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La 22enne che ha partecipato all'attacco al Congresso, e che potrebbe aver rubato il laptop di Nancy Pelosi

Finora era quasi passata inosservata, ma la 22enne Riley June Williams è sospettata di aver rubato il computer di Nancy Pelosi—forse per rivenderlo alla Russia.
19.1.21
Riley June Williams
Grab via ITV.

Mentre manca ormai poco alla cerimonia di insediamento del presidente Joe Biden, le indagini federali sull’attacco al Congresso degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021 stanno andando avanti e scoprendo circostanze sempre più impressionanti.

Proprio in questi giorni, ad esempio, l’FBI ha aperto un’indagine nei confronti di una 22enne che ha preso parte all’assalto e che i video di quella giornata sembrano ritrarre nell’atto di coordinare la folla all’interno degli edifici istituzionali. Al momento, Riley June Williams è formalmente accusata di essere entrata illegalmente nel Congresso.

Tuttavia, ha riferito una fonte all’FBI, Williams potrebbe anche aver rubato il laptop della presidente della camera Nancy Pelosi (il cui ufficio è stato vandalizzato), forse per inoltrare le informazioni contenute a un contatto in Russia e da lì ai servizi segreti del paese.

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Il 19 gennaio, la 22enne è stata arrestata nello stato della Pennsylvania. Non si sa ancora se abbia con sé il portatile; l’FBI sostiene che la faccenda è ancora sotto indagine.

Williams si era recata a Washington col padre, ma stando alle dichiarazioni di quest’ultimo all’FBI, una volta lì i due si sarebbero separati. Dopo il 6 gennaio, Williams si sarebbe anche cancellata dai social—ed è lecito pensare che dopo la notizia dell’indagine si sia messa in fuga.

Raggiunta dalle telecamere prima dell’arresto, la madre, Wendy Williams, ha raccontato alla stampa che la figlia “si era improvvisamente interessata a Donald Trump e ai forum di estrema destra” e che voleva che l’informazione corretta sulle elezioni venisse a galla.

Secondo i procuratori, altri assalitori avevano intenzioni ancora più violente—come “sequestrare e assassinare deputati e senatori.” Tra questi c’era anche Jacob Chansley, il famigerato “sciamano di QAnon,” che ha lasciato sul banco del vicepresidente Mike Pince nell’aula del Senato un biglietto con la scritta “è solo questione di tempo, la giustizia sta arrivando.”

Complessivamente, gli arrestati sono più di un centinaio—identificati in gran parte grazie a video pubblicati (anche dagli stessi assalitori) sui social network. Tra gli indagati ci sono anche membri delle forze dell’ordine in servizio appartenenti a vari dipartimenti; secondo un agente della Capitol Police (la polizia del Campidoglio), diversi di loro avrebbero mostrato il tesserino da poliziotti chiedendo di passare.

Intanto, stanno emergendo anche complicità dall’interno del Campidoglio. In un’intervista alla CNN, il deputato democratico Steve Cohen ha riferito di aver visto la neodeputata repubblicana Laurent Boebert—seguace di QAnon nonché fanatica delle armi—intenta a “portare in giro per il Congresso” alcune persone tra il 3 e il 6 gennaio, poco prima dell’insurrezione.

Questo post è una versione ridotta dell’originale di VICE US.