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Secondo alcuni ricercatori, l'immunità di gregge potrebbe funzionare in paesi come l'India

La controversa pratica per cui si lascia che una grossa fetta della popolazione si infetti, così da diventare immune, non è ancora fuori dai giochi per alcuni paesi. Ma è complicato.
SJ
Mumbai, IN
23.4.20
Researchers Say Herd Immunity Could Actually Work in Countries Like India

Tra scienziati che lavorano notte e giorno per sviluppare un vaccino al coronavirus e intere nazioni che scelgono la quarantena totale per proteggere la popolazione, in questi mesi si è parlato anche molto di immunità di gregge come possibile strategia nella lotta al nuovo virus. Questa pratica controversa—che prevede di lasciare che una percentuale molto ampia di persone si contagi così che possa sviluppare gli anticorpi e diventare immune—è stata suggerita in paesi come la Svezia e il Regno Unito.

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Ma se la capitale della Svezia, almeno secondo l'ambasciatore negli Stati Uniti e gli epidemiologi, potrebbe arrivarci tra qualche settimana, la maggior parte degli altri paesi che ha preso in considerazione l'immunità di gregge l'ha poi scartata per l'alto numero di decessi che rischia di comportare. Ora, però, un gruppo di ricercatori dell'università di Princeton e del CDDEP (Center for Disease Dynamic, Economics and Policy)—un gruppo che si occupa di sanità pubblica ed è basato tra New Delhi e Washington—dice che proprio questa strategia potrebbe funzionare in un paese come l'India, che ha una popolazione in media molto giovane, ossia con meno rischio di finire in ospedale e morire per il coronavirus.

"Nessun paese può permettersi un periodo di quarantena prolungato, e l'India meno di tutti," ha detto a Bloomberg Jayaprakash Muliyil, noto epidemiologo indiano. "Si potrebbe raggiungere un punto di immunizzazione sufficiente senza che il contagio coinvolga le persone più anziane. E quando l'immunità di gregge avrà raggiunto un numero sufficiente di persone l'epidemia si arresterà da sola, e gli anziani saranno al sicuro."

Muliyil e gli altri ricercatori ipotizzano che se questo virus fosse diffuso tra la popolazione dell'India in modo controllato, potrebbero rendere almeno il 60 percento delle persone immuni entro novembre. Nonostante non venga fatta alcuna proiezione sul numero di morti, questa ricerca ipotizza che dato che il 93,5 percento degli abitanti dell'India ha meno di 65 anni, la mortalità del virus si ridurrebbe di conseguenza. Sottolinea anche che in paesi come India, Indonesia, e Africa sub-sahariana, le difficoltà del distanziamento sociale in condizioni di sovrappopolamento, la mancanza di accesso ai tamponi e l'impatto socio-economico devastante della quarantena potrebbero portare proprio a una strategia radicale come questa.

Per mettere in pratica questa teoria, il team di Princeton e CDDEP raccomanda che l'India interrompa la rigida quarantena che è stata imposta fino al 3 maggio, e permetta alle persone con meno di 60 anni di tornare alla normalità, evitando comunque le grandi aggregazioni e insistendo sull'importanza del distanziamento sociale e dell'indossare le mascherine. La riapertura della società deve essere supportata da maggiori tamponi e sforzi per tracciare e isolare i pazienti affetti, mentre i cittadini più anziani dovrebbero restare in quarantena e avere accesso prioritario a test e cure mediche.

Allo stesso tempo, i critici della teoria sottolineano che, per quanto il governo indiano non abbia ancora adottato questa strategia ufficialmente, i controlli restrittivi spingerebbero comunque il paese verso questa direzione. La giustificazione principale è prevenire le conseguenze economiche della quarantena, che ha lasciato i migranti affamati e causato un'ondata di licenziamenti senza precedenti. "Quella che abbiamo davanti è un compromesso tra la fame, la miseria e tutto questo," ha detto Ramanan Laxminarayan, direttore del CDDEP e ricercatore a Princeton. Sostiene che se in questo momento le morti sono inevitabili, sarebbero potenzialmente molte meno per il virus che per i danni dovuti a imprese e servizi che chiudono e vanno in fallimento.

Ad ogni modo, come ha dimostrato l'Inghilterra quando ha provato a implementare l'immunità di gregge all'inizio della pandemia, per poi abbandonarla in fretta, la proiezione dei decessi potrebbe saturare un sistema sanitario già fragile, specialmente in un paese sovrappopolato come l'India. Ci sono timori che l'impatto possa essere peggiore di quanto anticipato, dato che un alto numero di persone è in realtà considerata vulnerabile a prescindere dall'età perché ha un sistema immunitario compromesso dall'inquinamento, o dai rischi maggiori di ipertensione e diabete.

Alla fine, il punto è se mettere o no la vita dei cittadini a rischio per il bene dell'economia, una decisione che potrebbe avere conseguenze gravissime. Come spiega chiaramente l'Organizzazione Mondiale della Sanità, non sappiamo ancora abbastanza del virus per adottare strategie rischiose come l'immunità di gregge.