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Abbiamo riesumato da YouTube due documentari RAI sui rave e i punkabbestia

'Professione Reporter' di Milena Gabanelli era evidentemente un'isola felice in cui si parlava di sottoculture con rispetto e cognizione di causa.

di Giacomo Stefanini
14 febbraio 2018, 3:33pm

Screengrab via YouTube.

È arrivato il momento di uno di quegli articoli di Noisey che iniziano con "vi ricordate quando" o qualche formula di questo tipo. Di solito in questi articoli si parla di anni Novanta, e questo non fa eccezione. Infatti durante il nostro cazzeggio retribuito instancabile lavoro di ricerca oggi ci siamo imbattuti in un paio di video caricate dall'utente YouTube Videogiornalismo.com molto interessanti, che vorremmo farvi rivedere.

Sono entrambi servizi andati in onda sulla trasmissione Rai Professione Reporter, il programma di Aldo Bruno condotto da Milena Gabanelli in onda dal 1994. E proprio del '94 è il primo servizio, realizzato da Bernardo Iovene, in cui si parla di punkabbestia a Milano. Prima li incontra per strada, poi nella cascina occupata di via Ripamonti 480 a Milano, che nel '94 non era ancora, come si legge negli ultimi articoli sull'argomento, una "fabbrica della droga", ma semplicemente un luogo dove giovani disinteressati a condurre vite ordinarie e legate alla logica lavoro/casa/famiglia passavano il tempo a bere vino e giocare coi cani.

Quando mi sono messo a guardarlo mi aspettavo un lavoro moralista e sensazionalistico sulla questione, perché è questo che ci si aspetta da un servizio Rai su una sottocultura; invece si vede che nel '94 RaiDue era un canale meno reazionario di oggi. Iovene è bravissimo a rendere la naturalezza di questi ragazzi e ragazze, la concretezza delle loro difficoltà, il loro rapporto con il mondo che li circondava.

Lo stesso vale per questo altro servizio, sempre di Iovene, risalente al 1996, due anni dopo, che segue l'organizzazione di un rave illegale con un approccio del tutto imparziale e dal vero, dal sopralluogo fino all'arrivo delle forze dell'ordine a disturbare il party (spoiler: se ne vanno senza farlo chiudere). Tra l'altro che bomba dev'essere stata quel rave, con anche una sala dotata di dream machine. E il raver anonimo che spiega che "è paradossale, ma questo dispiego di tecnologia serve a riportarci a una dimensione primitiva, tribale"? Perfetto.

È una cosa da niente, eh, ma ho come la sensazione che non vedremmo una cosa così sulla Rai del 2018.

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