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Roma si prepara all'assedio

Tra le notizie della fuga verso la libertà di Marcello Dell’Utri e l'affidamento in prova ai servizi sociali di Silvio Berlusconi, per ora la manifestazione nazionale del 12 aprile a Roma sta passando piuttosto in sordina.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
11.4.14

Foto di Federico Tribbioli.

Per ora la manifestazione nazionale del 12 aprile a Roma, indetta da vari movimenti antagonisti e sindacati di base, sta passando piuttosto in sordina, stretta com’è tra le notizie della fuga verso la libertà di Marcello Dell’Utri e la trasformazione di Silvio Berlusconi in Aung San Suu Kyi dopo il parere favorevole alla richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali.

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Il corteo di domani, ribattezzato “la primavera dei movimenti sociali” e che dovrebbe far confluire nella Capitale all’incirca 20mila persone, partirà da Porta Pia—lo stesso luogo in cui si era conclusa la manifestazione del 19 ottobre 2013. Ieri qualche manifestante ha anche iniziato una piccola acampada davanti al Ministero delle Infrastrutture, che dovrebbe ingrossarsi tra oggi e domani.

A differenza dello scorso autunno, tuttavia, i toni sembrano essere molto meno esasperati: non sono (ancora) uscite veline apocalittiche di “analisti dell’intelligence” o articoli catastrofisti su “macchine idropulitrici” per spruzzare i caschi della polizia di vernice, “carrelli della spesa” usati per sfondare i blindati delle forze dell’ordine e scenari di guerriglia urbana tout court.

Il sindaco di Roma Ignazio Marino si è mostrato preoccupato per la manifestazione, ma al contempo ha riferito di aver avuto “le rassicurazioni di avere in campo tutte le forze dell'ordine necessarie affinché, come accadde nell'ottobre del 2013, di fronte ad annunci di possibili disordini e violenze, la città possa permettere a coloro che vogliono manifestare pacificamente di farlo.” Anche le forze dell’ordine, che schiereranno più di 1500 agenti e blinderanno il centro storico, hanno espresso “cauta preoccupazione.”

Dal canto loro, i manifestanti hanno dichiarato di voler “assediare” il Ministero dell’Economia in via XX Settembre e quello del Welfare in via Veneto. Paolo Di Vetta, uno dei leader della protesta che qualche mese fa è finito agli arresti domiciliari per gli scontri del 31 ottobre 2013 in via del Tritone, ha affermato che si tratterà di un “corteo deciso” che “non si può fare con le rose in mano.”

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L’avvicinamento alla manifestazione è iniziato la mattina del 7 aprile, quando movimenti per il diritto all’abitare, studenti e precari hanno dato il via ad un altro “Tsunami Tour”, occupando diversi stabili in zone periferiche di Roma. Nel primo pomeriggio la polizia ha però iniziato le operazioni di sgombero. Gli agenti sono intervenuti nello stabile abbandonato in via Cesalpino, ribattezzato “Godot” da un gruppo di più di 50 studenti e precari che l’ha occupato. Durante l’irruzione, hanno comunicato i movimenti, gli agenti “sono venuti a prenderci direttamente dal tetto, identificandoci uno per uno telecamera e documenti alla mano.”

Disordini si sono verificati anche in via del Commercio 24, nella zona di Ostiense, dove giovani e precari volevano dare vita al progetto “Neet Bloc”, volto a sensibilizzare sugli affitti alle stelle e la mancanza di reddito e lavoro. Gli attivisti hanno cercato di resistere allo sgombero, ma le forze dell’ordine hanno caricato per entrare nello stabile abbandonato. Un operatore di H24 è stato anche ferito alla testa da una manganellata.

Il video dello sgombero della palazzina a Ostiense.

