crimine

La folle storia del finto sultano che per anni ha truffato i ricconi di Miami

Truffatore professionista, Anthony Gignac è stato beccato più volte ma ha continuato a spillare soldi alle sue vittime.
Illustrazione di Lia Kantrowitz.

Anthony Gignac ha passato buona parte della sua vita fingendo di essere un'altra persona, e non una qualunque, ma un facoltoso nobile saudita. Così facendo, Gignac è riuscito a scroccare notti in hotel cinque stelle, a farsi regalare merce di lusso nei negozi di alta moda e addirittura a convincere una grande università a fargli un bonifico da 16mila dollari. Eppure, il 4 marzo 2014, all'età di 43 anni, questo cittadino colombiano ha detto davanti al giudice federale George Caram Steeh che non avrebbe più finto di essere Khalid bin Al-Sau.

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"Sono cambiato," ha detto Gignac nell'aula del tribunale di Detroit, stando alla trascrizione dell'udienza. "Non ero una minaccia per la comunità, Vostro Onore… Ho un passato, è vero. Ho fatto molti grossi errori. Il peggiore di tutti è stato finire in prigione e non poter assistere mia madre sul letto di morte. Le ho promesso che non sarei mai più tornato in prigione per un altro crimine."

Panciuto, con un taglio a scodella e grandi occhi neri ed espressivi, Gignac è stato rilasciato nel 2012, dopo che cinque anni prima era stato accusato di aver impersonato un diplomatico straniero, oltre a reati di frode bancaria. In quel momento si trovava davanti al giudice per aver violato le regole della libertà vigilata nel mese di febbraio, quando si era concesso un viaggio alle isole Keys in Florida senza avvisare preventivamente il funzionario incaricato della sua sorveglianza.

A sua discolpa, Gignac ha sostenuto di aver bisogno di quel viaggio alle Keys per alleviare la forte depressione e far visita al fratello, suo unico parente in vita. Tuttavia, il procuratore federale Saima Mohsin ha riferito a Steeh che Gignac stava riprendendo le vecchie abitudini ed era alla ricerca di nuove vittime da spennare.

"È andato lì per incontrare gente, per spacciarsi per qualcuno che non è, organizzare incontri per negoziare accordi fraudolenti per l'acquisto di beni immobiliari del valore di centinaia di milioni di dollari," ha detto Moshin, aggiungendo poi, "Deve tornare in carcere. Dal nostro punta di vista, non tanto per punizione, ma per evitare che avvii nuove frodi, coinvolgendo persone innocenti."

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A quanto pare, la possibilità di fregare altra gente sulle coste assolate della Florida era troppo invitante per Gignac, che non ha saputo resistere—anche se questo gli è costato altri 12 mesi in una prigione federale per violazione della libertà vigilata.

Quattro anni dopo, come riportato dal Washington Post, il truffatore è in attesa di sentenza dopo essere stato accusato di aver impersonato un membro dello staff di un governo straniero, di furto d'identità e frode. Questa volta, Gignac avrebbe raggirato i proprietari del Miami Beach Hotel per ottenere servizi e prodotti di lusso. Pare che abbia anche raggirato 26 persone in tutto il mondo incassando otto milioni di dollari. Tra le varie cose, Gignac avrebbe guidato una Ferrari con una finta targa da diplomatico e affisso l'insegna "Sultano" su casa sua.

Per i truffatori professionisti come Gignac, il sud della Florida è da sempre un territorio fertile. Tra gli altri che sono riusciti a portare a termine truffe colossali ricordiamo Jimmy Sabatino, uno scammer di Staten Island che con l'ultima bravata è finito in un carcere di massima sicurezza. Un altro esperto impostore è Haider Zafar, colpevole di essersi finto membro di una facoltosa famiglia pakistana proprietaria di hotel, aziende tessili e petrolifere con gli investitori della città. Tra le sue vittime anche Mike Miller, che all'epoca giocava con i Miami Heat, James Jones e Rashad Lewis, a cui avrebbe sottratto circa 7,5 milioni di dollari in totale.

