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Dublino dedicherà una targa a Violet Gibson, la donna che nel 1926 sparò a Mussolini

La proposta viene dal consigliere Mannix Flynn, che intende riabilitare la sua figura e celebrare "l'antifascismo" della connazionale.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
22.2.21
violet gibson
Benito Mussolini con un visto cerotto sul naso dopo l'attentato di Violet Gibson, a destra. Foto di Mussolini via Wikimedia Commons/Pubblico dominio; di Violet Gibson, via Wikimedia Commons/Pubblico dominio.

Il consiglio comunale di Dublino ha approvato una mozione, presentata dal consigliere indipendente Mannix Flynn, con cui si impegna a dedicare una targa commemorativa a Violet Gibson—la donna irlandese che il 7 aprile del 1926 cercò di uccidere Benito Mussolini.

Si trattava di uno dei diversi attentati tentati contro il Duce tra il 1925 e il 1932, nonché quello che arrivò più vicino al compimento.

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Di origini aristocratiche, Gibson era arrivata in Italia dopo una vita piuttosto irrequieta e turbolenta—segnata da conversioni religiose e anche da un ricovero con una diagnosi di “mania omicida,” dopo aver cercato di accoltellare la sua cameriera a Londra. Nel 1925 cercò anche di suicidarsi nel convento di Roma in cui abitava.

L’anno dopo maturò la convinzione di dover uccidere ("per il volere di Dio") Benito Mussolini, che all’epoca stava consolidando il regime fascista dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti e l’approvazione delle cosiddette “leggi fascistissime.”

Quel giorno di aprile la cinquantenne Gibson si avvicinò a Mussolini fuori dal Campidoglio a Roma, dove aveva appena inaugurato un congresso di chirurgia, e aprì il fuoco. Il dittatore venne però raggiunto solo di striscio sul naso, riuscendo miracolosamente a salvarsi.

La donna venne quasi linciata dalla folla, e la polizia riuscì ad allontanarla a fatica. Sin da subito le autorità fasciste parlarono del gesto di una squilibrata “istigata” da provocatori, e la deportarono verso il Regno Unito—anche per evitare di dover celebrare il processo in Italia.

Gibson venne internata nel manicomio di St. Andrew’s a Northampton, dove rimase fino alla morte nel 1956.

Per decenni, la sua storia è stata quasi sconosciuta sia in Irlanda che in Italia. È tornata alla luce solo in tempi recenti: prima con il libro del 2010 La donna che sparò a Mussolini della storica Frances Stonor Saunders, in uscita proprio in questi giorni in Italia; e poi con un documentario radiofonico trasmesso nel 2014 sull’emittente irlandese RTÉ.

Come riporta la stessa RTÉ, è possibile che le condizioni mentali della donna siano state esagerate di proposito, e che Gibson abbia a lungo seguito i movimenti di Mussolini e sia stata aiutata nell’organizzare l’attentato.

Flynn ha dichiarato alla BBC di voler rendere omaggio all’impegno politico della donna, definita una “antifascista convinta,” e di rimetterla nel posto “che le spetta nella storia delle donne irlandesi e di questa nazione.”

Per il consigliere, inoltre, “se lo stesso gesto fosse stato compiuto da un uomo, probabilmente sarebbe stato celebrato con una statua. Ma siccome era una donna, è stata invece dichiarata pazza e sbattuta in un manicomio.”

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