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Música

I compagni di sbronze di Alice Cooper

Alice Cooper racconta a Legs McNeil delle serate con Harry Nilsson, John Lennon, Ringo, Micky Dolenz, Keith Moon, e di quella volta che si è messo penzoloni da una balconata con Jim Morrison.
27.9.13

Illustrazioni di Brian Walsby.

Ho conosciuto Alice Cooper a una festa a Park Avenue a metà anni Settanta. È stato davvero uno di quei momenti alla "non sono degno". Alice era uno dei pochi che rispettavo, allora, perché ce l'aveva fatta a modo suo: "infilando un paletto nel cuore della Peace and Love Generation," e suonando un rock'n'roll indemoniato per i punk come me. Quella sera a Park Avenue, Alice mi aveva chiesto di intervistarlo, così, qualche giorno dopo, ci siamo trovati per una lunga chiacchierata nella sua casa di Bel Air. Alice era profondamente turbato da quello che aveva sentito su alcuni gruppi punk, e mi aveva detto,"Io non capisco questa scena, voglio dire, vogliono fare soldi oppure no?"

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Gli dissi che sì, volevano fare soldi, ma volevano farli alle loro condizioni, proprio come aveva fatto lui. Alice fu sollevato dal fatto che i punk volessero fare soldi—e da allora siamo rimasti amici. Ha appena finito di incidere un album di cover di pezzi di tutti i suoi amici degli Hollywood Vampires, la vecchia squadra di compagni di bevute che capitanava al Rainbow, e che di cui facevano parte Harry Nilsson, John Lennon, Ringo, Micky Dolenz, Keith Moon e Jim Morrison, tra gli altri luminari del rock. L'ho contattato per parlare dei suoi vecchi amici.

Tre degli Hollywood Vampires: John Lennon, Harry Nilsson e Alice Cooper, 1974. Foto via

HOLLYWOOD VAMPIRES

Quando abbiamo messo insieme gli Hollywood Vampires, l'abbiamo fatto per una sorta di omaggio ai vecchi circolini di Hollywood, tipo quando John Barrymore, Errol Flynn e W.C. Field che si trovavano a bere insieme tutte le sere. Così dissi, "Facciamolo anche noi, andiamo al Rainbow e beviamo…"

Ben presto da questa cosa nacquero gli Hollywood Vampires, andavamo al Rainbow e ci mettevamo a bere. Ogni notte eravamo Harry Nilsson, Bernie Taupin, Micky Dolenz, io e chiunque altro si presentasse. Di tanto in tanto si faceva vedere Ringo. Keith Moon veniva sempre quando era in città.

Veniva anche John Lennon. Lui e Harry Nilsson erano migliori amici, lo sapevi? Quindi se Harry era in città, stava sempre con John, e venivano al Rainbow. Era un grande! John era uno di noi, tutto qui.

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Ma la cosa più divertente era che non sapevi mai come si sarebbe vestito Keith Moon. Una sera si presentava vestito da Adolf Hitler, e quella dopo da Regina d'Inghilterra. Keith è l'uomo più incredibile e il più grande batterista che abbia mai incontrato in vita mia.

Keith era il migliore amico di tutti. Quando era in città stava da me per una settimana, poi andava da Harry Nilsson per una settimana, e poi a casa di Ringo per un'altra. Non c'era nessuno come lui. Dico sempre a tutti che il 30 percento di quello che hanno sentito su di me è vero, che il 30 percento di quello che hanno sentito su Iggy è vero, il 30 percento delle storie su Price sono vere…ma tutto quello che hanno sentito su Keith Moon è vero.

Keith entrò negli Hollywood Vampires perchè era l'anima della festa, ed è stato questo, probabilmente, che l'ha ucciso. Era il genere di persona che non aveva il tasto "OFF". E quando diventi veramente amico di qualcuno, dopo un po', sai, dici, "Dai, datti una calmata, non devi fare per forza il buffone per me…"

C'erano un sacco di ragazzi che non riuscivano a fare a meno di mettersi in mostra. Chris Farley ad esempio. Tutti quelli che nella vita erano comici obesi dovevano fare i simpatici tutto il tempo. Stavano sempre a mettersi in mostra e avresti voluto dirgli, "non devi dare spettacolo adesso!"

