Quella volta che un regista italiano ha girato un intero film su 'Second Life'

Quando il machinima andava ancora forte, per intenderci.
Giulia Trincardi
Milan, IT
1.2.18

“Ti ricordi quando facevamo il bagno insieme?” chiede un uomo anziano fatto di poligoni all’altrettanto anziana moglie, mentre annaffia goffamente le piante in terrazza. “Secondo me le cellule della felicità invecchiano prima delle altre” continua, sostenendo di non aver mai visto un vecchio ridere di gusto. “Lo zio Elia rideva sempre,” ribatte con voce tremula la moglie, l’espressione fissa inchiodata tipica delle rozze mesh anni 2000. “Sì, ma tuo zio parlava con le lumache.”

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Questo dialogo surreale è tratto dal trailer del film Vola Vola di Berardo Carboni, girato tra il 2009 e il 2010 interamente su Second Life — il mondo virtuale lanciato nel 2003 dalla californiana Linden Lab — e doppiato da attori veri.

Vola Vola è stato un prodotto di una certa importanza nella nicchia di cultori del machinima — una tecnica che permette di realizzare produzioni cinematografiche animate, sfruttando il motore grafico di un videogioco; un po’ perché è stato un primato italiano e ha rappresentato il primo caso di lungometraggio narrativo girato su Second Life, un po’ perché 90 minuti scene intervallate da omini in 3D che si arrovellano sul senso dell’esistenza e interagiscono con l’eleganza di un mucchio di cartonati sotto ketamina hanno portato una generazione di spettatori da festival di cinema a impattare con la uncanny valley forse per la prima volta.

Persino il noto autore di fantascienza Bruce Sterling aveva parlato dell’opera nella rubrica “Beyond the Beyond” di Wired, definendola “disorientante” e allegando un frammento del film in cui due personaggi ripresi seduti al computer in Second Life visitano una galleria d’arte tramite (altri?) avatar, su un simulatore molto simile a — indovinato — Second Life, ed entrano dentro ai quadri perché non c'è limite al numero di pareti che possiamo sfondare ora che viviamo in un mondo virtuale.

Tra la fine degli anni Novanta e il 2010, la produzione di machinima è diventata una moda ampiamente praticata tra i fan di giochi come Quake — il corto del 1996 Diary of a Camper è plausibilmente il primo caso storico del fenomeno —, World of Warcraft — per cui possiamo ancora oggi godere di perle di rara bruttezza come questa tragica storia d’amore —, The Sims 2 e, ovviamente, Second Life.

Per quanto la popolarità di Second Life sia scemata nel tempo (o si sia consolidata su una base utenti fedele ma ristretta), con i suoi negozi e gallerie d’arte virtuali il sito di Linden Lab è stato forse il primo vero regno virtuale a fornirci degli alter-ego digitali curiosamente tangibili.

Ecco perché una coppia di vecchi poligonali che parla di altri vecchi che parlano con le lumache, oggi, in fondo, ha perfettamente senso.

Sarete felici di sapere che il regista ha annunciato l’uscita di un nuovo film (no, non in machinima), intitolato Youtopia, proprio per quest’anno.