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Come diventare nobili in Italia

Anche se secondo la Costituzione in Italia i titoli nobiliari non hanno valore, a livello economico ce ne hanno eccome: infatti c'è un sacco di gente disposta a pagare per averne uno.

di Vincenzo Marino
12 novembre 2015, 12:32pm

Vittorio Emanuele di Savoia con la moglie Marina Doria e il figlio Emanuele Filiberto al ritorno dall'esilio. Grab


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Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!

Il 13 giugno 1946, secondo la leggenda, re Umberto II di Savoia concesse una sventagliata di titoli nobiliari a qualche decina di persone e ad alcuni creditori, prima di lasciare l'Italia e partire in esilio per il Portogallo.

Vennero definiti "nobili della scaletta," come quella dell'aereo di Ciampino che condusse l'ultimo re italiano lontano da Roma, e saranno gli ultimi ai quali verrà attribuito un titolo nobiliare.

Con l'ingresso della Costituzione Repubblicana nel '48, infatti, per effetto della XIV Disposizione transitoria, i titoli nobiliari hanno cessato di esistere, finendo col restare una semplice cosmesi anagrafica a suffragio di pochi.

I titoli hanno quindi perso da anni il loro valore giuridico, e non possono essere inclusi nei documenti d'identità e nel proprio nome—a meno che non si sia fatta richiesta per "cognomizzare" i predicati o i luoghi d'origine, certificando di avere origini nobili risalenti almeno a prima del giorno della marcia su Roma (il 28 ottobre del '22).

In sostanza, diventare nobile in Italia è legalmente e praticamente impossibile. Ad oggi sono ancora 7.500 le famiglie della nobiltà italiana, una popolazione di quasi 80mila persone che hanno ereditato un'ormai inutile una tradizione secolare, e che si concentrano a livello geografico soprattutto nelle zone di Firenze, Milano e Venezia.

Malgrado i loro nomi oggi abbiano più o meno lo stesso suono delle caselle del Monopoli, famiglie italiane come Frescobaldi, Guicciardini, Borromeo, Pallavicini, Sforza, Visconti, Foscari sono composte per due terzi da portatori di titoli nobiliari "superiori," il che vuol dire che in potenza potrebbero sfoggiare il titolo di principe (per il 6,5 percento di loro)—nonché dei più comuni duca, marchese, visconte, barone—pur avendo adesso lo stesso valore effettivo del mio primo nickname su mIRC (*:Grumo:*).

Eppure ad oggi sarebbero circa 20mila le persone disposte a pagare per accaparrarsi un titolo, in qualche modo, in qualche paese, da vantare poi in Italia—malgrado secondo il nostro ordinamento non possano essere né comprati né venduti, ma si ereditino per discendenza.

A meno che non riusciate a farvi nominare cavalieri dell'ordine di San Giovanni di Gerusalemme - l'Ordine dei Cavalieri di Malta -, che è composto per la maggior parte da non nobili e per il quale, per il titolo di "cavaliere di grazia magistrale," non serve dimostrare provata nobiltà familiare, avrete dunque bisogno di cercare fortuna in altri paesi, andare alla ricerca del prezzo migliore, stare attenti alle truffe e sperare che a qualcuno non importi davvero molto del fatto che la bolla che attesta la vostra nobiltà ha in realtà lo stesso valore legale della carta forno.

Questa inspiegabile e remunerativa esigenza negli ultimi anni ha infatti scatenato un mercato dei titoli nobiliari, che su internet vengono tranquillamente venduti in vario modo.

Si può per esempio scegliere la nazionalità del proprio titolo su siti come questi, e diventare un nobile tedesco o irlandese o scozzese per qualche decina di euro.

Per diventare Graf von Andechs (conte di Adechs), per esempio, bastano 79 euro: inclusi nel prezzo si trovano il certificato di APPOINTMENT, il CREST ufficiale con l'ARALDO completo, una mappa storica della Germania e delle informazioni dettagliate, che ti faranno CREDERE - riportando dal sito in questione - di far parte di "una delle più influenti dinastie del Sacro Romano Impero."

I siti che vendono questo tipo di prodotti, sono probabilmente a conoscenza questa esigenza italiana, e così in genere questi servizi di acquisto titoli, seppur stranieri, garantiscono all'utente italiano la possibilità di usufruire di una pagina in lingua.

