olocausto

La vergogna di chi non riesce a stare zitto nemmeno nel giorno della Memoria

'E allora le Foibe?' 'E allora gli indiani d'America?' Certe persone non riescono proprio ad ammettere la verità dell'Olocausto.
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Prigionieri in una delle baracche a Buchenwald. Foto via Wikimedia Commons.

Giovedì 24 gennaio, durante la Settimana della Memoria, è uscito nelle sale italiane L’uomo dal cuore di ferro, un film incentrato sulla figura del gerarca nazista Reinhard Heydrich, ideatore e responsabile della Soluzione Finale contro gli ebrei. Bastava però farsi un giro sul profilo Facebook di Videa, il distributore italiano del film, per accorgersi dei numerosi commenti relativisti e negazionisti con cui diversi utenti hanno accompagnato ogni post promozionale.

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Questi commenti hanno anticipato di qualche giorno la linea dei tanti che tutti abbiamo ieri notato sotto i post di quotidiani, singole persone e pagine Facebook a tema Giornata della Memoria (quella in cui si ricordano appunto le vittime della Shoah), che ormai da qualche anno è diventata occasione per riscoprire le tendenze nazistoidi di alcuni.

Per questo le reazioni al film sembrano un ottimo modo per descrivere la tendenza.

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Il primo genere di commenti che appaiono sotto i trailer de L’uomo dal cuore di ferro è quello che appartiene alla categoria "e allora le Foibe?", che cerca sistematicamente di spostare l’attenzione dall’Olocausto ad altri crimini commessi da stati democratici o comunisti (per molti commentatori, le due cose sono equivalenti) in altri periodi storici. Il commento qui sopra è comparso sotto un post che reca un’immagine del film, accompagnata da una frase di Anna Frank.

Perché ci si ricorda solo della Shoah e non delle vittime del comunismo o dello sterminio dei nativi americani (termine più corretto di “indiani d’America”), chiedono alcuni? Non è una domanda a cui si possa rispondere semplicemente, prima di tutto perché parte da un presupposto sbagliato: ci si ricorda anche di loro. Come riporta il secondo commento, infatti—non rendendosi conto di contraddire implicitamente quello di sopra—il 10 febbraio è la Giornata del Ricordo delle foibe; esistono poi altre cerimonie e forme di ricordo delle vittime dei regimi comunisti, solo che si svolgono nei paesi che quei regimi li hanno vissuti (spoiler: non in Italia, quindi). Non solo, sono stati fatti anche dei film sui crimini dei regimi comunisti, come ad esempio Le vite degli altri, e anche sulle foibe: uno di questi, Rosso Istria, verrà trasmesso in prima serata su Rai3 l’8 febbraio prossimo, nonostante diversi studiosi ne abbiano contestato l’attendibilità.

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Anche di film sullo sterminio dei nativi americani ne sono stati fatti molti, e hanno ottenuto diversi riconoscimenti critici, come è accaduto a Balla coi lupi; più di recente, il film I segreti di Wind River ha denunciato le attuali condizioni di vita nelle riserve indiane. Sebbene non esista ancora una “giornata della memoria” per il massacro dei nativi americani—o meglio, dei massacri, perpetrati in diversi periodi storici da differenti Stati bianchi in diverse parti dell’America del Nord —negli Stati Uniti esistono alcune celebrazioni come il Native American Heritage Day, che si svolge il giorno dopo il Ringraziamento.

Quindi non è che “nessuno si ricorda”: sono proprio le persone che rinfacciano alle altre di non ricordare le prime a non avere memoria o conoscenza. C’è poi un’altra questione, che si sottovaluta spesso: alla Shoah ha contribuito anche lo Stato italiano, prima con le leggi razziali, poi mandando persone innocenti a morire nei campi di sterminio. Questo tema, quindi, riguarda il nostro paese molto più direttamente degli altri gravi stermini perpetrati da altri regimi.

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Dal benaltrismo, però, si fa presto a passare all’antisemitismo. Tra i commenti ai vari post che pubblicizzano il film saltano fuori accuse di propaganda ebraica e echi del mai morto complotto dei banchieri ebraici per dominare il mondo, a quanto pare anche attraverso i film sulla Shoah.