Keith Moon era così. Era come un bambino piccolo che aveva bisogno del Ritalin, gli dicevamo, "Keith, rilassati!" Ma non ne era in grado.

JIM MORRISON

Jim era autodistruttivo esattamente come te lo immagini. È venuto tutto fuori nei suoi testi. Andava alle feste—e a quei tempi alle feste invece degli orsetti gommosi c'erano ciotole di pasticche—ed era capace di prendere una manciata di pasticche e buttarle giù con del Jack Daniel's. E avrebbero potuto essere qualsiasi cosa, nessuno sapeva cosa fossero.

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Io non ho mai preso niente senza sapere esattamente cosa fosse. Direi che è stato questo che alla fine ha ucciso Jim.

Ho conosciuto Jim la prima volta che siamo stati a Los Angeles. Le prime persone che ho incontrato sono state Robby Krieger e gli altri Doors. Invitarono me e il mio gruppo ad andare al Sunset Sound a sentirli incidere, che era un'esperienza incredibile per delle nullità dell'Arizona.

Avevamo appena finito il primo anno di college, quindi dovevamo avere 19 o 20 anni quando siamo venuti a Los Angeles. Eravamo la band numero uno di Phoenix, ma non avevamo tenuto conto del fatto che a Los Angeles c'erano altre 15.000 band dallo Utah, dall'Oregon, da qualsiasi parte. Anche queste band erano le migliori nelle loro città, e cercavamo tutti di suonare negli stessi locali. C'erano 20 locali in cui suonare e 20.000 gruppi—e i Doors ci presero sotto la loro ala protettrice. Divennero i nostri migliori amici.

Bevevo sempre con Jim. Robby Krieger racconta sempre questa storia: quando il nostro primo disco uscì aprivamo per i Doors in Oregon e Washington; era un'esperienza fantastica per noi, perchè era la prima volta che suonavamo di fronte a un pubblico così grande. Insomma, stavamo suonando da qualche parte in Oregon e Robby entrò nel teatro—c'era una balconata. E Jim si lasciava penzolare dalla ringhiera, e io con lui! L'idea era di vedere chi avrebbe resistito di più. Io non mi ricordo assolutamente, ma sai, bevevamo tutto il giorno, quindi presumo che ci sembrasse un'ottima cosa da fare.

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Andavo alle sessioni di registrazione dei Doors e stavo a guardarli. La cosa che mi ha lasciato a bocca aperta di Jim Morrison è che la versione di The End che senti nel disco è quella che hanno registrato quando ero presente io. C'erano 26 altre versioni della canzone, con testi diversi, e ogni volta che la facevano Jim la cambiava. Non ha mai fatto la stessa versione due volte. Quella che usarono era fenomenale, ma andavano ciascuno in studio con il proprio testo per quella canzone, e discutevano se quel testo era quello giusto per la canzone. Voglio dire, quando Jim fece "When the Music's Over" e tutte le altre canzoni—stava solo improvvisando, come gli veniva. Il che era meraviglioso, perchè sentivi quel pezzo solo una volta. I Doors avevano un'indole molto jazz, e si sposavano molto bene fra di loro.

Io provengo da una scuola completamente diversa. Io vengo dal "scrivi una canzone, provala, registrala esattamente come l'hai provata, e suonala in concerto esattamente come l'hai registrata." Di certo non sono uno a cui va bene non sapere cosa sta per fare!

Ma i Doors erano esattamente l'opposto—infatti, avete presente quel punto in "Roadhouse Blues" che fa, "I woke up this morning, got myself a beer?"

È mia. Stavo lì a parlare con Jim e lui mi chiese, "Cosa hai fatto oggi?"

Gli risposi, "stamattina mi sono svegliato, mi sono fatto una birra, duh duh duh…."

E poi, l'ho sentita in quella canzone.