È così, per esempio, per royaltitles.net, che dice di permettere l'acquisto del titolo di grand duca di Pomerania e Livonia, e ricevere comodamente a casa una lettera "firmata a mano con prestigioso sigillo del Regno," un "giuramento segreto dei templari," un'antica mappa "in stile franco-baltico" e - ancora - un "certificato di proprietà con Aquile imperiali nere di Livonia."

"Immagina di sfoggiare la carta con il tuo nome e il tuo titolo nobiliare per impressionare camerieri, cameriere, hostess, direttori di banca, amici o il/la tuo/a partner," recita il sito tra i "Vantaggi." Un titolo della Pomerania parte dai 199 euro, più venti euro di "spedizione e imballaggio."

Una delle alternative alla rievocazione storica e alla territorialità europea - i cui paesi difficilmente riconoscono legittimità giuridica ai titoli nobiliari - è cercare di entrare a gamba tesa nell'aristocrazia di un (sedicente) stato giovane.

È il caso per esempio del principato di Sealand, una piattaforma artificiale al largo dell'Inghilterra meridionale, edificata durante la seconda guerra mondiale e ora occupata dalla famiglia Paddy Roy Bates dal 1967, che da allora ne ha proclamato l'indipendenza—chiaramente non riconosciuta dagli altri stati a livello formale.

Il sito ufficiale della piccola piattaforma-stato mette a disposizione una vetrina virtuale, all'interno della quale - fra maglie di nazionali del Sealand e bandiere più o meno ufficiali - si trovano anche offerte per diventare lord, lady e barone di Sealand per circa 40 euro—che preferirei spendere in marche da bollo da applicare sui cassonetti della spazzatura.

E sebbene qualcuno venda su Ebay un fantomatico titolo di barone o baronessa di Montfort per 17euro e 49, esiste comunque un modo grosso modo sicuro per farsi apporre - in qualche modo - l'appellativo di lord e vantarsene con qualcuno almeno una volta nella vita.

Secondo la legge inglese, infatti, è sufficiente esser proprietari di piccoli appezzamenti di terreno per esserne definito "lord"—un titolo che non dà comunque il diritto di blasone, anche se, come segnalano su elitetitles.co.uk, per quasi 1400 euro si potrebbe acquisire il titolo di Lord of the Manor e che "lasts your lifetime."

Stando a Lairdofblackwood.org, per esempio, per poche decine di euro si può acquistare un "titolo perfettamente legale" con l'acquisto di un appezzamento di terreno "della tenuta di Blackwood," divenendo così "Laird, Lord o Lady di Blackwood."

In sostanza, non basta che comprarsi una terra britannica a caso. Il problema è che molto spesso si tratta di truffe.

Una delle fregature più ricorrenti, infatti, riguarda i cambi di nome inglesi: in Regno Unito è possibile cambiare nome e cognome in modo quasi del tutto gratuito, e quindi apporre - o vendere l'apposizione - di appellativi in realtà tanto altisonanti quanto inutili.

"La verità è che in questo settore c'è troppa gente che opera senza avere nessun tipo di credenziali di carattere scientifico o accademico," spiegano dall'Istituto Araldico Genealogico Italiano, sottolineando un fortissimo aumento recente del numero di truffe e denunce in questo settore.

Un'illusione che muove un mercato un po' folkloristico, ma che coinvolge più persone di quante se ne immagini. "Non si pensi necessariamente a persone frustrate o non realizzate," spiegava al Giornale il professore di Storia Medievale Franco Pascarelli.

"Quasi sempre è l'esatto opposto: si tratta di professionisti realizzati nella vita familiare e lavorativa. Ma che risentono terribilmente del fascino della nobiltà." E le star di Hollywood come Chaplin, Humphrey Bogart e Kirk Gable - che erano ossessionati dalla ricerca di un blasone per il loro 'casato' - confermerebbero questa tensione.

L'unico modo che avete per diventare nobili, in sostanza, è sperare che da qui a qualche anno venga ripristinata la monarchia e con essa tutti i titoli nobiliari decaduti con le disposizioni transitorie del dopo-guerra. Ma pare che al momento il ritorno della corona non sia effettivamente in programma.

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