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​La guida online del Dalai Lama per raggiungere la pace interiore

Stai venendo divorato dalla rabbia? Nessun problema, il Dalai Lama in persona è qui per aiutarti.
13.5.16
Il Dalai Lama e il dottor Paul Ekman. Foto via.

Che il Dalai Lama sia in fissa con la scienza è una cosa risaputa. L'anno scorso, per esempio, ha presieduto una conferenza a Nuova Delhi in cui sosteneva la complementarietà tra fisica quantistica e filosofia Madhyamaka. Durante il suo intervento, ha ricordato che chiudendosi nelle proprie convinzioni, scientifiche o religiose, si rischia di diventare schiavi di una visione parziale del mondo. Questa volta Sua Santità si è spinto addirittura oltre: ha finanziato un team di psicologi per condurre un lavoro di ricerca sulle basi condivise della loro disciplina.

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La massima autorità spirituale del buddhismo tibetano, infatti, ha commissionato la creazione un atlante completo delle emozioni umane. L'opera, intitolata The Atlas of Emotions, è un sito internet pensato per promuovere l'auto-consapevolezza presso un pubblico laico il più vasto possibile. L'idea alla base è quella di fornire una visualizzazione intuitiva dell'argomento che, passando per il groviglio dei nostri sentimenti, possa guidarci nel tentativo di raggiungere la calma interiore.

Il collaboratore scelto dal Dalai Lama è Paul Ekman, psicologo che ha ricoperto il ruolo di consulente per Inside Out della Pixar. Il film d'animazione, ambientato nella mente di una bambina di undici anni, narra le avventure di cinque emozioni base rappresentate in forma antropomorfa: Gioia, Disgusto, Paura, Rabbia e Tristezza. Il lavoro di Ekman si è rivelato fondamentale nella loro caratterizzazione.

Il completamento dell'Atlante ha richiesto qualche anno di lavoro e il costo dell'operazione si aggira sui 660 mila euro. Come prima cosa, Ekman ha condotto un sondaggio tra 149 dei più importanti neuroscienziati e psicologi del mondo con l'obiettivo di identificare le emozioni base su cui esiste un consenso comune. I risultati sono molto simili alle caratterizzazioni rappresentate nel film della Pixar: rabbia, paura, disgusto, tristezza e piacere.

"Siamo noi la causa principale dei nostri problemi. Penso che neanche Dio o Buddha possano fare molto a riguardo per aiutarci."

Lo psicologo ha quindi contattato la Stamen, un'azienda specializzata in data visualization, con lo scopo di garantire agli utenti del sito un'esperienza coinvolgente. Nel curriculum del fondatore di Stamen, Eric Rodenbeck, ci sono Google, Facebook e MTV. Eppure, a suo dire, l'Atlante è stato il progetto più impegnativo a cui abbia mai lavorato. Non si tratta di semplici dati, qui parliamo di saggezza.

L'atlante è organizzato in questo modo: le cinque emozioni vengono visualizzate come cinque "continenti". Ogni emozione possiede diversi Stati la cui intensità è variabile. A ogni stato emotivo vengono associate poi delle azioni derivanti e, allo stesso tempo, ogni stato emotivo è causato da un Trigger, ovvero, una reazione involontaria a un evento o a un determinata idea. Infine, ad ogni emozione è associata a un particolare Mood, che consente di associare determinati fatti o pensieri a un'emozione. Il presupposto è che la la comprensione delle nostre emozioni possa aiutarci a raggiungere uno stato di calma in cui l'intelligenza e la saggezza ci aiutano a valutare al meglio la situazione in cui ci troviamo.

Il diagramma delle emozioni proposto da Ekman.

Il Dalai Lama ha tenuto fuori la religione dall'Atlante perché, come ha avuto modo di dichiarare, "siamo noi la causa principale dei nostri problemi. Penso che neanche Dio o Buddha possano fare molto a riguardo per aiutarci," secondo la sua visione, "le nostri emozioni sono il nostro principale ostacolo," ecco perché "dobbiamo imparare a conoscere la natura di questo nemico."

Una caratteristica importante da sottolineare è che, nonostante il coinvolgimento della comunità scientifica, non ci troviamo di fronte ad un'opera destinata alla peer review e, ovviamente, non tutti gli esperti interpellati concordano pienamente con la rappresentazione della psiche umana. Uno dei partecipanti, Dacher Keltner, un professore di psicologia presso la University of California che ha collaborato alla creazione delle emoticon di Facebook, ha dichiarato che cambierebbe il numero di emozioni di base.

Il Dalai Lama si cimenta nel web design. Foto via.

Il buddhismo ha in qualche modo la fama di volere limitare in qualche modo la ragione, ma questo atlante, insospettabilmente, è intriso di logica occidentale. Intendo veri e propri diagrammi di flusso popolati da nozioni applicabili ai più vari ambiti della vita: una certa situazione A causa B e di conseguenza C. Dove C può essere un 'voglio suicidarmi' o 'sono triste perché non mi hanno invitato a un festa' e A la motivazione profonda di queste manifestazioni. Chiaro. Semplice. Lineare. E devo dire che a suo modo funziona.

"La tecnologia è fatta per il mio prossimo corpo."

Ovviamente, qualcuno potrebbe obiettare che questa svolta del Dalai Lama rischi a sua volta di cadere nella trappola di dipingere il mondo suddividendolo in categorie statiche. Ma purtroppo, nel mio caso, il fatto che i paradossi delle discipline orientali non siano univocamente interpretabili, ha sempre costituito più che altro un motivo per gongolarmi comodamente nella loro contemplazione, senza invogliarmi ad agire per risolvere i miei problemi.

Forse, nella sua incommensurabile saggezza, Tenzin Gyatso ha capito che questo è il modo migliore di comunicare con tutti gli occidentali che tendono a perdersi come me. Ma sapete una cosa? Se questo Atlante—quasi banale nel suo buon senso—riuscirà a migliorare almeno di un briciolo le nostre misere esistenze, forse avremo raggiunto anche noi il nostro piccolo spicchio di illuminazione.

Ad ogni modo, la parte più divertente della faccenda è che pur avendo investito così tanti soldi nella creazione di un sito web, il Dalai Lama si è fatto stampare una versione cartacea dell'Atlante. D'altronde, conoscendo in prima persona i suoi limiti, probabilmente ha preferito non rovinarsi la vita nel tentativo di utilizzare strumenti che non conosce, adducendo come giustificazione ai suoi collaboratori che "la tecnologia è fatta per il mio prossimo corpo."