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Tutti i vantaggi della legalizzazione della cannabis in Italia

In caso non fossero ancora chiari, abbiamo messo insieme una lista di quelli che sarebbero i benefici economici più immediati di una legalizzazione ora che la Fini-Giovanardi è stata ufficialmente bocciata.

di Laura Tonini
25 marzo 2014, 9:24am


Dalla manifestazione antiproibizionista di Roma, febbraio 2014. Foto di Federico Tribbioli.

Una volta, prima che il suo decreto diventasse la fantasia per carta igienica più richiesta d'Europa, ho intervistato il senatore Carlo Giovanardi e gli ho chiesto cosa sarebbe successo di così grave se in Italia fosse stata approvata la legalizzazione della cannabis. Lui mi ha sostanzialmente descritto la trama di Essi Vivono  e ha tratteggiato un sobrio scenario di intere popolazioni schiave della droga, brigantaggio, nazimaoismo e cannibalismo.

Forse per la presenza di un avvocato che demoliva ogni singola parola dell’Onorevole, forse perché ho preso anche io la licenza media, ma stranamente conservavo ancora qualche dubbio sul fatto che la legalizzazione potesse portare numerosi benefici, legati soprattutto alla tassazione e alle possibilità occupazionali. Ho cercato, allora, di mettere insieme una lista di quelli che sarebbero i vantaggi economici più immediati.

LE TASSE

Che il guadagno in termini di tassazione sarebbe gigantesco è così evidente che se n'è accorto persino Fava della Lega. I radicali italiani, che spingono proposte di legge, referendum e studi in materia da quando l'epilessia veniva curata con gli esorcismi, hanno stimato un ritorno della tassazione nel primo anno pari a otto miliardi, ma in realtà c’è anche chi ha calcolato possibilità di guadagni per l’erario italiano di 47 miliardi di euro, di cui 32 solo dall’imposta di vendita per la cannabis. La tassa imposta non sarebbe particolarmente bassa (75 percento, come per le sigarette), ma in compenso lascerebbe il prezzo al mercato stabile e di poco più elevato rispetto alla precedente illegalità e contemporaneamente farebbe alzare considerevolmente i prezzi per le droghe pesanti.

L’introito fiscale è solo una parte della potenziale utilità per la finanza pubblica: a differenza del “sommerso” di cui comunque si dà una stima nel PIL, le attività illegali ovviamente non vengono contabilizzate dallo Stato. Insomma: un intero mercato con il suo fatturato specifico, totalmente invisibile alle casse statali, verrebbe portato alla luce e registrato, determinando una crescita del PIL ufficiale e una diminuzione dei rapporti deficit/PIL e debito/PIL.


LE POSSIBILITÀ OCCUPAZIONALI

Fino ai primi del Novecento l’Italia è stata fra i primi produttori mondiali di canapa. Il motivo del prosciugamento del mercato è stato puramente legislativo. Una legalizzazione permetterebbe di nuovo la coltivazione della canapa a fini remunerativi, coinvolgendo molti coltivatori diretti in difficoltà nella nascita di nuove possibilità di mercato. Ci sono già dei centri di produzione e coltivazione in Italia, che operano in deroga alla normativa vigente. In Lombardia l’Istituto di Biologia e Biotecnologia del CNR ha approntato dei campi sperimentali. Lì hanno creato un nuovo materiale già brevettato per l’Italia, pannelli con effetto isolante sia termico che acustico. Le possibilità d’interazione con l’industria tessile e alimentare sono moltissime. A Rovigo un piccolo centro specializzato ha ricevuto richieste di varietà di cannabis selezionate qui da Colorado e Uruguay.
 

TAGLI ALLE SPESE DELLA GIUSTIZIA

Inoltre ci sarebbero i risparmi derivanti dai tagli alle spese dell'attività persecutoria verso comportamenti criminosi legati a spaccio e consumo di cannabis. Parliamo di spese annuali così ingenti da portare un risparmio di circa un miliardo l'anno per lo Stato, in caso di estinzione. Chiaramente il colpo inferto al narcotraffico internazionale in termini di mancati guadagni sarebbe di quelli parecchio grassi. Questo  potenziale risparmio, sommato agli altri proventi fiscali, fa sì che il mantenimento del regime proibizionista costi allo Stato italiano circa sei miliardi di euro l’anno.



LE CARCERI

Ovviamente lo stesso discorso vale per le spese di mantenimento del sistema carcerario e le spese assistenziali. Già la dichiarazione d’incostituzionalità del decreto Fini Giovanardi influirà sensibilmente sul problema del sovrappopolamento.  È importante ricordare che almeno il 60 percento dei processi penali che si celebrano in Italia riguardano reati connessi agli stupefacenti.

Spesso però non è l'aspetto economico a interessare chi è contro la legalizzazione; in genere l'argomentazione principale riguarda gli aspetti etici e sanitari che una scelta del genere comporterebbe, che è un po' come cercare di far sentire in colpa qualcuno con un'email passivo aggressiva invece che bestemmiargli in faccia con ardore. Del rest, quando penso ai sostenitori di una qualsiasi forma di proibizionismo mi chiedo sempre come sia possibile continuare ad appoggiare un ragionamento dopo averlo visto crollare ripetutamente nella storia dell'umanità.

Dopo più di vent’anni di legalizzazione in Olanda è possibile fare un bilancio serio sotto il profilo sanitario dell’andamento nel consumo di droghe, anche in relazione a quelle pesanti. I consumi di eroina sono dati in diminuzione (soprattutto fra i giovani sotto i 21 anni) e ovviamente a questo corrisponde una riduzione drastica delle fatalità derivanti da overdose o da AIDS, il cui tasso è dato in netto calo rispetto alle medie europee.

Tuttavia non è necessario sostenere che il consumo a lungo termine di cannabis sia assolutamente esente da controindicazioni, per essere sostenitori della legalizzazione. Tutti sanno che la prolungata esposizione a un programma Mediaset potrebbe contribuire al manifestarsi della gotta, ma nessuno ha mai chiesto di dichiarare fuori legge e bruciare tutte le effigi recanti il volto di Barbara D’Urso.

D’altronde pare che nei suoi ultimi mesi di vita anche il governo Monti avesse considerato l’ipotesi della legalizzazione della cannabis, e ho come il sospetto che non fosse per una collettiva passione per le space cake.

Non mi importa molto di stabilire se un mio comportamento assolutamente non lesivo del prossimo e che coinvolge esclusivamente me stessa sia moralmente apprezzabile o meno e dubito che dovrebbe importare a uno Stato laico. L’idea pidocchiosa di ficcare a forza un giudizio dentro una norma è esattamente la base da cui nascono le leggi alienate dalla realtà, conservatrici e inique come la Fini Giovanardi.

Una cosa che importa, invece, è l’investimento di ingenti risorse pubbliche per il mantenimento di un regime penale anacronistico mentre si costringe la nazione ad applaudire un’elemosina di 80 euro in busta paga.

Poi vorranno anche essere ringraziati. 


Segui Laura su Twitter: @lautonini

Nel frattempo:

La Fini-Giovanardi è carta straccia

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