Italia

Misogini, omofobi, razzisti: come sono gli italiani su Twitter secondo un nuovo studio

Dei 2,6 milioni di tweet analizzati nello studio - ideato da Vox Osservatorio italiano sui diritti - più di 410.000 avevano un contenuto "negativo," in gran parte rivolto contro donne, stranieri e omosessuali.
14 giugno 2016, 12:01pm
Dati e numeri sulla misoginia. (Foto via Vox - Osservatorio italiano dei diritti)

L'Italia - o almeno, l'Italia che usa Twitter - è anche un paese di misogini, e in misura leggermente minore, di razzisti e omofobi. È quanto rilevato dalla seconda Mappa dell'Intolleranza, ideata da Vox - Osservatorio italiano sui diritti e realizzata in collaborazione con le università di Roma, Milano e Bari.

Lo studio ha estratto e analizzato più di 2.600.000 tweet postati tra agosto 2015 e febbraio 2016, individuati perché contenenti 76 termini sensibili riferiti alle diverse categorie prese di mira dall'intolleranza online — come puttana, negro, culattone o ritardato.

Di questi tweet, ben 412.719 sono risultati negativi, con una preponderanza di tweet intolleranti verso le donne - il 63,1 per cento del totale dei post negativi - seguiti da tweet negativi verso i migranti (10,9 per cento del totale) e verso le persone LGBT (10,8 per cento del totale).

Altri ambiti analizzati includono l'intolleranza verso i disabili, verso gli ebrei e, per la prima volta, verso i musulmani.

L'analisi si è svolta in tre fasi: la prima ha visto il coinvolgimento dell'Università degli Studi di Milano, che ha individuato i diritti la cui violazione impatta fortemente il tessuto sociale; la palla è poi passata ai ricercatori dell'Università la Sapienza di Roma, che hanno identificato le parole 'sensibili' che spesso esprimono intolleranza sul web; infine, a chiudere il cerchio è stato il software progettato dall'Università di Bari che ha permesso, grazie a un algoritmo che analizza semanticamente il testo ed estrae i contenuti rilevanti, di creare una mappatura dei tweet.

Silvia Brena, co-fondatrice di Vox - Osservatorio italiano sui diritti, spiega a VICE News che i cambiamenti rispetto alla scorsa edizione "sono sostanzialmente tre." Per la prima volta è stata mappata anche l'islamofobia e sono state create mappe individuali per le singole città — in particolare le grandi città come Roma e Milano sono risultate le più intolleranti, seguite da Napoli, Torino, Firenze e Bologna.

Ma è la terza innovazione a risultare particolarmente interessante. "L'elemento più importante che è venuto fuori è stata la coincidenza dei picchi di tweet negativi con i fatti," dice Brena a VICE News. "È come se lo sciame digitale si agitasse e preparasse gli eventi. Questo ad esempio si è visto in maniera molto evidente con il femminicidio, purtroppo."

Infatti, andando a confrontare i picchi di tweet negativi su un certo ambito con i fatti di cronaca avvenuti nelle stesse ore, si nota una correlazione tra proliferare di tweet intolleranti ed eventi di cronaca.

Per quanto riguarda l'omofobia, il picco si è avuto tra gennaio e febbraio, in concomitanza con la lite tra Roberto Mancini e Maurizio Sarri (allenatori rispettivamente dell'Inter e del Napoli) in cui il secondo ha insultato il primo definendolo "frocio" e "finocchio." Altro picco è stato raggiunto dopo l'esibizione di Valerio Scanu a Sanremo, durante la quale il cantante è salito sul palco con un nastro arcobaleno a sostegno delle persone LGBT.

Dati e numeri sull'omofobia in Italia. (Immagine via Vox - Osservatorio italiano sui diritti)

Nel caso del razzismo e dell'immigrazione, un alto livello di tweet intolleranti si è visto a fine gennaio 2016, quando era in corso ad Amsterdam il vertice UE per discutere la questione migranti e la sopravvivenza del Trattato di Schengen.

E così via per tutti gli altri ambiti analizzati nello studio.

In particolare, il livello di tweet negativi contro le donne è risultato sempre notevolmente più alto che nei confronti delle altre categorie, anche quando non erano in corso picchi significativi — come ad esempio tra agosto e metà settembre 2015, quando in poco più di un mese sono stati commessi ben 14 femminicidi.

L'odio per le donne emerso dalla ricerca è preoccupante, ma non rappresenta una novità rispetto alla scorsa edizione dello studio.

"Il tema dell'odio contro le donne è oggi una vera e propria emergenza sociale, e purtroppo la cronaca lo dimostra con un alto tasso di femminicidi altissimo," dichiara Brena. "Quindi la rete non può non registrare questa intolleranza diffusa."

"[Rispetto al primo studio] viene riconfermato il dato sulla misoginia in modo stra-evidente," prosegue. "Se si guardano i dati, c'è una distanza tra il numero di tweet negativi contro le donne e quelli contro le altre categorie che è apicale."

Dati e numeri sulla misoginia in Italia. (Immagine via Vox - Osservatorio italiano sui diritti)

Una differenza rispetto al passato è invece l'aumento di intolleranza omofoba. Se infatti nella scorsa rilevazione il cluster Omofobia era in fondo alla classifica per il numero di tweet negativi, quest'anno c'è stato un aumento significativo — legato forse alla rilevanza assunta dal tema nel dibattito pubblico e politico prima e dopo l'approvazione del DDL Cirinnà sulle unioni civili.

"Misoginia e omofobia vanno molto a braccetto," ha affermato lunedì durante la presentazione dello studio Vittorio Lingiardi, del Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell'Università la Sapienza.

"Stiamo vedendo, paradossalmente, il fallimento di un successo: le condizioni sociali e le leggi sono cambiate - ad esempio per i diritti delle donne e delle persone LGBT - ma al tempo stesso il successo di queste politiche rinforza gli attacchi," ha detto Lingiardi. "È un fenomeno quasi inevitabile. Chi già borbottava ora si sente in diritto di dire la sua per contrastare quella che lui - di solito si tratta di una voce maschile - considera una società deviata."

Guardando invece alla mappatura territoriale, emerge che Roma e Milano sono nettamente più intolleranti su Twitter delle altre città e zone d'Italia — nonostante il risultato sia influenzato in parte anche dal maggior utilizzo di internet e dei social media nella grandi città rispetto ai piccoli centri.

In entrambe le città intorno alla metà dei tweet sul totale analizzato risulta negativo, con una netta preponderanza di tweet intolleranti contro le donne, dato che conferma il risultato nazionale.

A livello regionale, invece, emerge un dato un po' a sorpresa: oltre a Lombardia e Lazio, le regioni che ospitano le città più intolleranti, la seconda regione con il maggior numero di tweet negativi è l'Umbria, che ne ha prodotti anche più del vicino Lazio.

L'analisi territoriale, però, non serve solo a fornire una mappa dell'intolleranza, ma funge da strumento per incentivare e sostenere le azioni di contrasto all'odio on e offline.

"Il senso dell'ultimo progetto è [...] quello di consentire azioni efficaci di prevenzione sul territorio," afferma Silvia Brena in un comunicato. "Conoscere le zone dove l'intolleranza è più alta, e quali sono le sue diverse declinazioni, consente alle amministrazioni pubbliche di costruire progetti ad hoc, per esempio nelle scuole e nelle zone considerate più a rischio" conclude.


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