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Ho tentato di capire qual è il cibo adatto per la musica

Può uno spazzolino al caviale essere un degno compendio di un'esperienza musicale? Scopriamolo insieme.
3.12.13

Non è che cibo e musica siano proprio un'accoppiata vincente. Se riflettete sull’accompagnamento perfetto per la maggior parte degli album, probabilmente dovreste mangiare un sufflè mentre ascoltate di Nothing Was The Same o trangugiare un hamburger con l’ultimo album di Example.

Questo è il motivo per cui, quando ho scoperto che per lo Ja Ja Ja Festival le band avrebbero collaborato con Nordic Sound Bite per fornire un’esperienza gastronomica del proprio sound, ero entusiasta che qualcuno finalmente avesse trovato il tassello mancante. Lo Ja Ja Ja, l’evento nordico elettronico dell’anno, tenuto al Lexington, ha scovato alcune delle migliori band scandinave, tra cui gli Shine 2009 e i Rangleklods, ed ora le ha portate da Islanda, Svezia, Danimarca ecc., per insegnare al mondo pop britannico una cosa o due su ritornelli accattivanti e testi melodrammatici. In qualche modo l’idea del cibo aveva senso, in quanto gran parte della musica nordica è costruita sulla base di cose che all’inizio non dovrebbero funzionare (avete presente le keytar?). Deciso a vedere se cibo e musica fossero davvero la combinazione perfetta e rendendomi conto che avevo mangiato solo crocchette di pollo e toast negli ultimi quattro giorni, sono andato al Roundhouse per il festival.

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La prima esperienza gastronomica che mi si è presentata è stato il drink “Wildflower”, accompagnato da Sing Fang, la cui musica potrebbe fare da colonna sonora per la pubblicità di un’auto di lusso. Il drink aveva un gusto piuttosto innocuo, tipo di brandy con una punta di caramelle frizzanti; ho scovato la nota nordica quando ho visto lo stelo di un fiore galleggiare nel drink. Questo mi ha ricordato più qualcosa che troverei sull’asfalto del parcheggio di un pub, piuttosto che in un cocktail sofisticato. Quando ho chiesto a Sin Fang la sua opinione sul drink mi ha descritto l’amaro della barbabietola che si contrappone alle caramelle frizzanti come “il miglior modo per ascoltare” la sua musica.

Volevo scoprire qualcosa di più del tipo la cui unica missione era farmi bere cocktail a base di barbabietole e fiori, per cui ho messo alle strette Nikolaj Danielsen, esponente della Nordic Sound Bite, la compagnia che stava dietro all’idea. Secondo lui, si inizia con “l’ascoltare venti secondi della musica di ogni gruppo e pensare a qualcosa di adatto nel laboratorio”, e le sue convinzioni scientifiche sono fondate su una tradizione millenaria, infatti secondo lui il legame tra musica e cibo “risale addirittura ai cavernicoli”. Forse non ho capito molto di quello che stava dicendo, ma ammiro chiunque voglia gareggiare con le ambizioni da scienziato pazzo di Heston Blumenthal.

Dopo una notte che definirei "di appostamenti", ho trascorso la mattinata seguente a fare ricerche sulla nuova ondata di musica scandinava che stava travolgendo il Paese, anche se solo per il weekend. I gruppi che avrebbero suonato al festival andavano dagli LCMDF, il duo pop femminile che poco ironicamente ha fatto una canzone sui viaggi massacranti, fino ai Mew, che hanno forse fatto da colonna sonora alla nascita di milioni di balene. Tutto ciò che è inglobato nella musica nordica ha sicuramente un futuro variegato e brillante.

Con la giornata seguente sono approdato a Sakaris, il cui album I Have Beautiful Eyes suona certamente meglio del titolo che lo precede. Il suo “boccone sonoro” era dato da una folla di persone che regalavano palloncini cosparsi da puntini di meringhe rosa. Ciò mi sembrava vagamente normale per cui non mi sono fatto troppi problemi ad avvicinarmi. Le mie speranze sono state però infrante quando ho addentato il gigantesco grumo di sale incorporato nelle stesse meringhe. Quando avevo ormai staccato il mio ottavo puntino di meringa, iniziavo ad abituarmi all’idea di musica e cibo dal gusto improbabile,stavo persino meditando di iniziare una dieta più salutare… Ma, no, chi prendo in giro, il mio amore per il microonde è troppo grande.

Tant'è che non è passato molto tempo prima di fare i conti con il boccone musicale successivo; quest’ultimo non era esattamente commestibile, in quanto constava di tre bombolette spray da provare in ordine casuale durante lo show dei NO NO NO. Pensando che non ci fossero in serbo altre sorprese, le ho prontamente spruzzate tutte e tre contemporaneamente, il suono mi ha richiamato la musica dei NO NO NO, un embolo frastornante di fischi pop zuccherosi e pugnalate synth suonato come se avessero sentito la loro prima cassettina dei New Order. Ho poi scoperto che i gusti includevano l’aceto, il sidro di mele, il succo di barbabietola e vari altri sapori molesti per le papille gustative.

L’ultimo cibo-sound è stato anche il più elusivo. Mi ci sono imbattuto per caso in un angolo della Roundhouse solo durante il set di Kid Astray. Presentato tramite innocenti spazzolini da denti con dei puntini neri che assomigliavano a uno strano tipo di anti-dentifricio, non avevo altra opzione che provarli. Solo dopo averli spalmati sulla mia delicata dentatura ho letto la descrizione “sfere punteggiate di alghe, skye e caviale”. Il gusto era una via di mezzo tra il paté al succo di cestino e un frullato lasciato sul radiatore. Il miscuglio di synth folk della band è stato tristemente messo da parte per trovare un posto in cui liberarmi del gusto di caviale.

Ma la vera domanda è: questi bocconi sonori hanno effettivamente potenziato la musica? La mia ponderata conclusione…sì più o meno, il cibo strano può completare la musica strana molto bene, devono solo tenersi alla larga dal caviale.