Casa è dove parcheggi il furgoncino

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Casa è dove parcheggi il furgoncino

Più di due anni fa, Foster Huntington ha deciso di fare quello che prima o poi si dicono in tanti e ha mollato casa e lavoro. A bordo del suo furgoncino ha girato per gli Stati Uniti facendo fotografie, e svariate migliaia di chilometri più tardi ha...
11.10.13

A metà del 2011, Foster Huntington si è licenziato, ha comprato un furgoncino ed è partito dal suo appartamento di Manhattan per intraprendere un lungo viaggio in giro per gli Stati Uniti. Foster è il creatore del blog The Burning House, e per la fortuna dei suoi fan anche quest'ultimo progetto itinerante è stato ampiamente documentato online su A Restless Transplant, attraverso immagini che descrivono il suo stile di vita e quello delle persone incontrate a ogni tappa. Il viaggio è ancora in corso, e qualche tempo fa Foster ha deciso di creare una campagna su Kickstarter per finanziare la pubblicazione di un libro fotografico sul tema. Il periodo di raccolta delle donazioni si è appena concluso, e la buona notizia è che Foster è riuscito a raggiungere il suo obiettivo—e anche qualcosa di più. Così, in attesa dell'uscita di Home is where you park it, abbiamo deciso di intervistarlo e farci raccontare cosa è successo negli ultimi due anni.

VICE: Non è raro sentire di persone che si lasciano alle spalle lavoro e comodità per iniziare una nuova vita (o che vorrebbero farlo). Come sei passato da un pensiero comune all'azione?
Foster Huntington: Semplicemente, mi sono reso conto che la vita standardizzata che conducevo non mi avrebbe reso felice. Il mio era un bel lavoro, ma dopo un anno e mezzo ho capito che non mi interessava quanti soldi avrei potuto fare: stando in un ufficio nel bel mezzo di Manhattan non avrei mai potuto essere felice. Mettiamola così, sono contro l'idea che l'unico modo per essere felice sia avere una casa, un lavoro con orari d'ufficio, dei figli, una macchina e un'ipoteca.

E come ti mantieni?
Mi occupo di consulenze e direzione artistica. È qualcosa che posso fare dal mio portatile, dalla strada, senza dover stare in un ufficio.

Qual è stata la reazione di amici e familiari quando gli hai parlato del tuo progetto?
All'inizio non erano affatto contenti. Da giovane mia madre voleva che diventassi avvocato. Poi si è arresa all'idea che avrei fatto tutt'altro, ma ora che ho deciso di mollare tutto accettare anche questo aspetto non è stato facile, per lei. Il mio migliore amico ha cercato di farmi cambiare idea. Diceva che avrei mandato tutto all'aria.

Da dove è nato il tuo interesse per questo stile di vita?
Si è consolidato qualche mese dopo che ho iniziato a girare col furgoncino, quando ho conosciuto altre persone che, come me, si spostavano continuamente. È diverso, tutto qui.

In tutta questa diversità, quali sono la parte più facile e quella più difficile?
La parte più difficile… i problemi con il furgoncino, sicuramente. Quelli sono una vera seccatura. Quanto all'aspetto più facile, credo il rendersi conto di poter vivere con meno cose e in uno spazio decisamente ristretto. Certo, anche gli appartamenti di Manhattan sono piccoli, quindi questo non è stato un grosso cambiamento.

Che musica ascolti in viaggio?
New Order, Pink Floyd, Grateful Dead, Warren Zevon, Dire Straits, Animal Collective e Talking Heads.

Non ti manca mai la vita di città?
Mi manca non avere un posto in cui comprare il caffè, mangiare in buoni ristoranti e contare su un gruppo di amici che posso frequentare regolarmente. Quello che non mi manca affatto è la sensazione di non poter sfuggire al costante rumore e movimento della città. Mi piace dormire in posti in cui l'unica cosa che sento la notte è il frinire dei grilli.

È pericoloso andarsene in giro come fai tu, negli Stati Uniti? Indipendentemente da questo, avrai fatto molti incontri interessanti.
Secondo me non è pericoloso, ma altri ti direbbero di sì. Ho incontrato un sacco di persone, e mi sono avvicinato ad alcune in particolare—Cyrus Sutton, Trevor Gordon, Jay Nelson, Dan, Chris y Keith Malloy, Maddie Joyce… tutti quelli che ho conosciuto viaggiando hanno in comune la voglia di assumersi dei rischi e l'essere ricompensati per il fatto di mettersi in gioco.

Molte delle foto sono state scattate sulla costa, con surfisti e spiagge. Qual è il tuo rapporto col surf?
Sono cresciuto con lo snowboard, e quando non c'era neve passavo allo skate. Sul retro, a casa, avevo anche una mini-rampa. Poi a 20 anni ho cominciato a surfare, e da allora non ho più smesso.

Nel tuo progetto precedente, The Burning House, chiedevi alla gente di fotografare cosa avrebbe messo in salvo in caso la propria casa fosse andata a fuoco. Con Home is where you park it, invece, in un certo senso metti da parte i legami con le cose. Qual è il tuo prossimo passo?
Non sono ancora sicuro. Mi piace lavorare online, è internet che ha permesso a Home is where you park it di prendere effettivamente vita. Quindi posso dirti che mi piacerebbe dedicarmi ad altri progetti come questi.

Come sarà il libro, ora che hai raccolto i soldi necessari?
Dentro ci saranno tutte le foto che preferisco tra quelle che ho scattato in questi due anni per strada, incluse quelle dei furgoni di altri viaggiatori come me. Ci sto lavorando con Doubleday & Cartwright, uno studio di New York.

La pubblicazione segnerà la fine del viaggio?
Prima o poi mi fermerò da qualche parte, ma non rinuncerò mai al furgoncino. Mi ha dato molte gioie e ispirazioni. Ovunque sarò, e fino a che non morirò, parcheggiato fuori casa ci sarà sempre il mio furgoncino.

Questa domanda è dovuta: sei più felice di due anni fa?
Sono contento di come sto adesso e di essermi lasciato alle spalle la situazione che avevo a New York. Ora ho più libertà nel gestire la mia vita e più tempo per fare ciò che mi piace. Quindi sì, senza dubbio: sono più felice.

Segui Alejandro su Twitter: @soyalemendoza

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