Una situazione che fa molto meno ridere, se si pensa che solo pochi giorni fa si stava parlando del portavoce al Senato del primo partito italiano, Elio Lannutti, che condivideva un articolo complottista che prendeva sul serio il falso dei Protocolli dei Savi di Sion, su cui si basò proprio parte della propaganda antisemita di Hitler.

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Altri commentatori riferiscono che “la storia la scrive chi vince”, un classico artificio di relativismo che apre generalmente le porte al peggior revisionismo storico. E infatti scopriamo che la Soluzione Finale con cui i nazisti sterminarono ebrei, rom e altri prigionieri dei campi di concentramento non fu un’invenzione di Heydrich, anzi nemmeno dei tedeschi: ma dei russi, degli inglesi e di altri ancora, tanto che qualcuno cita addirittura i piemontesi dopo l’Unità d’Italia.

Questo perché, nonostante fosse scritto nel post di Videa e nonostante sia storicamente noto—almeno a chi era attento a scuola—la questione della Shoah non riguarda soltanto la deportazione e la reclusione nei campi di lavoro, in condizione umane miserevoli, ma soprattutto l’utilizzo delle camere a gas per lo sterminio rapido ed efficiente dei prigionieri. E questo è successo nella Germania Nazista e, nello specifico, con personaggi come Reinhard Heydrich.

Tra i commenti ci sono altre clamorose rivelazioni: "forse i nazisti avranno anche esagerato, ma i polacchi se lo meritavano"; “Hitler era un fanatico e un psicopatico nei confronti dei polacchi ma lui amava il popolo tedesco.” Ma anche questa è una percezione distorta e parziale del dato storico: i polacchi non furono internati indistintamente, ma in quanto anche appartenenti ad altre macro categorie—ebrei, rom, omosessuali, dissidenti politici…

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Seguendo una linea evolutiva delle discussioni online abbastanza diffusa, una volta sdoganato il negazionismo arriva trionfale anche il fascismo. Leggendo chi celebra un criminale come Heydrich con un “Onore all’uomo! Rispetto al soldato!” si arriva a rimpiangere quelli che, non avendo trovato il coraggio di scrivere qualcosa del genere, si rifugiavano pavidamente nello scaricabarile dell’allora i comunisti?. E non manca, poi, chi arriva esplicitamente a dire “mi ritengo nazionalista/fascista”, anche se poi sente il bisogno di specificare che fascismo e nazismo non hanno nulla a che spartire; la solita comoda scusa del fascismo italiano, quella di lasciare la responsabilità assoluta degli stermini di massa agli alleati tedeschi.

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Giunge il momento del tassello finale: dopo aver rivisitato la storia, scaricato le colpe della Shoah sugli altri, elencato tutti gli altri sterminatori, aver espresso antisemitismo, e ovviamente aver chiarito che fascismo e nazismo sopravvivono tutt’oggi, l’ultima tappa di questo percorso nella vergogna non può che essere trasportare grossolanamente il tema nella nostra attualità. C’è chi sostiene che la Germania attuale sia la continuazione di quella di Hitler, dedita a un subdolo controllo per ottenere il dominio dell’Europa—che però è lo stesso complotto che vede coinvolti anche i banchieri ebrei, per cui qualcosa non torna—ma c’è anche chi riesce a mescolare luoghi comuni e bufale sull’immigrazione e accusa “la sinistra”—che, in Europa, al momento è al governo in un una manciata di paesi—di rendersi responsabile dello sterminio degli africani in accordo con i terroristi.

Ovvero, un altro transfer di colpa, un altro modo per scaricare le responsabilità delle proprie azioni e della propria ideologia su chi non c’entra niente. Ed è ancora più grave che questo accada proprio con l'avvicinarsi del Giorno della Memoria, per poi concretizzarsi in particolare nella data in cui si dovrebbero ricordare le vittime della follia nazista, e che sembra invece essere diventata, per una parte della cittadinanza, una libera occasione di sfogo contro le suddette vittime. Ventiquattro ore e anche di più—una settimana, grossomodo—in cui è lecito dare voce a tutto il relativismo storico possibile, invocando come scusante vittime di altri crimini, di cui si ricorda solo quando di mezzo c’è la Shoah. Perché forse a nessuno di questi commentatori importa delle “altre vittime”: importa soltanto dire che, in fondo, il nazifascismo non era poi così male.

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