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Da dove spuntano tutti questi politici italiani in versione manga?

Meloni-chan, ma anche Salvini e il resto del governo.
27 settembre 2018, 4:00am
Illustrazione di Eleecine.

Meloni-Chan è una ragazza giovane, dai lunghi capelli biondi e gli occhi grandi come il personaggio di un manga. Elegante e sorridente, ama l’Itala e la vuole difendere. La sua immagine ha fatto capolino un paio di volte nel profilo Facebook ufficiale di Giorgia Meloni, leader del partito Fratelli d’Italia, che sembra divertirsi con questa insolita rappresentazione da almeno lo scorso luglio, quando il panorama politico italiano fu scosso dal suo primo post a tema nipponico.

Lo scorso fine settimana, poi, l’avatar Meloni-Chan è tornato, dopo che nei mesi scorsi anche Matteo Salvini aveva subito un lieve trattamento manga—dagli effetti meno duraturi e discutibili, a nostro avviso.

Tutto ciò potrebbe spingere a chiedersi: perché la Meloni adotta l’estetica dei manga? Insomma: che c’entrano gli elementi kawaii con la politica xenofoba nel nostro paese?

La caricatura Meloni-Chan può essere compresa solo contestualizzandola nello scenario politico degli ultimi anni, specie nella recente liaison tra un pezzo di cultura internet (la sezione /b/ di 4chan, alcuni gangli di Reddit) e l’estrema destra. A tal proposito può essere utile ricordare che Meloni-Chan non è sola nel panorama europeo: in Germania esiste per esempio da tempo una ragazzina chiamata AfD-Chan, anch’essa giovane, caruccia e nazionalista (AfD sia la sigla del partito xenofobo Alternative für Deutschland, diventato un attore politico di rilievo dopo le ultime elezioni federali nel Paese). La si trova raffigurata sola contro tutti—la sua innocenza mai piegata dalla barbarie dei media e dell’Islam—o in versione più dolce, una bambina che usa il tricolore tedesco a mo’ di coperta di Linus.

Il legame tra nazionalismo, i manga e gli anime è arrivato nel vecchio continente dopo le ultime elezioni USA—durante le quali Facebook fu invaso da fan art in cui ragazzine sbucate dai manga vestivano cappellini rossi con la scritta “MAKE AMERICA GREAT AGAIN” o abbracciano l’effigie di Donald Trump.

Prima ancora che conquistasse l’America, però, il legame in questione aveva infestato il Paese d’origine di queste immagini, il Giappone. Ryan Broderick è un giornalista di BuzzFeed News con base a Londra che da anni segue la cultura digitale e la sua evoluzione (il podcast che co-conduceva, BuzzFeed’s Internet Explorer, era una chicca). Nel 2017 ha firmato un articolo in cui spiegava l’origine dei citati meme di anime trumpiani, all’epoca un fenomeno nuovo e sorprendente per molti.

L’epicentro del fenomeno è quello degli netto-uyoku, termine con cui i giapponesi indicano i nazionalisti locali che passano molto del loro tempo online, trollando, organizzando proteste e boicottaggi e finendo per influenzare i media e la politica locale (qui, un’immagine usata come avatar Twitter ispirata al fenomeno netto-uyoku). Idolo degli netto-uyoku è il Premier giapponese Shinzō Abe, che nel corso degli anni ha imparato a utilizzare queste milizie di volontari per combattere i media ritenuti nemici (ai loro occhi, tutti i media “mainstream”).

I netto-uyoku, persone isolate perlopiù di sesso maschile, hanno trovato unico rifugio in alcune nicchie online, hanno un’ideologia basata su pochi elementi: il nazionalismo, la nostalgia per l’Impero, un odio orgoglioso nei confronti dei Coreani e dei Cinesi (tra le teorie cospiratorie da loro preferite, quella secondo cui il massacro di Nanking, compiuto dall’esercito giapponese durante la guerra con la Cina del 1937, non sarebbe in realtà mai avvenuto).

(Qui sopra invece Pepe the Frog, icona dell’alt-right statunitense, saluta l’aviazione imperiale giapponese, la stessa contro cui gli USA combatterono nella Seconda guerra mondiale ma vabbè.)

Secondo i netto-uyoku, la battaglia è perlopiù culturale e mediatica, visto che sono i media mainstream a voler cancellare ogni traccia di cultura locale in favore di quello che i trumpiani definirebbero globalismo e Salvini, boh, “PD” o “comunismo”. Nostalgia per i valori di una volta, purezza della razza (o della cultura nostrana, per i più moderati) e alcune comunità online anonime come luogo di ritrovo e simbolo di resistenza. In Giappone tutto si basa su 2chan, un forum dedicato a manga e anime che è finito per diventare coacervo del movimento; fondato nel 1999, 2chan fu la prima ispirazione di Christopher “moot” Poole, creatore di 4chan, sito simile ma pensato per il pubblico occidentale.

Su 4chan chiunque poteva commentare i manga e gli anime (successivamente anche altri temi) in tutto anonimato, creando thread che sarebbero rimasti online per poche ore. Se 2chan è stato il nido per gli netto-uyoku, è interessante notare come 4chan (soprattutto la sezione /b/) sia stato lo stesso per l’alt-right, insieme a Reddit e Twitter. (Un’altra curiosità: nel 2015 Poole vendette 4chan a Hiroyuki Nishimura, creatore di 2chan, cosa che significa che “i due alveari di nazionalismo e anonimato in Giappone e nell’Occidente sono di proprietà della stessa persona”, come scrisse Broderick).

Il legame insomma è sempre stato presente. Lo ha confermato Richard Spencer, suprematista bianco e personalità di spicco dell’alt-right: “L’estetica dell’alt-right potrebbe avere a che fare con gli anime”. Rick Wilson, consulente politico repubblicano, in piena campagna elettorale ebbe invece a definire i primi sostenitori di Trump “uomini single senza figli che si masturbano guardando anime”. Dio, patria e famiglia. E anime, a quanto pare.

In Italia, almeno per ora, la situazione sembra diversa. A creare Meloni-Chan è stata infatti Eleecine, artista autrice di fan art secondo cui, come mi racconta, “il tutto è nato come uno scherzo tra amici, dato che la mia pagina prima di tutto questo casino aveva solo 300 iscritti: un ragazzo ha mandato la foto originale della Meloni dicendo che sarebbe stato bello avere la versione anime. Io in due minuti e senza troppo impegno ho fatto la tanto famosa Meloni-chan.” A quel punto il post arriva alla politica, che lo condivide segnalando l’autrice, che ha “continuato a cavalcare l'onda per un po', così per puro divertimento senza pretese,” prima di smettere “perché non mi piace né mi sento in grado di disegnare manga.” Nessun fine politico, dice, né contatto tra lei e la Meloni; solo un po’ di viralità inaspettata.

Al di là di questo caso specifico, non è Meloni (né Trump né Salvini né l’AfD) ad aver abbracciato l’estetica manga, quanto il contrario—seppur con un processo tortuoso. Internet is leaking, recita un vecchio adagio del web: internet si infiltra nel mondo reale, nel mondo un tempo considerato “normale,” rendendolo più simile a se stesso. Anche a 4chan, come dimostra il caso di Giorgia Meloni.

Cos’altro rimane da dire sulla geopolitica del 2018? Ah, giusto, il cazzo di Donald Trump sembra Toad di Mario Kart.

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