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"A Miami non esiste la due diligence come a Wall Street e a New York," spiega Roben Farzad, autore di Hotel Scarface, un volume sulla decadenza dei personaggi al Munity Hotel di Miami durante l'era dei "cowboy della cocaina". "Se sei un costruttore e qualcuno ti offre di pagare in contanti, sull'unghia e in nero, tu accetti, è ovvio. Miami è la capitale del cash."


Guarda il nostro video su Alessandro Proto, "il più grande impostore italiano":


Questo clima di laissez-faire è terreno fertile per andare a caccia di VIP e impresari che, a loro volta, si guadagnano da vivere grazie ai fessi che speculano sul mercato immobiliare. "Che tu sia un venditore senza remore o un avvocato corrotto, è il posto ideale per fregare le persone che a loro volta pensano di ingannare gli stranieri facendogli sperperare la loro fortuna," ha spiegato Farzad. "È una simmetria affascinante."

Gignac, ad esempio, ha ottenuto regali dai proprietari del Miami Beach Hotel convincendoli di essere un membro della famiglia reale saudita che voleva investire 440 milioni di dollari per acquisire parte della loro proprietà. Secondo il Miami Herald, tra le sue vittime c'è anche la famiglia Soffer, del celebre albergo Fontainebleau a Miami Beach, che avrebbe poi scoperto l'inganno beccando Gignac mentre mangiava del bacon.

Nel 2016 e 2017 la Florida è stata incoronata capitale americana della truffa, posizionandosi anche rispettivamente prima e seconda per casi di frode e furto d'identità. Questo succede perché c'è molta apertura verso chi arriva, dice Annette Robertson, fotografa di Key West che ha avuto a che fare con Gignac. "Quando arrivi qui nessuno fa caso se sei un po' fuori dalla norma," mi spiega. "Qui non c'è una norma. Per questo la chiamano l'isola dei disadattati."

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Nel 2014, Robertson è stata tra gli imprenditori che hanno incontrato Gignac mentre violava la libertà vigilata. In un'intervista ha ricordato di avere incontrato il truffatore a Detroit, mentre si trovava con il suo ragazzo, l'artista Wyland. "Ci ha detto di essere un sultano e ci ha raccontato tutta la sua storia nei dettagli," ricorda Robertson. "Indossava un anello con un diamante nove carati e ci ha detto che avrebbe voluto costruire dei resort insieme a noi."

Per circa due mesi, Robertson e Wyland hanno visitato con Gignac diverse proprietà che lui riteneva interessanti per l'acquisto, compreso l'esclusivo Cheeca Lodge and Spa a Islamorada. "Era un truffatore abilissimo," spiega Robertson. "Il general manager della struttura aveva lavorato a Palm Springs, in California, e conosceva alcuni sceicchi. Quando ha fatto i loro nomi, Gignac ha dimostrato di sapere tutto di loro. Aveva fatto molta ricerca a riguardo."

Tuttavia, Robertson aveva notato delle stranezze. Ad esempio, ricorda di aver portato un dipinto di Wyland in una casa che Gignac sosteneva appartenesse al fratello. Secondo le sue stime quel quadro avrebbe avuto un valore di circa 30mila dollari in galleria, eppure in quella casa c'era qualcosa che non andava. "Non c'era una sola opera originale, solo un mucchio di schifezze," spiega. "E anche se diceva di essere uno sceicco, poi mi abbracciava e stringeva la mano a Wyland, una cosa che un vero sceicco non farebbe. Si giustificava sempre dicendo, 'Non ho mai creduto a tutte quelle storie'."

Robertson e Wyland non hanno scoperto la vera identità di Gignac fino a quando un avvocato non ha provato a googlare il suo nome fittizio. L'ultima notizia che avevano trovato di Gignac era che fosse stato preso alle isole Keys dagli agenti federali. Non sapevano che aveva tentato di fregare anche i proprietari del Miami Beach Hotel.

"Non mi sorprende affatto," ha detto Robertson.

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