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La rivolta del baretto: cosa c'è dietro alle barricate di Gorino contro i migranti

Ho letto in alcuni articoli che, in fondo, è troppo facile liquidare la rivolta anti-profughi a Gorino come una manifestazione più o meno estrema di xenofobia. Semplicemente, la gente sarebbe "stanca". Ma di cosa?

Leonardo Bianchi

Ho letto in alcuni articoli che, in fondo, è troppo facile liquidare la rivolta anti-profughi a Gorino—un piccolo paese sul delta del Po, in provincia di Ferrara—come una manifestazione più o meno estrema di xenofobia. Certo, le barricate contro degli esseri umani sono tristi, ma (dicono) non si può incriminare un' intera comunità in questo modo. Bisogna "capire la rabbia". Bisogna rendersi conto che, come ha detto Matteo Renzi, "la popolazione è stanca." Di cosa, Dio solo lo sa. Bisogna conoscere le ragioni profonde della protesta.

Ok, allora. Proviamo a vedere quali sono.

Le motivazioni principali addotte dagli abitanti sono sostanzialmente due: il modo in cui è stato annunciato il trasferimento di 20 migranti (12 donne e 8 bambini) al paese; e, soprattutto, il fatto che il bar (all'interno dell'ostello parzialmente requisito dalla prefettura) non sarebbe stato più lo stesso con i migranti in mezzo ai piedi. Come ha detto una residente: "Non possono togliercelo. È una dittatura."

Quanto alla decisione di requisire sei stanze dell'ostello "Amore e Natura"—di proprietà della provincia di Ferrara, e non di privati—il prefetto Michele Tortora si è occupato di spiegare come si sia arrivati a questa situazione. Anzitutto, gli hotel e le strutture ricettive dei Lidi ferraresi hanno rifiutato in blocco di ospitare profughi. Gorino è stato dunque scelto come extrema ratio perché da un lato non aveva nessun migrante sul territorio, e dall'altro "nella presunzione che non vi potesse essere un grosso traffico di turisti nel periodo invernale." Sul mancato preavviso, poi, lo stesso prefetto ha respinto le critiche dicendo che "da tempo facciamo appelli e riunioni, non si può dire che non sapevano nulla."

Ora, è fin troppo facile puntare il dito sulla cattiva accoglienza e sui cortocircuiti informativi tra autorità e cittadini; ma in questo caso, davvero, mi sembra che sia tutto molto più semplice: a Gorino i migranti proprio non ce li volevano, ed erano disposti a tutto pur di non averli tra i piedi.

Lo hanno detto chiaramente alcuni manifestanti in diverse interviste: "Noi siamo un paesino pulito, non possiamo accettare che ce lo sporchino," si legge sul Corriere della Sera. "Si sa come vanno queste cose, dicono undici donne e subito dopo ci mandano i maschi, avranno pur dei mariti, e così diventa un'invasione."

Anche le modalità con cui è nata la mobilitazione sono significative. Secondo le ricostruzioni, le prime notizie sull'arrivo dei migranti—che le voci di paese hanno ingrossato fino a 60, tutti uomini—sono iniziate a circolare nel pomeriggio di lunedì 25 ottobre. Da lì in poi, la cittadinanza si è fomentata tramite Facebook e sms, e i pescatori sono usciti dalle loro cooperative, iniziando a gettare i bancali di legno sulle strade che collegano il paese con il resto del mondo.

All'inizio i manifestanti erano circa una quarantina; in serata sono arrivati a più di duecento, su un totale di poco meno di 600 abitanti. Le barricate, però, non erano ancora del tutto sufficienti: serviva un appoggio politico, e soprattutto una certa visibilità mediatica. Per garantirsela, alcuni hanno deciso di contattare "un uomo con le palle"—ossia il Batman-leghista locale, Nicola "Naomo" Lodi, passato da responsabile sicurezza della Lega Nord di Ferrara a presenza ricorrente nelle trasmissioni di Rete 4 di Paolo Del Debbio e Maurizio Belpietro.

La sera di lunedì "Naomo" si è precipitato sul posto annunciando la sua venuta con un'apposita diretta Facebook, per poi continuare a documentare il tutto sul proprio profilo. Ma il suo ruolo ha una storia precisa che risale a ben prima della protesta, e può aiutare a spiegare un tipo di propaganda che sembra aver attecchito molto nel ferrarese e dintorni.

Da un pezzo, infatti, la ridente e accogliente Emilia-Romagna non è più così tanto accogliente. Secondo l'ultimo rapporto Caritas-Migrantes, la Regione è "la maglia nera nell'accoglienza dei profughi e dei rifugiati," ed ha "il più basso rapporto fra accoglienza e popolazione—in tutto 10mila persone, circa due ogni mille abitanti."

A fronte di ciò, non è nemmeno così strano che alla fine i "cittadini stanchi" di Gorino abbiano vinto. È bastato buttare qualche bancale di legno sulla strada per respingere la temibile "invasione," far alzare le mani alla prefettura ("ha prevalso la tranquillità dell'ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone") e rimuovere il paese dalla mappa dell'accoglienza. In definitiva, come ha detto "Naomo" in una delle sue dirette, "il popolo ha vinto e lo Stato ha fallito." È difficile dargli torto, anche perché non c'è stata alcuna conseguenza—se non l'ipocrita indignazione di Angelino Alfano, convinto che Gorino non sia "lo specchio dell'Italia."

Be', lo è eccome. Subito dopo le barricate e la capitolazione delle istituzioni locali, il prefetto Mario Morcone—capo dipartimento del Viminale per l'immigrazione—ha dichiarato che chi ha impedito "la sistemazione di donne e bambini" deve vergognarsi di quello che ha fatto. Ma poi è successo l'esatto contrario: non solo i gorinanti sono stati salutati da alcuni come "nuovi eroi della Resistenza contro la dittatura dell'accoglienza," ma molti di loro hanno esultato pubblicamente per l'esito della protesta.

Quel che è peggio, però, è che si è creato un altro "precedente." Quanto successo nel piccolo paesino del Polesine ricalca il rogo della scorsa estate a Quinto di Treviso. Anche in quel caso c'era stata una reazione eclatante dei residenti—spalleggiati da forze politiche di estrema destra—a cui era seguita la decisione di spostare i migranti in fretta e furia, senza alcuna reazione penale nei confronti dei responsabili.

Siamo dunque di fronte all'ennesima riprova che un certo modello di protesta (che da Tor Sapienza in poi è dilagato in tutta Italia) non solo è stato assimilato, ma ormai funziona alla grande in circostanze molto diverse tra loro. E considerando il fatto che con l'aumento degli sbarchi il sistema dell'accoglienza è al collasso, non è difficile immaginare che—specialmente in certe zone—Gorino sia stato solo l'antipasto di quello che ci aspetta in futuro molto vicino.

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