Alice Cooper e Donovan registrano "Billion Dollar Babies". Foto via

DONOVAN

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Facemmo una sessione insieme, una notte, ai Morgan Studios di Londra, stavamo registando "Billion Dollar Babies". Entrò Harry Nilsson, e c'erano anche Marc Bolan, Ringo, Keith Moon e Ric Grech dei Blind Faith. Entrarono e presero il controllo dello studio. Ad oggi, non mi ricordo chi stesse suonando cosa quel giorno. So che Marc Bolan ha suonato qualcosa in quell'album. Anche Harry fece qualcosa. Così Keith. E anche Ringo. Fu una notte assurda, una di quelle che è solo un buco nero totale.

Donovan stava registrando nello studio accanto, registrava con Mickey Most. C'era un gruppo di bambini con lui, dovevano fare un coro. Non mi ricordo che canzone fosse, ma entrai e dissi, "Mi serve qualcuno con un vero accento britannico. Donovan, è tempo per te di fare del vero rock'n'roll."

Lui disse, "Vieni nel mio studio, ho un sacco di bambini che devono fare dei cori e devo dirigerli."

Gli dissi, "Li dirigo io per te!"

E lui disse, ok. Ero truccato e tutto conciato, e i bambini erano terrorizzati, ma ce l'abbiamo fatta ed è stato grande.

Poi portai Donovan nel mio studio, e lui è stato perfetto nel duetto per "Billion Dollar Babies". Fu superlativo.

Sono rimasto amico di Donovan. Ero alla cerimonia quando è entrato a far parte del Rock'n'Roll Hall of Fame. È stato bellissimo. È rimasto lo stesso di sempre, esattamente lo stesso.

MARILYN MANSON

Non sapevo se fare un tour con Marylin Manson si sarebbe rivelato un incubo o no. Non sapevo se mi sarei trovato bene con lui, ma si è rivelato una bella persona.

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Alla fine è stato davvero divertente. Era assolutamente a suo agio. Nessun problema. Nessuno era in ritardo. Lui era davvero professionale, facevamo insieme "I'm Eighteen" tutte le sere come canzone di chiusura.

Io aprivo il pezzo, lui cantava la seconda strofa, e poi la finivamo insieme. Ha funzionato a meraviglia. Quindi, alla fine, non si è rivelato uno stronzo. Era molto rispettoso. E la sua band era felice. Tutti loro mi dicevano, "Marylin è diverso quando suona con te, rispetto a quando suona con altri."

"La stessa differenza che c'è fra il giorno e la notte," dicevano.

BACKSTAGE

Non è sorprendente che le persone ancora non sappiano che è stato Donovan a cantare in "Billion Dollar Babies"? Io pensavo che lo sapessero tutti. O che in "Under my Wheels" c'è Rick Derringer come chitarra solista, non Glen Buxton. Non è divertente quando ti dicono che quello che suonava l'armonica in "Roadhouse Blues" era John Sebastian—che non ha voluto che il suo nome fosse scritto nell'album dei Doors a causa di quella cosa che fece Jim Morrison, sai, quando a Miami si tirò giù i pantaloni davanti a tutti? Non sarebbe stato positivo per l'immagine dei Lovin' Spoonful essere accostati a un disco dei Doors. Non è strano? Ora sarebbe il contrario, "Devi assolutamente mettere il mio nome!"

E nessuno saa che fu Robby Krieger a scrivere la musica e il testo di "Light my Fire", anche io mi ero sempre immaginato che fosse Jim a scrivere tutti i testi.

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Sai, quando fai uno show radiofonico, come io ho fatto negli ultimi dieci anni, l'unico modo per farlo secondo me è comportarsi come se stessi mettendo i dischi per i tuoi amici. Accendo il microfono e inizio a parlare. È interessante dire alle persone un sacco di cose che non sapevano.

Ti dà un'idea più chiara di quello che accade dietro le quinte o in studio. Penso che questa sia la cosa che il pubblico ama di più, il fatto che a raccontare sia qualcuno che nel backstage c'era—io!

Nel 1975, Leg McNeil è stato co-fondatore di Punk Magazine, che è parte del motivo per cui sapete cosa voglia dire la parola "punk". Ha anche scritto Please Kill Me. Oltre a collaborare con VICE, scrive anche sul suo blog,  pleasekillme.com.

Segui Legs su Twitter: @Legs__McNeil

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