaro Delgado, è quello di “difendere la religione cattolica e lottare contro le forze di Satana anche tramite la violenza o l’omicidio” e di instaurare "il regno di Dio in terra."

In Italia il "direttore campagne" di CitizenGo è Filippo Savarese, mentre nel direttivo figurano Maria Rachele Ruiu e Jacopo Coghe. Oltre ad aver organizzato il "bus anti-gender" dello scorso settembre, i tre fanno parte del comitato Difendiamo i nostri figli—quello che ha indetto i Family Day del 2015 e del 2016—e di Generazione Famiglia, l’emanazione italiana de La Manif pour tous, un’associazione francese nata nel 2012 per opporsi ai matrimoni tra coppie omosessuali e all’adozione da parte di queste ultime, nonché contro la "teoria del gender," l’aborto, la maternità surrogata, e così via.

Mentre CitizenGo Italia—insieme a tutte le altre realtà e associazioni ultracattoliche a lei più o meno collegate—si prepara per l’ottava edizione della Marcia per la Vita che si svolgerà il 19 maggio a Roma, dagli ambienti femministi e di sinistra sono già sorte critiche e petizioni per far rimuovere il manifesto.

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