Il giorno dopo un gruppo di militanti appartenenti ai movimenti per la casa ha fatto un blitz nella sede del gruppo consiliare di PD e Sel in via delle Vergini, nel centro di Roma, per protestare contro gli sgomberi. In una nota, il gruppo PD del Campidoglio ha parlato di “attacco squadrista e violento”: “I ragazzi sono penetrati nei nostri uffici a scopo intimidatorio sfondando porte, mettendo a soqquadro tutti i locali, aprendo gli estintori e rompendo vetri e mobili.” Gli attivisti, invece, hanno definito l’azione come una “giusta risposta agli sgomberi e alle cariche di polizia avvenuti ieri e del quale questa amministrazione e questo partito sono complici.” Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno fermato oltre cinquanta persone.

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I motivi della protesta di domani sono diversi, e intrecciano contrapposizione alle politiche di austerità e alle misure economiche promosse dai vari governi di questi anni, la necessità di avere un reddito e la battaglia territoriale contro le “grandi opere” (No Tav, No Muos, ecc.). Uno dei punti nevralgici della mobilitazione è sicuramente il tema dell’emergenza abitativa e la critica radicale al Piano Casa del Governo Renzi, che secondo il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi dovrebbe rilanciare il settore immobiliare attraverso una serie di misure agevolative e il social housing.

I movimenti per la casa ritengono invece che il Piano Casa sia l’ennesimo regalo agli speculatori, e sin dall’inizio hanno fortemente criticato l’articolo 5 del provvedimento, che stabilisce retroattivamente che chi occupa abusivamente un edificio non ha diritto alla residenza e all’allacciamento dei servizi.

Un altro provvedimento nel mirino della manifestazione è il Jobs Act, considerato “l’ennesimo attacco alle nostre condizioni di vita e di lavoro.” Per diversi mesi la riforma del lavoro di Matteo Renzi era stata presentata come la soluzione finale per sconfiggere il precariato e la disoccupazione, che nel frattempo continua ad aumentare (12.9 percento, secondo l’Istat). Tuttavia, stando agli annunci e alle prime misure, l’esecutivo ha deciso di intraprendere un percorso diametralmente opposto.

Al posto dello sbandierato “contratto unico d’inserimento”, finora si è visto solo il decreto legge Poletti su apprendistato e contratti di lavoro a termine (prorogabili 8 volte nell’arco di 36 mesi), che altro non è che una decisa virata verso la sistematizzazione della precarizzazione e il contratto a tempo determinato come regola della vita lavorativa. Anche l’ammortizzare sociale per i precari, come già avevo scritto qualche tempo fa, non è per nulla “universale”: il Naspi riguarda infatti poco più di 300mila nuovi soggetti, e dal sussidio rimangono esclusi milioni di persone impiegate con altre tipologie di lavoro precario.

In tutto ciò il 1 maggio 2014 partirà la Youth Guarantee, un programma europeo volto ad arginare la disoccupazione giovanile. Per l’Italia, in particolare, verranno stanziati oltre 1.5 miliardi di euro. La misura, per quanto astrattamente meritevole, non è esente da critiche: da più parti si è evidenziato come la Garanzia Giovani “potrebbe dar luogo a distorsioni, creando ‘cattivo lavoro’ per i giovani.”

Il vice-presidente dello European Youth Forum, inoltre, ha contestato l’idea di fondo del programma, cioè che “va bene qualsiasi lavoro purché si lavori.” Basandosi sui dati raccolti dai programmi avviati in Finlandia e Svezia negli ultimi 20 anni, l’Eurofond, l’agenzia dell’UE per il lavoro, ha rilevato come la Garanzia Giovani “ottiene risultati nell’immediato, ma non è in grado di risolvere i problemi strutturali, né di intervenire sul nodo della formazione, né di influire sui disoccupati di lungo periodo.”

A due mesi dall’insediamento a Palazzo Chigi, dunque, Matteo Renzi non solo si ritrova a fare i conti con le grosse difficoltà nel tenere fede alle sue mirabolanti promesse; ora dovrà anche misurarsi con la prima manifestazione di piazza esplicitamente rivolta contro il suo governo.

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