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Per strada con i senzatetto dell'Isola della Riunione

Disoccupazione endemica, rum e sostituti dell'ecstasy: ho passato un anno tra i vagabondi della Francia d'Oltremare.

di Morgan Fache
31 marzo 2015, 8:00am

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Morgan Fache/Collectif Item

Mi occupo del problema della disoccupazione sull'Isola della Riunione dal gennaio del 2013. Non sono originario dell'isola ma ci vengo regolarmente da anni, ormai. La questione dei senzatetto fa parte del più ampio quadro delle problematiche sociali della Riunione, e più in generale dei territori francesi d'oltremare.

Ho cominciato nella città di Sait-Pierre, a sud. Facendo ricerca, ho notato come molti dei senzatetto dell'isola venissero a vivere in questa città, dove gli squat sono numerosi. A poco a poco, ho cercato di capire se questo schema si verificasse anche nelle altre città: Sait-Joseph, Saint-Benoit e Saint-Denis.

Secondo le cifre raccolte nel 2010 dall'Osservatorio regionale della salute, alla Riunione ci sono circa 370 persone senza fissa dimora. Si tratta principalmente di uomini con più di 35 anni. Alla Riunione, come altrove, la povertà è in forte aumento. Se fino a oggi i legami familiari erano molto importanti, ora tendono ad allentarsi, e iniziano a entrare in gioco le dinamiche metropolitane tradizionali.

Il rum ha effetti devastanti. La maggior parte delle persone che ho fotografato beve rum tutto il giorno, dall'alba al tramonto. Si arriva fino a una o due bottiglie al giorno a persona. Gli effetti sono terribili.

Per quanto riguarda le droghe, sono molto diffuse la zamal—il nome creolo della cannabis—e l'Artane. Quest'ultima è l'ecstasy dei poveri, un farmaco antispastico prescritto contro il Parkinson e gli effetti collaterali di alcuni farmaci neurolettici. In farmacia, una confezione costa tre euro. Questo medicinale ha però dei forti effetti collaterali: visione offuscata, secchezza delle fauci, nausea, facilità alla collera. Dà anche euforia, e insieme all'alcol o alla cannabis annulla le inibizioni. Non causa dipendenza fisica. Ma se assunto con grandi quantità di alcol, chi ne fa uso svilupperà la convinzione di esserne dipendente, e continuerà ad aumentare le dosi per sentirsi meglio.

Alla Riunione non si consuma crack. Sull'isola circolano poche droghe pesanti, perché non possono essere prodotte in loco e l'isola non si trova sulle rotte del traffico internazionale.

Con circa 350.000 persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, l'Isola della Riunione è uno dei territori d'oltremare più poveri. Qui i livelli di disoccupazione sono ben più alti della media delle altre città francesi, e i più colpiti sono gli anziani e i giovani. L'assenza di posti di lavoro e i salari bassi si traducono in un ricorso in massa al sussidio di disoccupazione. Alla Riunione, ne usufruiscono circa 150.000 famiglie e 240.000 individui.

Nel 2013, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 29 percento—un livello tre volte superiore alla media delle città francesi, dove è intorno al 9,9 percento. I giovani tra i 15 e i 24 anni sono la fascia più colpita: la disoccupazione giovanile è salita di ben sei punti tra il 2009 e il 2013, passando dal 53 al 59 percento. Continua a colpire più le donne che gli uomini (29,7 contro 28,3 percento), anche se negli ultimi anni il divario si è ridotto.

L'uomo nella foto qui sopra si chiama Guerrier—l'ho incontrato a gennaio del 2013. Avevo preso l'abitudine di recarmi al Banco alimentare di Sain-Pierre, l'unico luogo dove i bisognosi possono trovare aiuto nella principale città del sud della Riunione. Quel luogo mi attirava, ma non vi cercavo qualcosa in particolare. Volevo solo incontrare le persone che ci andavano. Volevo parlare con loro, ascoltarle e sentire le loro storie.

Guerrieri mi ha detto, "Se vuoi ti ci porto—ti faccio vedere la miseria vera." L'ho seguito come si segue una guida.

All'inizio, mi ha mentito. Mi ha raccontato che viveva una vita da sogno, con una famiglia, dei figli, un lavoro e una macchina—sperava di creare l'illusione della normalità. Man mano che passavamo giorni e notti insieme, però, ha progressivamente abbandonato la sua posa. Pian piano, mi ha svelato le sue disgrazie, le sue gioie e i suoi dubbi. È lui il filo rosso che lega le varie immagini di questa serie, che non esisterebbe senza di lui.

È stato lui a presentarmi le persone che ho immortalato in queste fotografie. Guerrier vive per strada da molti anni. A Sain-Pierre, ha girato tutti gli squat. È rimasto poco in ciascuno, però, a causa delle risse e dei pestaggi che vi avvengono quotidianamente. Anche quando trova uno squat nuovo in cui vivere, alla fine torna sempre alla strada. La strada è casa sua. Secondo lui, è il luogo dove sta "meno peggio." Anche negli appartamenti che a volte gli fornivano i servizi sociali non è mai rimasto molto. Guerrier non vuole essere reintegrato nella società. Sa che la sua vita è difficile, ma paradossalmente è proprio nelle difficoltà che si sente più a suo agio.

Sull'isola ci sono diversi tipi di squat. Ci sono quelli di passaggio, che vengono occupati ogni notte da persone diverse. Poi, ci sono quelli comunitari, i più ambiti. Lì, la vita è impostata come in una famiglia, ognuno ha il suo ruolo e il suo compito. Le giornate seguono ritmi regolari. Nella maggior parte degli squat, la giornata comincia presto, alle tre o alle quattro di mattina, e finisce presto.

Lavarsi, bere, trovare da mangiare, mendicare, lavorare per qualche spicciolo, dormire, fumare, parlare con i compagni, vagare—sono queste le attività che occupano le giornate di chi vive qui. Le notti sono dure e spesso costellate da episodi di violenza.

Molte associazioni cercano di dare una mano ai senzatetto della Riunione—tra queste la fondazione Abbé Pierre, che mi ha aiutato a portare avanti questo progetto. Ci sono anche associazioni religiose, che distribuiscono regolarmente cibo ai poveri.

Con alcune delle persone che ho fotografato, sono rimasto in buoni rapporti. Spesso, torno a trovarli per parlare con loro. Per alcuni, il futuro è segnato: quella vita è il loro destino, ed è anche quello che vogliono. Sanno di conoscere solo la strada e nient'altro che la strada; è lì che si trovano bene.

Per altri, magari a un certo punto andrà meglio—ma, altrettanto all'improvviso, potrebbe anche andare peggio.